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19 Settembre 2022
16:41

Scambiate in culla da neonate scoprono errore dopo 23 anni su Facebook: risarcimento da mezzo milione

Furono scambiate in culla in ospedale subito dopo la nascita per un errore: ora la Regione Puglia dovrà risarcire una delle due vittime per mezzo milione di euro.
A cura di Gabriella Mazzeo
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La Regione Puglia pagherà un milione di euro a una 33enne di Canosa e alla sua famiglia. Per 23 anni la donna non ha potuto avere rapporti con i genitori biologici a causa di uno scambio avvenuto nella culla dell'ospedale. La sentenza del Tribunale di Trani arriva dieci anni dopo la scoperta.

La storia risale al giugno del 1989: due bimbe di Canosa, Antonella e Lorena, sono state scambiate in culla per errore e affidate a due madri che non erano quelle naturali. La mamma biologica di Antonella dovrà essere risarcita per 215 mila euro, così come suo marito.

Altri 81mila andranno al fratello naturale perché "impossibilitato ad avere un rapporto con la sorella". Ad Antonella, invece, andrà mezzo milione di euro come risarcimento per la vita mancata.

La vittima, infatti, ha vissuto un'infanzia estremamente difficile: la madre "adottiva" l'ha abbandonata da piccola, mentre il padre l'ha maltrattata al punto da farla finire in orfanotrofio. La piccola è stata poi affidata a un'altra famiglia che l'ha cresciuta fino alla maggiore età.

Neppure la vita di Lorena è stata facile: la donna ha raccontato di aver avuto per anni un rapporto difficile con i genitori non biologici. L'errore medico è stato scoperto per caso nel 2012 grazie ad alcune foto su Facebook.

Dopo aver notato una serie di strane somiglianze fisiche, le giovani hanno deciso di sottoporsi al test del Dna, appurando così lo scambio avvenuto in culla.

Anni dopo la rivelazione, Antonella ha chiesto due risarcimenti milionari: uno alla Regione e l'altro alle Asl Bari e Bat, che però non sono state ritenute legittimate a risarcire eventuali danni.

L'unica responsabile, alla fine, sarebbe la Regione Puglia, perché ad essa faceva capo l'ospedale di Canosa dove è avvenuto lo scambio.

Secondo quanto accertato, a nessuna delle due bambine fu applicato il braccialetto identificativo al momento dell'ingresso al nido, subito dopo la nascita. In questo modo, le mamme non ebbero modo di accorgersi dell'errore.

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