6 Aprile 2018
22:34

Palermo, fece trasfusione a una testimone di Geova: medico condannato per violenza privata

Decise di fare una trasfusione di sangue a una paziente che, come testimone di Geova, era contraria per motivi religiosi: per questo motivo un medico dell’ospedale di Termini Imerese è stato condannato a un mese di reclusione con la condizionale per violenza privata.
A cura di Susanna Picone

Un medico dell'ospedale di Termini Imerese, in provincia di Palermo, è stato condannato per violenza privata dopo aver deciso di fare una trasfusione di sangue a una paziente che, essendo testimone di Geova, si era detta contraria per motivi religiosi. A essere condannato è il dottor Giovanni Spinnato, primario di chirurgia. La condanna è a un mese, pena sospesa, come aveva richiesto la procura. Il medico, che ha sempre sostenuto di avere forzato la trasfusione perché riteneva che la donna fosse in pericolo di vita, dovrà anche pagare alla paziente una provvisionale di diecimila euro e altri cinquemila euro per spese di giudizio. Altri tre medici, che avevano partecipato in vari momenti all'intervento, sono stati assolti e lo stesso primario è stato assolto dall'accusa di aborto colposo. La trasfusione di sangue era stata decisa dopo che la paziente aveva perso il feto ma per cause naturali. La sentenza è del giudice monocratico Sabina Raimondo.

La paziente negò l'autorizzazione a ogni trasfusione – La vicenda risale al 2010 quando la paziente, all'epoca venticinquenne e alla sua prima gravidanza, era stata ricoverata all'ospedale Cimino per una minaccia di aborto. Dopo un primo esame, che si era concluso positivamente, era ritornata per nuove complicazioni. A questo punto i medici constatarono che il feto era senza vita e per questo era necessaria l'asportazione. Ma la giovane donna negò l'autorizzazione a ogni trasfusione che sarebbe stata contraria ai principi del suo credo religioso. Ritenendo che ci fosse un pericolo anche per lei, Spinnato decise di fare ugualmente la trasfusione informandone però la Procura. Una perizia medica ha successivamente confermato la sofferenza della paziente ma ha escluso che versasse in pericolo di vita o si trovasse comunque in condizioni tali da essere salvata con una trasfusione.

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