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Ospedali psichiatrici giudiziari in dismissione, a Napoli è emergenza

A Napoli 3 suicidi negli ultimi 9 mesi, 114 episodi di autolesionismo in meno di 3 anni, su una popolazione internata di 97 persone. E poi l’aumento di internati provvisori: gli opg sono in dismissione, ma le emergenze continuano e già si parla di un commissario pronto per la Regione Campania.
A cura di Gaia Bozza
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Gli Opg sono in dismissione, o almeno così dovrebbe essere. Ma la sofferenza è ancora padrona dei giorni: a Napoli 3 suicidi negli ultimi 9 mesi,  114 episodi di autolesionismo in meno di 3 anni, su una popolazione internata di 97 persone. E poi l'aumento di internati provvisori, che non depone bene per ciò che verrà dopo gli ospedali psichiatrici giudiziari. Tra di essi, gran parte è lì per reati di pochissimo conto, come l'oltraggio a pubblico ufficiale. La visita dell'associazione Antigone Campania, con la visita dello scorso 25 Giugno, ha messo sotto i riflettori la situazione generale dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Napoli. A dispetto dell'aria di dismissione che c'è intorno a queste strutture, che saranno chiuse entro il 31 marzo 2015, gli internati non sono diminuiti rispetto alla visita precedente, effettuata a novembre 2013.

L'Opg di Napoli e l'emergenza autolesionismo e suicidi

La struttura è di recente costruzione e la manutenzione generale, riscontrata dagli osservatori dell'Associazione, è discreta. Nonostante questo, però, le condizioni igieniche dei locali non sono sempre soddisfacenti. Un esempio su tutti: la mancanza di docce all'interno delle celle, che tuttavia sono aperte per circa 10 ore al giorno e dunque gli internati possono usufruire anche dei locali esterni. Solo 12 persone, però lavorano, e gli psichiatri non sono presenti nel fine settimana, né di notte. Per i casi di emergenza, che come si immaginerà sono in maggioranza di tipo psichiatrico, in quelle occasioni è disponibile solo la guardia medica.

Degni di nota gli eventi critici degli ultimi tre anni, che hanno visto 114 casi di autolesionismo e 3 suicidi solo negli ultimi 9 mesi, l’ultimo dei quali lo scorso febbraio, come sintetizza una nota dell'associazione. I suicidi e il numero di atti di autolesionismo sono ancora più allarmanti "se si considerano le modeste dimensioni dell’istituto – commenta Mario Barone, presidente di Antigone Campania e membro dell'Osservatorio sulle condizioni di detenzione – Trattandosi di manifestazioni, diversamente graduate, di forte disagio, gli sforzi di miglioramento delle condizioni di vita di queste persone non sono sufficienti e un clima generale di dismissione non aiuta di certo". L'ultima persona che si è suicidata, a febbraio 2014, era un uomo in internamento provvisorio dal 2012 per porto di coltello: si è impiccato.

L'aumento degli internati provvisori – Sono 43, intanto, gli internati provvisori quest'anno; l'anno scorso erano 31. Solo pochi mesi fa, la commissione regionale guidata dal consigliere Amato con Dario Stefano dell'Aquila e Antonio Esposito, ha raccolto a Secondigliano storie paradossali. Come quella di G., 39 anni, ex sergente in Kosovo e Bosnia, che dopo l'ultima missione e una forte depressione, è giunto in Opg a causa di una lite in famiglia. Degli internamenti provvisori si occupa l'ufficio Gip: "Ci sono due possibili spiegazioni – ipotizza il presidente di Antigone Campania – O a Napoli, negli ultimi tempi, sono aumentati i disagiati psichici autori di reato, oppure la cultura della cura extra-muraria, che sta permeando una parte della magistratura di sorveglianza, non ha ancora fatto breccia nell’ufficio Gip".

L'organizzazione istituzionale e giudiziaria – Il tribunale di Napoli Nord, istituito da poco, è provo dell'ufficio di sorveglianza; questo vuol dire che oggi, l'ufficio di Sorveglianza di Napoli, che già lavora in condizioni difficili, deve farsi carico dell'opg di Napoli e di quello di Aversa. Poi, fa notare il presidente di Antigone Campania, con la proroga di un anno della chiusura dell'opg e le novità sull'internamento, "c'è un problema di attualità: i percorsi individuali di dimissione di ogni persona devono essere predisposti e inviati al ministero della Salute e alla competente autorità giudiziaria entro 45 giorni dalla data di entrata in vigore della legge". I 45 giorni sono scaduti, e c'è già chi parla di un commissario pronto per la Campania: "L'auspicio è che per gli internati con misura di sicurezza scaduta ma senza ancora piano di dimissione, le porte del manicomio criminale si aprano subito", conclude Mario Barone.

La normativa sugli opg

La legge 81 del 2014 ha prorogato di un altro anno il termine per la chiusura degli opg al 31 marzo 2015. Ci sono state, però, delle novità degne di nota: l'adozione, di norma, di misure alternative all'opg; il divieto di internare o prolungare l'internamento di una persona in oggettive difficoltà economiche e sociali o lasciata senza cure; la durata massima della misura di sicurezza in opg non può essere superiore a quella della pena per il reato corrispondente; gli obblighi di verifica cui sono sottoposte le Regioni per l'adeguamento delle nuove norme. Al posto degli opg dovranno sorgere le Rems, gestite dalle Regioni, che però vengono chiamate anche "mini opg". Secondo la legge approvata recentemente, le Regioni possono potenziare i servizi alternativi. Ma intanto, non cessano gli internamenti. E poi, altro punto dolente, tornano ad essere fondamentali con la nuova legge, i servizi pubblici -con finalità di cura, non di custodia-, sia per la dimissione degli attuali internati, che per prevenire e far cessare altri ricoveri in Opg e Rems. E con i tagli, le spending review e quant'altro, non c'è da stare sereni.

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