La famiglia di Pamela Mastropietro si è costituita parte civile nel processo a carico di Andrei Claudio Nitu, ex fidanzato della ragazza uccisa e fatta a pezzi nel gennaio 2018 a Macerata. L'inchiesta è partita nel 2017 – un anno prima che Pamela venisse uccisa – da una denuncia della madre quando Pamela era ancora minorenne. Nitu, ex fidanzato della 19enne romana, è imputato davanti al gup del tribunale di Roma per spaccio di droga, circonvenzione di incapace e induzione alla prostituzione. Proprio lui infatti, secondo l'accusa mossa dall'aggiunto Maria Monteleone e dal pm Daniela Cento, avrebbe "iniziato" Pamela all'uso dell'eroina e, almeno in un caso, l'avrebbe indotta a prostituirsi. Nitu ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato.

"Siamo presenti in questo processo perché vogliamo che tutti i tasselli della tragica vicenda di Pamela vadano a posto", dice all'Agi l'avvocato Marco Valerio Verni, legale della famiglia Mastropietro e zio della ragazza. "Dopo Innocent Oseghale  vogliamo che anche gli altri eventuali responsabili, con le dovute differenze del caso, subiscano la giusta punizione affinché non ci siano più altre Pamela". Innocent Oseghale è stato condannato all'ergastolo in primo grado il nigeriano condannato il 29 maggio scorso per omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale, vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere. La famiglia di Pamela si sta battendo da molto tempo affinché anche altri soggetti vengano a chiamati a rispondere delle loro azioni del caso dell'omicidio di Pamela. Secondo l'autopsia, la ragazza fu uccisa con una coltellata nell'appartamento di via Spalato dove all'epoca viveva Innocent Oseghale, oggi unico condannato per l'efferato delitto. Su di lui pende ancora il giudizio della corte d'appello e quello di Cassazione.