Il valore del patrimonio culturale come legame tra presente e passato: è questo il tema della traccia del testo argomentativo (tipologia B) di ambito artistico-letterario della prima prova della Maturità 2019. Il testo che è stato fornito da Miur ai maturandi è tratto da "Istruzioni per l'uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà" di Tomaso Montanari. "Spero che molti ragazzi confutino la mia traccia, affermino il contrario, con argomenti forti e intelligenza migliore della mia. La cosa più essenziale è il pensiero critico, il dissenso. La parola contro. Un grande in bocca al lupo ai ragazzi", ha detto l'accademico italiano commentando le tracce della prima prova della Maturità 2019 su Twitter.

Chi è Tomaso Montanari

Tomaso Montanari è uno storico dell'arte e accademico. Nato a Firenze nel 1971, è professore ordinario di Storia dell'Arte moderna all'Università per Stranieri di Siena, dopo aver insegnato all'Università della Tuscia, a Roma Tor Vergata e alla Federico II di Napoli. È anche una delle firme di punta di quotidiani come Il Fatto Quotidiano, e scrive pure su Il Venerdì di Repubblica, dove tiene la rubrica Ora d'Arte. Tra i temi a lui più cari, c'è la denuncia del degrado e dell'incuria in cui versa il patrimonio artistico e storico italiano, oltre allo sfruttamento economico e commerciale, riservato a una nicchia di "formidabili poteri opachi". Non ha mai nascosto le sue idee politiche: ha rifiutato l'incarico come assessore alla Cultura del comune di Roma da Virginia Raggi, stessa risposta che darà a Luigi Di Maio che lo ha voluto fortemente come titolare del Mibact; come membro del Comitato per il No, tra l'estate e l'autunno del 2016 fa attivamente campagna per il No al referendum costituzionale sulla riforma proposta dal governo Renzi. Infine, ha scritto la prefazione al libro di Antonello Caporale su Matteo Salvini, condannando le politiche xenofobe del leader del Carroccio.

Il testo completo della traccia B

Ecco il testo completo della traccia del testo argomentativo di ambito artistico-letterario tratto da "Istruzioni per l'uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà" di Tomaso Montanari:

"Entrare in un palazzo civico, percorrere la navata di una chiesa antica, anche solo passeggiare in una piazza storica o attraversare una campagna atrofizzata vuol dire entrare materialmente nel fluire della Storia. Camminiamo, letteralmente, sui corpi dei nostri progenitori sepolti sotto i pavimenti, ne condividiamo speranze e timori guardando le opere d’arte che commissionarono e realizzarono, ne prendiamo il posto come membri attuali di una vita civile che si svolge negli spazi che hanno voluto e creato, per loro stessi e per noi. Nel patrimonio artistico italiano è condensata e concretamente tangibile la biografia spirituale di una nazione: è come se le vite, le aspirazioni e le storie collettive e individuali di chi ci ha preceduto su queste terre fossero almeno in parte racchiuse negli oggetti che conserviamo gelosamente.

Se questo vale per tutta la tradizione culturale (danza, musica, teatro e molto altro ancora), il patrimonio artistico e il paesaggio sono il luogo dell’incontro più concreto e vitale con le generazioni dei nostri avi. Ogni volta che leggo Dante non posso dimenticare di essere stato battezzato nel suo stesso battistero, sette secoli dopo: l’identità dello spazio congiunge e fa dialogare tempi ed esseri umani lontanissimi. Non per annullare le differenze, in un attualismo superficiale, ma per interrogarle, contarle, renderle eloquenti e vitali.
Il rapporto con il patrimonio artistico – così come quello con la filosofia, la storia, la letteratura: ma in modo straordinariamente concreto – ci libera dalla dittatura totalitaria del presente: ci fa capire fino in fondo quanto siamo mortali e fragili, e al tempo stesso coltiva ed esalta le nostre aspirazioni di futuro. In un’epoca come la nostra, divorata dal narcisismo e inchiodata all’orizzonte cortissimo delle breaking news, l’esperienza del passato può essere un antidoto vitale.
(…)
Il passato “televisivo”, che ci viene somministrato come attraverso un imbuto, è rassicurante, divertente, finalistico. Ci sazia, e ci fa sentire l’ultimo e migliore anello di una evoluzione progressiva che tende alla felicità. Il passato che possiamo conoscere attraverso l’esperienza diretta del tessuto monumentale italiano ci induce invece a cercare ancora, a non essere soddisfatti di noi stessi, a diventare meno ignoranti. E relativizza la nostra onnipotenza, mettendoci di fronte al fatto che non siamo eterni, e che saremo giudicati dalle generazioni future.
(…)
Nel patrimonio culturale è infatti visibile la concatenazione di tutte le generazioni: non solo il legame con un passato glorioso e legittimante, ma anche con un futuro lontano, “finché non si spenga la luna”. Sostare nel Pantheon, a Roma, non vuol dire solo occupare lo stesso spazio fisico che un giorno fu occupato, poniamo, da Adriano, Carlo Magno o Velazquez, o respirare a pochi metri dalle spoglie di Raffaello. Vuol dire anche immaginare i sentimenti, i pensieri, le speranze dei miei figli, e dei figli dei miei figli, e di un’unità che non conosceremo, ia i cui passi calpesteranno le stesse pietre, e i cui occhi saranno riempiti dalle stesse forme e agli stessi colori. (…) È per questo che ciò che oggi chiamiamo patrimonio culturale è uno dei più potenti serbatoi di futuro, ma anche uno dei più terribili banchi di prova, che l’umanità abbia mai saputo creare. Va molto di moda, oggi, citare l’ispirata (e vagamente deresponsabilizzante) sentenza di Dostoevskij per cui “la bellezza salverà il mondo”: ma, come ammonisce Salvatore Settis, “La bellezza non salverà proprio nulla, se noi non salveremo la bellezza"

Possibile svolgimento della traccia di ambito storico-politico

Per stimolare la riflessione agli studenti è stato proposto un brano di Tomaso Montanari tratto dal suo saggio "Istruzioni per l'uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà", in cui viene sottolineato il valore del legame che il patrimonio artistico e culturale creano in chi ne condivide i significati, quindi nei cittadini. Alla fine del brano di Montanari, viene citato anche un altro grande storico dell'arte italiano, Salvatore Settis, il quale riprende la citazione dostoevskjiana "La bellezza ci salverà" e sottolinea che è necessario salvare la bellezza per essere a nostra volta salvati dalla bellezza. In poche parole, bisogna partire dalla conoscenza del passato per comprendere meglio il presente. Nel brano in questione, l'autore punta il dito sull'importanza dei beni culturali e in generale della cultura per lo sviluppo del futuro del paese.