VENEZIA – Il Mose non si chiude. Questa mattina all'alba c'è stata una prova a Punta Sabbioni, dove è presente ma non ancora completamente funzionante una delle tre barriere per difendere Venezia. Durante queste prove di emersione e di successiva immersione cinque paratoie sono rimaste emerse. Il motivo? Gli alloggiamenti di queste paratoie, fissate al fondo del canale da cerniere, si sono riempite di sabbia e detriti e questo ne impedisce la chiusura. In pratica, quando si alzano, questi immensi cassoni lunghi 20 metri, alti quasi 30 e spessi fino a 5, creano un "risucchio" che trascina negli alloggiamenti detriti e spazzatura di ogni genere che impediscono alle paratoie di rientrare nella loro posizione. Sul posto è dovuta intervenire una squadra di sommozzatori che è scesa sul fondale per pulire manualmente questi vani, con l'aiuto di due gru, come testimoniano i video e le foto in possesso di Fanpage. Le operazioni di pulizia sono andate avanti per tutta la giornata e al momento non sono concluse: i test dovrebbero andare avanti fino a giovedì, in vista di una prova generale alla quale sarà invitata la stampa, ma la data ancora non c'è, ovviamente, visto che ancora il sistema non funziona.

Un problema, questo, che si è già verificato diverse volte, che pare essere strutturale e al momento non ha una soluzione. In pratica quindi, ogni volta che il Mose entrerà in funzione e che quindi le paratoie vengono riempite di aria compressa e fatte emergere, bisognerà andare a pulire gli alloggiamenti sul fondo. Come? Ancora non si sa, visto che le pompe presenti, evidentemente, non bastano, o non funzionano. Perché se da una parte l'intervento umano sembra l'unica strada, dall'altra i costi per gestire decine di squadre di sommozzatori che ogni volta si immergano per permettere al Mose di abbassarsi è una follia economica. L'ennesima. Così qualcuno pensa a robot marini, una specie di spazzini del mare che possano essere immersi al posto dei sub e tenere gli alloggiamenti sgombri. Peccato che questi robot, al momento, non esistono, quindi non si sa quando potrebbero entrare in funzione, quanto potrebbero costare effettivamente e quanto questo andrà a influenzare i tempi di realizzazione dell'opera (consegna lavori annunciata per fine 2021) e i costi di manutenzione, già ora spropositati. Da febbraio ad oggi, infatti, solo per quanto riguarda questa barriera, sono stati effettuati 22 test di sollevamento per la pulizia di questi alloggiamenti.