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Palermo, muore ma per un problema burocratico non viene cremata: salma da 9 giorni abbandonata in casa

Una donna anziana è morta per cause naturali a Palermo, ma un cavillo burocratico ne blocca la cremazione. Da 9 giorni la salma resta in casa, in avanzato stato di decomposizione, mentre la nipote denuncia l’assenza di risposte dalle istituzioni.
A cura di Davide Falcioni
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Provvidenza Riccobono
Provvidenza Riccobono

È morta probabilmente da nove giorni, ma a causa di un cavillo burocratico la salma giace in casa in una bara aperta, ormai in avanzato stato di decomposizione, in attesa di un via libera alla cremazione da parte di un magistrato. È la surreale vicenda che vede protagonista Provvidenza Riccobono, 83enne palermitana deceduta presumibilmente il 2 gennaio all’interno della sua abitazione, che da allora non ha ottenuto ancora degna sepoltura né la desiderata cremazione mentre la nipote, Rosy Riccobono, combatte una battaglia fatta di carte bollate, uffici e autorizzazioni mancanti. Una vicenda che racconta uno scontro crudele tra procedure amministrative e dignità umana.

"Ero l’unica parente diretta di mia zia – racconta Rosy a Fanpage.it – da circa un anno mi occupavo io di tutto: la spesa, le bollette, ogni necessità. Lei era autonoma in casa, ma per uscire aveva bisogno di aiuto". Il 2 gennaio Provvidenza chiama la nipote Rosy per chiederle alcune cose e lei, nel pomeriggio di quello stesso giorno, gliele porta. "Quando la vidi notai che respira male, ma era un'accanita fumatrice e mi arrabbiai. Le dissi che non poteva continuare così e che doveva darci un taglio con quelle maledette sigarette".

Un rimprovero bonario, ma anche l'ultima conversazione tra zia e nipote. "Me ne sono andata e la sera l’ho chiamata, ma non mi ha risposto. Ho pensato fosse arrabbiata. Era il suo carattere". Nei giorni successivi il silenzio continua. "Ho chiamato per tre giorni di fila, ma niente. Il 7 gennaio ho chiesto a mio figlio di provare lui. Nessuna risposta. A quel punto siamo andati a casa sua". Rosy e suo figlio suonano il citofono ma non ottengono risposta, quindi decidono forzare la porta: "L’abbiamo trovata a terra, già in stato di decomposizione. Sul tavolo c’era ancora il sacchetto dei surgelati che le avevo portato il 2 gennaio. Era lì, intatto. Ho capito subito che era morta quel giorno". Vengono chiamati i soccorsi, arrivano polizia e medico legale. "È stato accertato che la morte è avvenuta per cause naturali. Il magistrato ha autorizzato la restituzione della salma alla famiglia e la sepoltura".

Ed è qui che la vicenda si inceppa incredibilmente. "Mia zia voleva essere cremata, lo avevamo detto chiaramente. Ma sull’autorizzazione mancava quella parola: cremazione. C’era scritto solo sepoltura". Un dettaglio che diventa insormontabile. "Il Comune ha bloccato tutto. Senza quell’autorizzazione non si può procedere".

Inizia così un estenuante rimpallo tra uffici. "Mi mandano dalla polizia alla Procura e dalla Procura alla polizia. Il giorno 8 gennaio mi dicono che il fascicolo non è arrivato. Poi scopro che non sanno nemmeno chi sia il magistrato competente". Quando finalmente il nome viene individuato, Rosy presenta un’istanza formale. "Venerdì mi assicurano che avrei avuto risposta in giornata. Ma non è arrivato nulla".

Ieri, sabato 10 gennaio, la situazione è precipitata. "In Procura mi dicono che la magistrata non c’è. Ho chiesto: ‘Ma se non c’è lei si ferma tutto? Non c’è nessun procedimento penale, la morte è naturale'". La spiegazione lascia increduli. "Dicono che serve un’ulteriore autorizzazione del medico legale. Ma il medico legale ha già chiuso il caso e liberato la salma".

Secondo Rosy Riccobono la data di morte non sarebbe quella del 7 gennaio, indicata nel certificato (giorno del ritrovamento della salma di Provvidenza), bensì il 2 gennaio.
Secondo Rosy Riccobono la data di morte non sarebbe quella del 7 gennaio, indicata nel certificato (giorno del ritrovamento della salma di Provvidenza), bensì il 2 gennaio.

Mentre Rosy prosegue il suo andirivieni tra Procura, polizia e carabinieri alla ricerca di un'autorizzazione alla cremazione di sua zia il cadavere dell'anziana resta in casa, adagiato su una bara aperta e non zincata. "È lì da giorni, con il coperchio solo appoggiato. Non si può mettere in una cella frigorifera proprio perché la bara è predisposta per la cremazione". I vicini iniziano a preoccuparsi, anche perché l'odore nell'edificio nel frattempo è diventato pungente.

Dal 2 gennaio, giorno della probabile morte di Provvidenza Riccobono, sono trascorsi ormai nove giorni e la salma continua a rimanere in casa. "Qui non c’è nulla di sospetto, nessuna morte violenta. È solo un cavillo burocratico, una dimenticanza su un modulo. E per questo una persona resta senza pace", dice Rosy, non nascondendo la sua amarezza. "Parliamo di dignità. Non è possibile lasciare una salma in casa per giorni. Oggi è capitato a me, domani può capitare a chiunque".

Domani la donna tornerà di nuovo in Procura. "Chiederò che mi venga consegnata l’autorizzazione direttamente in mano. Basta rinvii". Poi l’appello finale: "Se non riuscirò a ottenere il via libera alla cremazione sono disposta a farmi arrestare. Perché una persona morta ha diritto a riposare in pace".

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