Era il 23 dicembre del 1978, esattamente 41 anni fa, quando il volo di linea Alitalia 4128, decollato da Roma Fiumicino, impattò sul Mar Tirreno a circa 3 chilometri a nord dell'aeroporto di Punta Raisi, nel Comune di Cinisi, in provincia di Palermo. Lo schianto fu devastante e 108 persone, tra passeggeri e membri dell'equipaggio, persero la vita. Le cause della tragedia furono imputate ai due piloti che eseguirono in modo scorretto le procedure per l'atterraggio notturno. Quella notte, infatti, i due erano convinti di essere più vicini alla pista di atterraggio e decisero di effettuare la discesa finale troppo presto, in un punto in cui non si scorgevano nemmeno le luci dell'aeroporto. A causare la tragedia fu anche il forte vento di quella sera: una folata fece perdere quota al velivolo che impattò con l'acqua con l'ala destra, spezzandosi in due tronconi. La maggior parte delle persone a bordo morirono sul colpo, solo 21 passeggeri riuscirono a sopravvivere grazie alle barche da pesca che li raggiunsero per salvarli.

Dopo la tragedia, alcuni piloti ed esperti di aviazione spiegarono che l'incidente poteva essere stato causato da una particolare illusione ottica che si verifica quando ci si avvicina a una pista di notte. Un fenomeno noto come black-hole approach in cui – in assenza di luce o punti di riferimento a terra (o in mare) – si si è portati a credere di essere più vicini alla pista di atterraggio di quanto non si sia veramente. Carlo Pavone, uno dei superstiti, raccontò qualche anno fa a Live Sicilia che dall’interno dell’aereo non fu possibile capire quello che stava per succedere: "Ci ritrovammo in acqua all’improvviso, non avevamo capito che stavamo precipitando". E poi: "Ricordo perfettamente che ero convinto ormai di essere giunto a casa. Nello stesso istante mi trovai in fondo al mare. Vidi i sedili che si sganciavano, quando riemersi mi ritrovai circondato da teste galleggianti. Il buio era fitto intorno a noi. Il terrore provocò una raffica di pensieri nella mia mente perché credevo sarei morto e che avrei perso tutto quello che avevo costruito fino a quel momento. Allora mi trovai di fronte a un bivio: nuotare fino alla riva, che era però troppo distante, o attendere che si avvicinassero i pescherecci le quali luci, probabilmente, erano state scambiate dai piloti per quelle dell’aeroporto".