Secondo la Procura è stato il fidanzato di Pamela Mastropietro, la diciottenne romana uccisa e fatta a pezzi nel gennaio del 2018 dal nigeriano Innocent Oseghale, ad aver spinto la ragazza, ancora minorenne quando stavano insieme, verso la droga. Andrei Claudiu Nitu, rumeno di 21 anni, secondo la Procura che ne ha chiesto la condanna a sei anni e sei mesi di carcere, avrebbe ceduto eroina a Pamela per poi tentare di farla prostituire. Pamela Mastropietro e Andrei Claudiu Nitu hanno avuto un rapporto durato dieci mesi tra il settembre 2016 e il mese di giugno 2017. È stata la mamma di Pamela, Alessandra Verni, a denunciare Nitu in diverse occasioni. Prima di conoscere l’ex fidanzato ora a processo, Pamela Mastropietro non si era mai drogata. Secondo l’accusa, sempre il giovane avrebbe spinto Pamela a rubare da casa apparecchi e oggetti preziosi con l’obiettivo di rivenderli per poi intascare denaro per comprare la droga.

Le accuse di cessione di sostanze stupefacenti, tentata induzione alla prostituzione di minorenne e circonvenzione d’incapace – Il pm Maria Teresa Geraci ha ricostruito il rapporto tra i due ragazzi durante la requisitoria, svoltasi nella prima udienza del giudizio abbreviato, il rito con cui il ventunenne ha scelto di farsi giudicare. Le accuse sono di cessione di sostanze stupefacenti, tentata induzione alla prostituzione di minorenne e circonvenzione d’incapace. La Procura sottolinea che, fino all’ultimo giorno in cui i due sono stati insieme, Nitu si è approfittato della “deficienza psichica di Pamela, in quanto affetta da un disturbo da uso di sostanze stupefacenti in un contesto di disturbo borderline della personalità”. Nell'ottobre del 2017 Pamela viene ricoverata in comunità per curare i problemi di personalità aggravati dalla droga. Da lì si allontana a fine gennaio e incontra Innocent Oseghale, condannato all’ergastolo per averla violentata, uccisa e fatta a pezzi.