Sallusti andrà in carcere: slitta la seduta per la riforma del reato di diffamazione

In molti avevano parlato di legge ad personam per sottrarlo ai 14 mesi di reclusione inflittigli per aver diffamato un magistrato torinese. Ma Alessandro Sallusti non ha il peso di altri personaggi che negli anni passati, a modo loro, hanno caratterizzato la politica italiana. Sembra infatti essere tramontata definitivamente l'ipotesi di un suo salvataggio in extremis. La commissione Giustizia del Senato non si esprimerà più in sede deliberante sul ddl contro il reato di diffamazione, che dovrà passare per forza di cose all'esame dell'aula di Palazzo Madama. E' probabile che la legge sia approvata il 29 ottobre con l'inizio della discussione del testo, troppo tardi per l'ex direttore del Giornale, la cui sospensione della pena termina il 26 ottobre. La richiesta di rinvio è arrivato da 6 senatori che rappresentano quasi tutti i colori politici: Franco Bruno (Api); Vincenzo Vita, Luigi Vimercati, Marco Perduca e Gerardo D’Ambrosio (Pd); Luigi Li Gotti (Idv).  «Si tratta di una materia troppo complessa ed è bene che il testo venga esaminato anche dall’aula», hanno comunicato oggi.

«È successo quello che immaginavo. Questi politici cialtroni sono ipocriti e codardi. Ora la Procura renda esecutiva la pena e mi venga a prendere» non ci gira troppo intorno Alessandro Sallusti, nel commentare quell'amarissimo lancio Ansa che, di fatto, per lui vuol dire carcere (domiciliare). C'è da dire che per il fedelissimo del Cav si era attivato anche il Guardasigilli Severino, ammettendo «la necessità di intervenire al più presto sulla disciplina della responsabilità per diffamazione del direttore responsabile».
Il giornalista, peraltro, paga colpe che non sono neanche propriamente sue: il commento pubblicato su Libero, che gli è costato la galera, portava la firma di Dreyfus, cioè lo scaltro Renato Farina, ma Sallusti è stato condannato per omesso controllo. «Io chiedo a questo punto – continua Sallusti- alla Procura di trasmettermi l’ordine di carcerazione che non ho ancora ricevuto vorrei capire chi si prende la responsabilità di tenere questo ordine nel cassetto. Voglio che cessi questo trattamento anormale evidentemente non mi hanno mandato l’ordine perché non hanno il coraggio di renderlo esecutivo essendosi resi conto dell’errore che hanno fatto. Si vergognano».  Il giornalista conferma , inoltre, che non chiederà l’affidamento ai servizi sociali «io non chiederò nulla – aggiunge – non ho nessuna intenzione di restare appeso a questi politici ipocriti e codardi che non sono in grado di decidere nulla».