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A 16 anni picchia un disabile per uno “sguardo di troppo” alla fidanzata e poi pubblica il video su TikTok

Un uomo con disabilità di 33 anni è stato picchiato a Trani da un 16enne. L’aggressione è stata pubblicata su TikTok e il video ha contribuito a identificare il presunto aggressore.
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Oggetto della violenza è un 33enne con disabilità
Oggetto della violenza è un 33enne con disabilità

Un uomo con disabilità di 33 anni è stato picchiato con calci e pugni da un 16enne a Trani. L'aggressione si è verificata nel pomeriggio del 2 gennaio, in via Umberto, una delle zone centrali della città. Tutto sarebbe partito da uno sguardo di troppo che il 33enne avrebbe lanciato alla fidanzatina, anche lei adolescente, del 16enne.

L'aggressione è stata ripresa in un video pubblicato su TikTok, cancellato solo a seguito della denuncia presentata dal 33enne alle autorità. Le immagini mostrano tutta la brutale sequenza: prima un pugno al volto, poi un calcio allo sterno, e infine lo spintone. La vittima cerca debolmente di difendersi con un braccio, ma senza risultato. Secondo quanto si apprende, l'uomo soffrirebbe di un ritardo mentale.

Il 33enne è stato accompagnato al pronto soccorso dove i medici hanno riscontrato lesioni al volto guaribili in pochi giorni, ma non si sarebbe fatto refertare. A seguito della denuncia e della pubblicazione del video sono state avviate le indagini che hanno permesso ai Carabinieri di identificare il 16enne. Al momento la sua posizione è al vaglio della Procura per i minorenni di Bari.

A seguito dell'identificazione del 16enne è intervenuto sulla vicenda Giuseppe Vinci, presidente dell'Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Puglia: "Il rischio più grande è fermarsi al singolo gesto e al singolo aggressore – riporta l'Ansa – Quel ragazzo violento è il dito che indica la luna: la vera questione è il modo un cui funziona il contesto sociale, culturale e politico che continua a produrre modelli di violenza e di sopraffazione". Per lo psicologo si tratta di un episodio di estrema gravità, che va ben oltre la responsabilità individuale e che chiama in causa l'intera comunità, in particolare gli adulti, nei loro diversi ruoli: "Dal punto di vista psicologico – spiega – comportamenti di questo tipo rimandano a una profonda difficoltà degli aggressori nella gestione delle emozioni, dell'impulsività e della frustrazione, ma anche all'interiorizzazione di modelli culturali che legittimano il dominio, il controllo e l'umiliazione dell'altro come strumenti di affermazione personale e identitaria".

"La diffusione del video sui social – aggiunge – evidenzia inoltre una preoccupante normalizzazione della violenza, resa visibile, condivisibile e, in alcuni casi, persino approvata". "Da qui l'urgenza di porsi il problema, riflettere su sé stessi e investire in prevenzione, educazione emotiva e affettiva, rafforzando il ruolo delle famiglie, della scuola e delle comunità educanti, anche nei contesti digitali", conclude Vinci.

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