Si è avvalso della facoltà di rispondere al Gip di Piacenza il maresciallo Marco Orlando, ex comandante della caserma Levante di via Caccialupo, finita al centro dell'operazione Odysseus della Guardia di Finanza, in seguito alla quale sei carabinieri sono state arrestati, lui ai domiciliari gli altri cinque in carcere, con accuse pesantissime, dallo spaccio di droga alle torture, dalle estorsioni alle lesioni personali. Il militare ha deciso di non dire una parola nel corso dell'interrogatorio di garanzia. "Dopo trenta anni di onorata carriera come posso stare?", ha detto solo ai cronisti all'esterno del Palazzo di Giustizia della città emiliana che gli chiedevano come si sentisse dopo essere stato posto agli arresti domiciliari proprio dal gip Milani, accusato di reati gravi. "Non ho mai avuto una sanzione disciplinare in 30 anni", ha continuato. "In questa fase abbiamo preferito non rispondere, valuteremo se essere sentiti più avanti", ha poi aggiunto il legale del maresciallo, l’avvocato Antonio Nicoli.

Interrogatorio per la compagna di uno dei militari arrestati: "Estranea allo spaccio"

Gli arresti domiciliari impediscono ad Orlando di parlare, ma quando gli si chiede delle feste, e dei festini a base di droga e sesso con trans e prostitute, che si svolgevano nella Levante, secondo quanto riportato nelle carte dell’indagine, il maresciallo non riesce a trattenersi: "Ma quali feste…". Questa mattina si è presentata in tribunale per l’interrogatorio anche la 37enne compagna di uno dei militari arrestati, considerata sua complice nella vendita e conservazione delle sostanze stupefacenti, accusata di "nascondere la droga in casa" e finita per questo pure lei ai domiciliari. "Ha chiarito i propri rapporti con il signor Montella e si è dichiarata estranea ad ogni attività di spaccio", ha sottolineato il suo avvocato

Sopralluogo nella caserma degli orrori

Intanto,  il procuratore Grazia Pradella ha rimosso i sigilli che certificano il sequestro della caserma di via Caccialupo per fare un sopralluogo al suo interno. Per domani era previsto che i Ris dei Carabinieri svolgessero all’interno dello stabile una serie di accertamenti tecnici per verificare la presenza di tracce biologiche, sangue in particolare, di persone che sarebbero state picchiate all’interno dai carabinieri che, secondo l’accusa, facevano capo all’appuntato Giuseppe Montella, anche lui arrestato e considerato il perno sul quale ruota tutta quella che gli stessi protagonisti della vicenda hanno definito "una organizzazione a delinquere". L’esame dei Ris, però, sarà rinviato.