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Omosessuali e società italiana, il peso dei numeri (e della discriminazione)

Diffusi in occasione della giornata internazionale contro l’omofobia gli ultimi dati dell’Istat sul rapporto tra popolazione omosessuale e società italiana.
A cura di Nadia Vitali
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L'azione contro l'omofobia «deve tradursi nella condanna in tutte le sedi non solo, come è ovvio, di ogni forma di violenza ma anche, e ciò è assai meno scontato, di ogni atto di prepotenza e di ogni provocazione capace di alimentare, specie in alcune fasce sociali, la cultura dell'intolleranza» con queste parole Gianfranco Fini ha aperto il convegno tenutosi presso la Sala del Mappamondo di Montecitorio in occasione della Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia, nell'ambito del quale è stata presentata l'ultima indagine Istat redatta su incarico del Ministero delle Pari Opportunità dal titolo La popolazione omosessuale nella società italiana. «Il percorso di superamento di timori e pregiudizi è stato avviato da tempo anche in Italia ma, ciononostante, il nostro è cammino ancora lungo e difficile»: affermazione confortata da numeri che disegnano uno scenario in cui la cultura della tolleranza nei confronti di omosessuali non è ancora uniforme.

Discriminazione – Secondo il 61.3% dei cittadini tra i 18 ed i 74 anni presi in esame, gli omosessuali sarebbero abbastanza o molto discriminati, percentuale che sale all'80.3 per transessuali: una condanna da parte del 73% della popolazione arriva nei confronti di comportamenti discriminatori verso le persone omosessuali. Fanno da contrappeso a questi dati, tuttavia, il 41.4% di italiani per il quale è "inaccettabile" l'ipotesi di un insegnate di scuola elementare omosessuale, il 28.1% che pensa che un omosessuale non possa essere medico ed un 24.1% che non vorrebbe un politico gay. In risposta, il 40.3% degli omosessuali/bisessuali dichiara di essere stato vittima di discriminazione riconducibile all'orientamento sessuale, a fronte del 27.9% degli eterosessuali, in diversi settori ed ambiti: a scuola o all'università (24% contro 14.2%), nel lavoro (22.1% contro 12.7%); e ancora nella ricerca di una casa, 10.2%, nei rapporti con il vicinato, 14.3%, nell'accesso a servizi sanitari, 10.2%, o anche in locali ed uffici pubblici o sui mezzi di trasporto, per un totale del 53.7% degli individui intervistato che dichiara di aver subito discriminazioni.

Vecchi stereotipi e nuove aperture – In base al campione preso in esame, è stato osservato come giovani, donne e cittadini residenti in Italia centrale siano coloro i quali mostrano un'apertura maggiore nei confronti degli omosessuali; nelle medesime regioni centrali, tra i giovani e tra gli uomini, la maggiore densità di persone che si sono dichiarate omosessuali o bisessuali, per un totale di circa un milione, mentre altri due milioni di italiani hanno dichiarato di aver provato nella propria vita attrazione sessuale, innamoramento o rapporti sessuali con persone dello stesso sesso. «L'omosessualità è una malattia», «l'omosessualità è immorale», «l'omosessualità è una minaccia per la famiglia»: sono tutte affermazioni con cui dissente oltre il 70% degli italiani, mentre il 65.8% è d'accordo con la frase «si può amare una persona dell'altro sesso oppure una dello stesso sesso, l'importante è amare». Quasi un 60% dei rispondenti ritiene accettabile che un uomo o una donna possano avere relazioni affettive o sessuali con una persona dello stesso sesso, anche se resta ancora un 55.9% che sostiene che «se gli omosessuali fossero più discreti sarebbero meglio accettati».

Famiglia e famiglie – Se il 62.8% degli italiani intervistati ritiene giusto che una coppia di conviventi omosessuali possa avere gli stessi diritti di una coppia sposata e il 43.9% che gli omosessuali possano sposarsi qualora lo desiderino, la percentuale scende a circa il 20% rispetto alla possibilità dell'adozione di un bambino. Ma la famiglia costituisce una difficoltà per gli omosessuali anche rispetto a quella d'origine: appena il 20% dei genitori è consapevole della situazione dei figli, dato che cresce per i fratelli (45.9%). Per lo più sono i colleghi (55.75) ma soprattutto gli amici (77.4%) i più informati in merito all'orientamento sessuale: a conferma del fatto che, per quanto molta strada sia stata fatta in direzione di un maggiore rispetto della "diversità", in Italia c'è ancora molto lavoro da fare per «fondare sulla tolleranza l'ideale di giustizia».

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