La sede di CasaPound di Bari resterà chiusa: il sequestro, disposto dopo l'aggressione squadrista all'europarlamentare europea di Rifondazione Comunista Eleonora Forenza e ad altri due attivisti politici del PRC e di Sinistra Italiana, è stato confermato dalla Corte di Cassazione secondo cui da quei locali in via Eritrea si praticava regolarmente apologia del fascismo. La chiusura della sede era stata disposta dal gip Marco Galesi, su richiesta del procuratore aggiunto Roberto Rossi.

Il 21 settembre del 2018 i "fascisti del terzo millennio" – come amano definirsi gli attivisti di CasaPound – aggredirono un piccolo gruppo di antifascisti che avevano partecipato a una manifestazione di protesta contro Matteo Salvini colpendoli con cinte e manubri da palestra e arrecando profonde ferite soprattutto ad Antonio Perillo, assistente dell'europarlamentare Forenza. Il pestaggio secondo gli inquirenti venne pianificato e vi parteciparono dieci militanti, ai quali viene contestato anche il reato di lesioni. Si trattò – scrisse il giudice del Riesame Giuseppe Battista, confermando a febbraio il sequestro della sede – "di una strategia pianificata, di violenta repressione di gruppi portatori di una diversa ideologia politica".

L'aggressione "richiama indubbiamente il metodo fascista" ed il rischio che si ripeta è tutt'altro che scongiurato. Tale tesi è stata contestata dall'avvocato degli indagati che tuttavia non è riuscito a convincere né il Tribunale del Riesame né la Corte di Cassazione. Un ulteriore tentativo di discolparsi potrà essere fatto dagli indagati dopo la notifica dell'avviso di conclusione indagini, che dà loro 20 giorni per presentare memorie difensive o chiedere un interrogatorio. Le accuse della procura, tuttavia, appaiono solide ed è difficile ipotizzare che possano essere smontate prima di arrivare a un processo.