Schiavonia, paziente scatena il caos al pronto soccorso: prova a colpire un infermiere col lavandino

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Paura al pronto soccorso di Schiavonia, dove un 52enne ha devastato un bagno, provando anche a colpire gli infermieri con il lavandino. L’uomo è stato isolato e poi bloccato dalle forze dell’ordine. Nelle stesse ore altri episodi di violenza si sono verificati in ospedali di Mestre, Brindisi e Castelnovo Monti.

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È stato un pomeriggio di paura quello di domenica 6 settembre al pronto soccorso degli Ospedali Riuniti Padova Sud di Schiavonia, nel territorio di Monselice. Per circa due ore un paziente ha tenuto sotto scacco il reparto, danneggiando pesantemente un'ala dell'area rossa e devastando completamente un bagno. Medici, infermieri e operatori sanitari si sono trovati a fronteggiare una situazione di estrema pericolosità, mentre l'assistenza agli altri pazienti veniva temporaneamente riorganizzata in un'altra ala dell'ospedale.

L'uomo, un 52enne di Montagnana, era arrivato al pronto soccorso con il 118. Fin dalle prime fasi dell'assistenza si era mostrato scarsamente collaborativo e contrario agli accertamenti. Intorno alle 17.30, però, la situazione è ulteriormente degenerata: in evidente stato di alterazione psicofisica, ha iniziato a inveire contro il personale e a lanciare oggetti, tra cui anche una barella.

Il paziente si è poi diretto verso un bagno dell'area rossa, dove ha danneggiato il lavabo e gli altri elementi presenti nel locale, arrivando anche a utilizzare un lavabo come oggetto da scagliare contro gli operatori intervenuti per fermarlo. A quel punto è stata decisiva la reazione di un'infermiera in turno, riuscita a chiudere la porta e a bloccarla con una barella, isolando l'uomo e impedendogli di tornare nel reparto.

Le forze dell'ordine, già allertate, sono arrivate sul posto e hanno riportato la situazione sotto controllo. Il paziente è stato quindi preso in carico e assistito nello stesso pronto soccorso. Nel frattempo, l'area danneggiata è stata isolata, il turno infermieristico rinforzato e l'attività trasferita temporaneamente in un'altra ala. Nessuno è rimasto ferito.

"È stato un episodio molto critico", ha raccontato Roberta Volpin, direttrice della Uoc Pronto soccorso degli Ospedali Riuniti Padova Sud. "La violenza dell'aggressione e la forza dell'uomo hanno creato una situazione di estrema pericolosità, causando ingenti danni al pronto soccorso. Determinante, in quei momenti, è stata anche la prontezza di un'infermiera in turno che è riuscita a chiudere la porta del bagno e a bloccarla con una barella, isolando l'aggressore. Una reazione pronta e decisiva".

Sono stati circa dieci gli operatori impegnati nell'emergenza. "Medici, infermieri, operatori socio sanitari e personale della vigilanza hanno reagito con grande prontezza, riuscendo a contenere la situazione ed evitando conseguenze ancora più gravi", ha aggiunto Volpin. Pesante la conta dei danni: un'ala dell'area rossa è stata seriamente danneggiata e il bagno completamente devastato. Sono quindi scattate le operazioni di messa in sicurezza, pulizia e disinfezione. Soltanto intorno alle 22 il pronto soccorso è tornato pienamente operativo.

Gli altri casi analoghi negli ospedali: dall'aggressione all'anestesista a quella di Brindisi

L'episodio di Schiavonia si inserisce in una sequenza di aggressioni avvenute nelle ultime ore in diverse strutture sanitarie italiane. Nella notte tra sabato 5 e domenica 6 settembre, all'Ospedale dell'Angelo di Mestre, una donna è stata arrestata dopo aver devastato alcune aree della struttura e aggredito un anestesista della Rianimazione.

La donna era la figlia di una paziente ricoverata in Rianimazione e la violenza sarebbe esplosa poco dopo la mezzanotte, quando le è stata comunicata la morte della madre. Dopo aver iniziato a urlare, si è accanita contro gli arredi della sala d'attesa riservata ai familiari, provocando diversi danni. Il personale sanitario e le guardie giurate hanno cercato di contenerla, isolandola all'interno del locale per evitare ulteriori rischi. Per precauzione, sono stati fatti allontanare anche i degenti che si trovavano nel vicino pronto soccorso.

La situazione, però, è continuata a degenerare. La donna è riuscita a raggiungere la Rianimazione, dove avrebbe minacciato e colpito un anestesista. L'intervento delle forze dell'ordine ha permesso di bloccarla e arrestarla.

Un'altra aggressione si è verificata a Brindisi, dove un infermiere del Centro ustioni dell'ospedale Antonio Perrino sarebbe stato aggredito da un paziente arrivato dal pronto soccorso per un'ustione al braccio, provocata da un incidente domestico. Secondo le prime ricostruzioni, l'uomo avrebbe prima aggredito verbalmente l'operatore, poi lo avrebbe minacciato di morte e schiaffeggiato. Sul posto è intervenuta la polizia.

L'Ordine delle professioni infermieristiche di Brindisi ha denunciato che si tratta della quarta aggressione in pochi giorni, dopo gli episodi avvenuti nei reparti di Psichiatria, Ortopedia e Pneumologia. "Una sequenza ravvicinata – si legge in una nota dell'Opi – che impone di affrontare il tema della sicurezza negli ospedali come una vera emergenza organizzativa".

E ancora, a Castelnovo Monti, sull'Appennino Reggiano, un uomo ubriaco che pretendeva un ricovero non necessario ha aggredito un medico e un infermiere del pronto soccorso dell'ospedale Sant'Anna. Il paziente si era presentato al triage nella tarda serata di sabato 5 settembre chiedendo di essere trattenuto. Non sussistendo i presupposti, gli era stata prospettata la possibilità di svolgere un colloquio specialistico con uno psichiatra all'ospedale di Reggio Emilia, con l'attivazione del relativo trasporto.

Mentre il medico di turno era al telefono per concordare il trasferimento, l'uomo si è avvicinato all'improvviso e lo ha colpito con un pugno al volto. Un infermiere è intervenuto per difenderlo, ma a sua volta è stato aggredito. I carabinieri, arrivati dopo l'allarme al 112, hanno trovato l'uomo disteso sul pavimento, in stato di alterazione. Le due vittime sono state medicate con una prognosi di 5 e 7 giorni. L'aggressore è stato denunciato a piede libero con l'accusa di lesioni commesse ai danni di personale sanitario.

Gli episodi hanno riportato in primo piano il problema della sicurezza negli ospedali veneti. Il presidente della Regione, Alberto Stefani, è intervenuto parlando di aggressioni ai sanitari che stanno assumendo "dimensioni preoccupanti".

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