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Omicidio Saman Abbas

Saman Abbas, cos’è successo nella prima giornata del processo: “Versione del fratello non credibile”

Inizia il processo per l’omicidio di Saman Abbas: presenti per la prima udienza in aula i cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, oltre allo zio Danish Hasnain, ritenuto l’esecutore materiale del delitto. Si spera di processare il padre in Pakistan in videoconferenza.
A cura di Beppe Facchini
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A Reggio Emilia il processo per l'omicidio di Saman Abbas
A Reggio Emilia il processo per l'omicidio di Saman Abbas
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È iniziato oggi ed è stato poi rinviato al prossimo 17 febbraio il processo per la morte di Saman Abbas, la 18enne pakistana uccisa a Novellara nel 2021, dopo essersi opposta a un matrimonio combinato.

Presenti in aula tre dei cinque imputati, e cioè i cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, oltre allo zio Danish Hasnain, ritenuto l'esecutore materiale del delitto. Ad accusarlo è anche il fratellino della ragazza, ma per il difensore dell'uomo, Liborio Cataliotti, quanto raccontato agli inquirenti dal giovane non è credibile.

“Lo dimostrano le registrazioni delle telecamere di sicurezza -spiega il legale-. Danish non è entrato nell'abitazione di Abbas Shabbar quella notte. La sua versione accusatoria, con tutto il rispetto che si può avere, nasce zoppa su quello che è un punto focale della stessa”.

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L'avvocato lo ha ribadito in un'aula stracolma di telecamere e giornalisti, che hanno potuto riprendere e fotografare solo due dei tre imputati presenti: Ikram Ijaz non ha infatti dato il suo consenso.

Assenti, chiaramente, la madre della giovane, ancora latitante in Pakistan, e il padre, Shabbar, in carcere nella capitale del proprio Paese d'origine ma ancora in attesa di estradizione.

Il presidente della Corte di Assise reggiana, Cristina Beretti, ha quindi chiesto che l'uomo possa assistere al processo almeno in videochiamata, stralciando quindi la sua posizione e fissando un'udienza con lui fra una settimana, il prossimo 17 febbraio.

Lo zio di Saman, imputato al processo
Lo zio di Saman, imputato al processo

Al termine della prima giornata di processo, la stessa data è stata scelta anche per il rinvio a una nuova udienza. “Io non credo che vedremo mai Shabbar in Italia né tantomeno la mamma -commenta Barbara Iannuccelli, legale dell'associazione Penelope-. È una convinzione che ho fin dall'inizio, ma spero vivamente di essere smentita”.

Proprio l'associazione che rappresenta, da anni in campo per le persone scomparse e i loro familiari, è una delle diverse organizzazioni che hanno chiesto di costituirsi parte civile al processo e sul quale si attende l'esito della corte fra sette giorni.

Altre 17, fra no profit, enti locali, associazioni che rappresentano le comunità musulmane e in difesa delle donne, hanno avanzato la stessa richiesta di ammissione a parte civile: proprio per dare alle difese degli imputati modo di conoscerne meglio finalità e obiettivi sociali, l'udienza è stata inizialmente sospesa, per poi riprendere alle 15, con due ore di interventi fra avvocati dei familiari della giovane uccisa e quelli delle parti coinvolte che hanno spiegato le proprie ragioni.

Per quasi tutte le difese hanno avuto da ridire sulla liceità della richiesta di ammissione come parte civile, appunto.

A chiedere di costituirsi è stato anche il fidanzato di Saman, Sabiq Ayub, assente in aula, ma rappresentato dal legale Claudio Falleti. “A lui non interessa l'aspetto patrimoniale -spiega l'avvocato-. A me ha sempre detto che del risarcimento non gliene frega niente. Ma se dovesse arrivare, sarà trasformato in una fantastica iniziativa come la nascita di una fondazione col nome di Saman, per aiutare altre ragazze vittime di questi atroci delitti”.

Cartelli e manifesti per Saman Abbas fuori dal tribunale
Cartelli e manifesti per Saman Abbas fuori dal tribunale

A chiedere giustizia per la 18enne, fuori dal tribunale reggiano, anche diverse consigliere locali e rappresentanti di associazioni in difesa delle donne. Fra una settimana saranno di nuovo nello stesso posto.

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