In Sardegna, la seconda ondata autunnale di contagi sta mettendo in crisi tutto il Sistema sanitario regionale. Ieri il record di casi, dopo il boom di contagi registrato il 18 ottobre (+230): sono infatti stati registrati 243 nuovi positivi, portando così a 6.886 il totale dei casi accertati nell'Isola. Aumentano anche i tamponi, 238.628 in totale, con un incremento di 3.378 test, il più alto registrato in Sardegna nelle ventiquattro ore. Ma negli ospedali ci si affanna per allestire nuovi posti letto, e per accogliere il sempre più alto numero di pazienti: le ambulanze attendono ore fuori dai nosocomi in coda che i pazienti sospetti covid vengano visitati. «In media l'attesa è di dieci, dodici ore» spiega uno tra i tanti soccorritori in attesa.

Sono 264 i pazienti attualmente ricoverati in ospedale, mentre sono invece 36 quelli in terapia intensiva. «Qua negli ospedali stiamo lavorando tutti come dannati» proseguono i soccorritori, «il problema è che anche la Regione Sardegna dovrebbe rimboccarsi le maniche e lavorare, non hanno avuto quell'elasticità mentale in grado di prevenire un minimo una seconda ondata che sapevamo tutti sarebbe arrivata; adesso noi ne paghiamo le conseguenze, ci sono gli anditi pieni, sono stati allestiti i corridoi e in tutto ciò non dobbiamo dimenticare il fatto che non solo il personale sanitario è allo stremo, ma anche i pazienti che aspettano, che stanno male, stanno soffrendo questa situazione». Le voci fuori dal Santissima Trinità, ospedale covid di Cagliari, chiedono l'anonimato («non possiamo esporci più di tanto»), ma parlano di una situazione estenuante: «avevo il turno fino a mezzanotte, ho comunque lavorato sino alle quattro del mattino ma sono un essere umano, non sono un supereroe; non possiamo andare avanti così, che qualcuno faccia qualcosa!». La Regione ha disposto l'attivazione di altri 116 posti letto – si prevede – al Mater Olbia e al Policlinico Sassarese (centri privati): mancano però soluzioni a breve termine, la carovana di ambulanze cresce e con loro anche il malcontento del personale sanitario.