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24 Novembre 2022
17:59

Rigopiano, chieste condanne per 150 anni. Pm: “Tragedia causata da gravi omissioni e clientelismo”

Condanne per 150 anni per i 30 imputati a processo per la tragedia dell’hotel Rigopiano in cui persero la vita 29 persone: “Fu causata da gravi omissioni e clientelismo”, le parole del pm in aula.
A cura di Chiara Ammendola
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I resti dell’albergo travolto dalla valanga
I resti dell’albergo travolto dalla valanga

“Il caso Rigopiano è stato caratterizzato da gravi responsabilità ed omissioni da parte di una classe dirigente impegnata a soddisfare appetiti imprenditoriali e attività clientelari, e protagonista di un malgoverno che ha posposto la sicurezza dei cittadini agli interessi economici”, così Anna Benigni, pm a carico dell'indagine sulla tragedia di Rigopiano, insieme al sostituto Andrea Papalia, e al procuratore capo Giuseppe Bellelli, ha iniziato la lunga requisitoria nell'aula di tribunale a Pescara dove si sta tenendo il processo con rito abbreviato.

In totale sono stati 150 gli anni chiesti dall'accusa per gli imputati a processo per quanto accaduto il 18 gennaio 2017 quando una valanga travolse l'Hotel Rigopiano uccidendo 29 persone. Nello specifico la Procura ha chiesto dodici anni per l'ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, e 11 anni e 4 mesi per il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta. L'accusa ha poi proposto per Bruno Di Tommaso, gestore dell'albergo e amministratore e legale responsabile della società "Gran Sasso Resort & SPA", la pena di 7 anni e 8 mesi, e la prescrizione per il capo 10.

Seguono, per l'ex presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco a 6 anni. Condanne a 11 anni e 4 mesi anche per il tecnico comunale Enrico Colangeli, 10 anni per i dirigenti della Provincia Paolo D'Incecco, e Mauro Di Blasio, 9 anni per i dirigenti della Prefettura Ida De Cesaris e 8 anni per Leonardo Bianco. Infine 9 anni Ida De Cesaris, 8 anni Leonardo Bianco e 6 anni all'ex sindaco Giancaterino, oltre ad altre richieste minori per un totale di 30 imputati.

Dinanzi ai tanti parenti delle vittime presenti in aula Benigni ha continuato la propria requisitoria durata quasi cinque ore: “Sono emerse responsabilità molteplici, principalmente addebitabili a quegli enti deputati a perseguire l'interesse collettivo – ha sottolineato il pm – Comune, Provincia, Regione e Prefettura hanno dato vita a una lunga concatenazione di omissioni e se anche soltanto uno di questi enti si fosse attivato, adempiendo ai propri doveri, si sarebbe evitato il disastro”.

"Parliamo di depistaggio – ha aggiunto il procuratore capo Bellelli – ma non ci sono grandi misteri da svelare. C'era l'inefficienza grave della Prefettura, non ci sono grandi depistaggi italiani: non c'è un anarchico che cade dal balcone della Questura, non ci sono tracce scomparse dal cielo di Ustica, non c'è una agenda rossa trafugata, non ci sono false molotov nella caserma Diaz. È un prefetto di provincia che lascia cadere nel vuoto una richiesta di aiuto”.

Secondo il pm, Andrea Papalia, la prefettura di Pescara agì in ritardo nel coordinamento dei soccorsi e nell'apertura della Sala operativa. Il magistrato ha inoltre segnalato discrepanze tra le comunicazioni che la Prefettura diede al governo e l'effettiva operatività del coordinamento dei soccorsi.

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