Opinioni
25 Novembre 2015
12:01

Quando il “femminismo” diventa l’arma di propaganda jihadista

Nella giornata contro la violenza alle donne, le battaglie portate avanti dal femminismo appaiono l’unica strategia per venirne fuori. Soprattutto se sono gli uomini per primi a recepirle. Lo ha capito perfino il (finto) involuto califfato che sta usando a suo vantaggio, e sotto al naso di tutti, le grandi battaglie del femminismo.
A cura di Sabina Ambrogi
Hasna Aitboulahcen, la terrorista coinvolta negli attentati di Parigi
Hasna Aitboulahcen, la terrorista coinvolta negli attentati di Parigi

Il 25 novembre si ribadisce il no deciso alla violenza contro le donne che, almeno in Italia coinvolge una donna su tre. Un “no” però disatteso il resto dell'anno. In cima a un'ideale lista di valori universali, su cui gli uomini devono lavorare, compaiono l'accettazione dell'autonomia della donna, della scelta del proprio destino, di cosa fare del proprio corpo e del proprio desiderio.

Ma quanto siamo all'altezza e quanto siamo pronti? Perché altrove, ma anche in casa, sta succedendo qualcosa di ancora più sinistro. Dopo gli ultimi attentati che hanno insanguinato il mondo, i media hanno portato alla luce un universo femminile pronto a dedicarsi alla causa jihadista. Sarebbero 550 le donne occidentali che hanno scelto lo Stato Islamico non perché fossero religiose, ma eleggendolo “luogo” della realizzazione, della compiutezza della scelta, e così via, e che avrebbe come punta estrema della scelta quella del “martirio”.

Questo si scopre non solo dagli studi degli esperti ma mano a mano che si conoscono le biografie delle ragazze occidentali partite in Siria per arruolarsi nelle fila delle soldatesse del califfato. La giovane Hasna, la terrorista francese degli attentati di Parigi, ha lasciato, solo qualche settimana prima dell'arruolamento, una vita disordinata caratterizzata da alcol, droga e prostituzione. Una vita di mancato inserimento dovuto a pesanti problemi di abbandono familiare e che l'hanno vista sostituire un cappello da cow boy, indossato sempre, con il velo quasi integrale.

In un articolo apparso sul NewYork Times nell'agosto 2015 dal titolo “Jihad and Girl Power: How ISIS Lured 3 London Girls” (Jihad e Girl Power: come l'Isis ha attratto tre ragazze londinesi) si racconta di Khadiza, Shamina et Amira, tre adolescenti di Londra, di buona famiglia, brillantissime negli studi, piene di amiche e amici, partite – lasciando le famiglie sotto choc- per arruolarsi in Siria, senza però dimenticare reggiseni, depilatore e trucco. Come testimonia la lista lasciata da una di loro in una cassetto. Un'altra si era chiesta su facebook se il piercing fosse “haram” (impuro) o meno. E ovviamente subito è arriva la risposta su cosa pensi Allah riguardo i piercing. Un islamisimo 2.0 pasticciato e avvelenato che nulla ha a che fare con la religione, ma molto con la propaganda e il potere, attentissimo all'empowerment e ai grandi temi che hanno caratterizzato il dibattito sulle libertà e sull'affermazione delle donne.  Di sicuro poi, in questo ambito, l'islamofobia percepita da tutte le musulmane, diventa un ingrediente imprescindibile che fa da acceleratore della scelta.

Come sottolinea la giornalista del New York Times, la “scelta delle donne dell'Isis” è diventata una forma di contro cultura invidiabile e da emulare. Un' ipotesi di salvezza” dalle brutture riservate dalla società alle donne o dalle imposizioni familiari, in alcuni casi, frutto di retaggio conservatore e di un'educazione musulmana non sempre libertaria. Per questa ragione, indossare il fazzoletto, mentre dieci giorni prima si indossava la minigonna e si ballava in discoteca, acquista un significato di libertà. Le barbe degli uomini diventano sexy, e l' “immoralità occidentale” una forma di limitazione ai propri ideali. Su questi punti e su questo desiderio di auto affermazione agisce la propaganda che avviene, per le donne, con una trasmissione tra ragazze. Una roba tra amiche insomma.

Contrariamente alle donne yezide, asservite sessualmente perché considerate impure, le musulmane occidentali vengono lodate dall'organizzazione di reclutatori e ritenute invece “benedette”. E' la stessa propaganda del califfato che sta utilizzando sempre di più – a suo vantaggio – la libertà delle donne, l'autodeterminazione, l'autonomia della scelta, la gestione del corpo e del desiderio, e ovviamente, visto che si tratta di giovanissime, la ribellione contro il mondo adulto. Questo accade mentre si fanno proclami in patria su "cosa fanno le femministe?" dalle quali ci si aspetta, come un'armata di salvatrici, che si precipitano a salvare povere ragazze prese dai maschi dell'Isis che nulla capisce dei valori occidentali.

Per attrarle, l'organizzazione terrorista si serve anche di metodi di sorellanza e solidarietà tra donne. Scrive in rete una nota reclutatrice per donne per conto del califfato: “sorelle per favore, non dimenticate di portare in valigia magliette termiche perché vi potete pentire poi”. Oppure: “sorelle per favore per l'amor di Allah contattate le sorelle on line piuttosto che avvicinare fratelli: molti di questi che raggiungete in chat sono sposati. Abbiate rispetto e non fate le sfascia famiglie”, con tanto di emoticon ammiccante.

Oppure si portano avanti esempi e modelli femminili di “successo”. Una sorta di strategia di “girl power”alla jihadista in cui sono anche ammessi messaggi pubblicitari mutuati dal mondo occidentale come il noto slogan “... perché io valgo” della casa di cosmetici, usato sull'effigie di una donna velata.

Autrice televisiva, saggista, traduttrice. In Italia, oltre a Fanpage.it, collabora con Espresso.it. e Micromega.it. In Francia, per il portale francese Rue89.com e TV5 Monde. Esperta di media, comunicazione politica e rappresentazione di genere all'interno dei media, è stata consigliera di comunicazione di Emma Bonino quando era ministra delle politiche comunitarie. In particolare, per Red Tv ha ideato, scritto e condotto “Women in Red” 13 puntate sulle donne nei media. Per Donzelli editore ha pubblicato il saggio “Mamma” e per Rizzoli ha curato le voci della canzone napoletana per Il Grande Dizionario della canzone italiana. E' una delle autrici del programma tv "Splendor suoni e visioni" su Iris- Mediaset.
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