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Picchiano il figlio con un cucchiaio, video finisce su TikTok: scatta divieto di avvicinamento a Catania

Le indagini sono partite qualche settimana fa dopo un video diventato virale su TikTok in cui il uomo picchia il figliastro con un mestolo di legno. Successivamente le indagini hanno coinvolto anche la madre. L’ipotesi di reato a carico dei genitori è di maltrattamenti aggravati in concorso.
A cura di Biagio Chiariello
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un frame del video
un frame del video

È stato un video pubblicato da un parente su TikTok a far scattare l’allarme: mostrava un bambino di 11 anni picchiato ripetutamente con un cucchiaio di legno dal patrigno, mentre era costretto a rispondere “Sei il mio padrone” alla domanda “Chi sono io?”, urlata dall’uomo alla presenza delle altre due figlie minori. La clip, rapidamente diventata virale, ha fatto partire le indagini della Procura di Catania e ha portato gli agenti della Squadra mobile a intervenire, raccogliendo testimonianze e ulteriori prove delle violenze subite dal minore.

Dalle prime ricostruzioni, era stato il padre a essere inizialmente indicato come unico autore dei maltrattamenti. Per lui era stato emesso un provvedimento di fermo, ma dopo la scarcerazione – non essendo stata riconosciuta dal gip la gravità indiziaria necessaria per il reato di maltrattamenti – le indagini sono proseguite. Dalle testimonianze dei familiari, come spiegato dal procuratore di Catania Francesco Curcio, è emerso un quadro più complesso: il bambino sarebbe stato sistematicamente sottoposto a violenze da parte di entrambi i genitori.

In particolare, la madre, anche in maniera autonoma rispetto al padre, avrebbe in più occasioni colpito il figlio con un cucchiaio di legno. Sarebbe stata lei, e non la sorellina come riferito inizialmente dal bambino, l’autrice del video alla base dell’indagine. Il filmato, registrato alla presenza delle altre figlie minori, veniva mostrato al piccolo ogni volta che non rispettava le regole imposte dai genitori, trasformandosi in uno strumento di umiliazione e controllo psicologico.

Le indagini della sezione “Reati contro la persona, in pregiudizio di minori e reati sessuali” hanno permesso di ricostruire ulteriori episodi drammatici. Il padre, secondo gli investigatori, avrebbe reiteratamente umiliato il figlio con espressioni offensive e colpito il bambino per banali comportamenti, come essere salito su un banco di scuola o far piangere una delle sorelline. In alcune circostanze il minore veniva addirittura rinchiuso a chiave in uno sgabuzzino. Maltrattamenti analoghi sarebbero stati subiti anche dalle tre figlie della coppia, di 8, 7 e 4 anni, che ricevevano rimproveri, schiaffi e vessazioni di vario tipo.

Dalle analisi dei fatti, spiegano gli investigatori, è emerso “un quadro indiziario di violenze ripetute che hanno provocato sul corpo del minore lividi e segni evidenti di aggressioni”. Il ripetersi nel tempo degli episodi, la gravità delle condotte e il pericolo concreto che la prova non potesse essere acquisita hanno spinto la Procura a richiedere la custodia cautelare in carcere, sottolineando la necessità di tutelare la salute fisica e psicologica del bambino.

Oggi, gli agenti della Squadra mobile di Catania hanno eseguito il divieto di avvicinamento nei confronti della coppia di genitori, misura prevista dal gip etneo per interrompere il ciclo di violenze. La Procura, che nelle fasi iniziali aveva richiesto il carcere, valuterà nelle prossime ore l’eventuale impugnazione del provvedimento, mentre le indagini proseguono per chiarire l’intera dinamica dei maltrattamenti e assicurare che entrambi i genitori rispondano dei reati contestati.

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