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Perché sono stati scarcerati i tre manifestanti fermati per gli scontri di Torino

Francesco Simionato, Matteo Campaner e Pietro Desideri, tre manifestanti fermati all’indomani degli scontri di Torino per aver preso parte alla “guerriglia”, sono stati scarcerati: uno di loro finirà ai domiciliari, per gli altre due previsto solo un obbligo di firma. Ecco perché.
A cura di Davide Falcioni
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Lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale e rapina: sono le accuse più gravi rivolte a Francesco Simionato, Matteo Campaner e Pietro Desideri, i tre manifestanti fermati all'indomani degli scontri di Torino per aver preso parte alla "guerriglia" e all'aggressione all'agente di polizia Alessandro Calista. Non c'è – tra i capi d'imputazione – quello di tentato omicidio espressamente evocato dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Non solo: i tre giovani sono stati tutti scarcerati. Simionato finirà agli arresti domiciliari, mentre Desideri e Campaner se la caveranno con un obbligo di firma.

La decisione è stata presa questa mattina dalla giudice Irene Giani al termine dell’udienza di convalida dell’arresto dei tre attivisti finiti in manette dopo gli scontri di sabato al termine del corteo di solidarietà con il centro sociale Askatasuna di Torino. I tre sono usciti dal carcere Lorusso e Cutugno, dov’erano entrati dopo le quasi due ore di disordini in corso Regina Margherita.

Il caso Simionato e l'assalto all'agente Calista

Stando a quanto emerge dalla lettura degli atti la posizione più pesante è quella di Angelofrancesco Simionato, 22 anni, residente ad Arcidosso. Identificato grazie alla "flagranza differita" e a indumenti decisamente riconoscibili – una giacca rossa e una coppola verde, in mezzo ad altri manifestanti vestiti integralmente di nero – Simionato è accusato di aver partecipato all'accerchiamento dell'agente Alessandro Calista.

I video lo ritraggono mentre, pur trovandosi in "seconda linea", spinge e incoraggia i complici intenti a colpire il poliziotto, isolato e a terra. L'agente ha riportato un trauma cranico e ferite multiple. Nei confronti del toscano la giudice ha rigettato l'accusa di rapina per la sottrazione dello scudo e del casco dell'agente, non ritenendola un'azione preventivamente concordata. Simionato è stato posto agli arresti domiciliari presso l'abitazione dei genitori.

Il ragazzo di 22 anni originario della provincia di Grosseto con indosso una giacca rossa
Il ragazzo di 22 anni originario della provincia di Grosseto con indosso una giacca rossa

Campaner e Desideri: la "prima linea" e l'obbligo di firma

Diversi i destini di Matteo Campaner (34 anni) e Pietro Desideri (31 anni), entrambi accusati di resistenza aggravata. Matteo Campaner, incensurato e dipendente di un gruppo che organizza concerti, è stato individuato mentre lanciava sassi e petardi verso lo schieramento di polizia. In aula ha negato ogni violenza, sostenendo di essersi trovato nel troncone sbagliato del corteo per "curiosità e ingenuità".

Pietro Desideri, con un passato da volontario in Grecia a favore dei migranti, è stato bloccato in "primissima linea" all'altezza di via Balbo. Desideri ha riferito di essere rimasto sul posto solo per proteggere un manifestante caduto e di aver subito percosse durante l'arresto, riportando la frattura del naso e di un dente. Per entrambi, la giudice ha optato per la misura dell'obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

Le motivazioni della giudice

A guidare le decisioni della dottoressa Giani è stato un principio di proporzionalità basato sulla personalità degli indagati. Sebbene la "carica offensiva" degli scontri sia stata elevata la giudice ha valorizzato l'incensuratezza dei tre. Un elemento chiave è stato l'assenza di travisamento: nessuno dei tre indossava maschere o caschi al momento del fermo, un segno di "ingenuità operativa" che li distingue dai gruppi più strutturati che hanno orchestrato la guerriglia. Mentre per Campaner e Desideri l'obbligo di firma è stato ritenuto un deterrente sufficiente, per Simionato il coinvolgimento diretto nell'aggressione a un agente ha reso necessari i domiciliari.

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