Rivolta dei detenuti a Enna, Antigone Sicilia: “Situazione esplosiva in tutte le carceri della regione”

"C'è una situazione esplosiva in tutte le carceri siciliane in questo momento. E gli inneschi sono molti: l'assenza di attività nei mesi estivi, il caldo nelle celle sovraffollate, la mancanza di servizi minimi. Quello che è successo a Enna è destinato a ripetersi a breve". A parlare a Fanpage.it è Giorgio Bisagna, avvocato e presidente di Antigone in Sicilia, l'associazione che si occupa dei diritti delle persone detenute.
A causa di un problema alla centralina elettrica della casa circondariale Luigi Bodenza di Enna, nella giornata di ieri un centinaio di detenuti del vecchio padiglione si è impossessato di alcune sezioni dell’istituto, mettendole a soqquadro e danneggiando le telecamere di sorveglianza. Una rivolta che per Bisagna rischia di essere solo l'anticipazione di un'estate mai così calda per i quasi 64mila detenuti italiani.
A Enna si è consumata una vera e propria rivolta carceraria a causa del malfunzionamento di una centralina. Perché?
I detenuti hanno un monte ore mensile di chiamate e videochiamate. Queste possono essere sostitutive dei colloqui in presenza e in questi casi sono utilizzate soprattutto da chi ha i familiari lontano dal carcere. Sono quindi uno strumento importantissimo per limitare l'isolamento del carcere. In un contesto di abbandono di cui il detenuto è consapevole, e con le temperature in aumento, la situazione è esplosa quando si sono resi conto che non potevano chiamare a causa del guasto elettrico. Ma di situazioni analoghe ce ne sono molte.
Voi come Antigone visitate regolarmente gli istituti carcerari. Cosa ha visto nelle sue ultime visite?
Ho assistito a un vero e proprio sfogo collettivo sia dei detenuti che del personale. Ci hanno elencato tutte le cose che non andavano bene, quasi all'unisono. Il personale direttivo o di Polizia Penitenziaria non è dissonante rispetto alle criticità che denunciamo. Infatti sappiamo già quale sarà la prossima criticità che ci troveremo ad affrontare.
Il caldo?
Sì, a seguito delle nuove disposizioni – sempre più restrittive del Dipartimento degli affari penitenziali – è vietato in tutte le carceri l'utilizzo di ventilatori o di frigoriferi. Si possono usare soltanto i ghiaccini nelle zone comuni, per motivi di sicurezza. Se a questo sommiamo il sovraffollamento e le condizioni generali sempre peggiori non stupisce che ovunque andiamo registriamo una tensione generale. C'è anche la percezione da parte dei detenuti del totale disinteresse rispetto al mondo delle carceri, quindi la miccia può essere qualunque cosa in questo momento.
Quindi vi aspettate che una rivolta come quella avvenuta a Enna possa scoppiare ancora?
Sì, di motivi ce ne sono tanti. Consideriamo che ora ci avviciniamo al periodo di agosto. A luglio già cominciano a interrompersi le scuole, quindi tutta la popolazione carceraria che ci andava è costretto a smettere. Si iniziano a diradare le attività sociali del terzo settore, come il volontariato, fino ad avere un blocco quasi totale ad agosto. Non perché i progetti non vanno avanti, ma perché c'è il piano ferie del personale del carcere che rende difficile l'accompagnamento dei detenuti in queste attività.
Quindi ad agosto i detenuti sono totalmente abbandonati.
Sì, perché diminuiscono tutte le attività rieducative e risocializzanti. Aggiungiamoci anche che ogni anno registriamo carenza di acqua negli istituti. Questi fattori, uniti alle condizioni climatiche, fanno montare gradualmente un sentimento di crescente abbandono sociale di questa realtà. Si parla tanto del mondo delle carceri ma nei fatti non si fa niente. Questa è la verità, non c'è più nessuno.
Il 4 luglio, il giorno della rivolta di Enna, i Magistrati di Sorveglianza hanno scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Anche loro hanno denunciato il problema dell'abbandono. Certo, gli organi di sorveglianza dovrebbero essere più solleciti, però anche lì esiste un problema di numeri che crea questo collo di bottiglia a cui nessuno provvede.
Qual è il vostro messaggio come Antigone Sicilia a chi si occupa dell'amministrazione carceraria?
Meno convegni e più provvedimenti concreti. Troppo spesso il carcere è una vetrina, ma poi nel concreto si fa poco. La priorità è rendere trasparenti le carceri, e poi lavorare per dare un minimo di dignità alle persone in carcere. Il carcere è privazione della libertà, non della dignità. Oggi invece il carcere è privazione dei diritti minimi e della dignità, ed è una situazione che prosegue da troppi anni. Scontare la pena non vuol dire perdere la dignità di essere umano, sono cose diverse.