Opinioni
Delitto di Avetrana: l'omicidio di Sarah Scazzi
20 Settembre 2016
13:42

Omicidio Scazzi, le motivazioni: Sarah racconta nel diario la gelosia ossessiva di Sabrina

Una persona dalla ridotta maturità e dalla ridotta capacità critica che, insieme alla madre Cosima Serrano avrebbe compiuto l’omicidio di Sarah e spinto, sempre insieme alla madre, il padre Michele Misseri ad auto-accusarsi del delitto, succube delle donne della famiglia. E’ questo il quadro che emerge dalle motivazioni redatte dai giudici d’Appello che condannano all’ergastolo di Sabrina Misseri e Cosima Serrano depositate lo scorso 29 agosto.
A cura di Charlotte Matteini
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Delitto di Avetrana: l'omicidio di Sarah Scazzi

Ricostruzioni implausibili, quelle fornite da Sabrina Misseri ai giudici della Corte d'Assise d'Appello. Un atteggiamento agitato, incompatibile con una scomparsa di pochi minuti, tempistiche incompatibili con la realtà dei fatti, una personalità dalla ridotta maturità e capacità critica. Così i magistrati descrivono Sabrina Misseri, sostenendo che lei e la madre Cosima Serranno sarebbero le autrici del delitto di Sarah Scazzi e che, manipolando il padre Michele Misseri l'avrebbero spinto a prendersi l'incombenza di nascondere il cadavere della nipote e auto-accusarsi dell'omicidio.

Nella mattinata del 29 agosto, dopo 13 mesi d'attesa, sono state depositate le motivazioni relative alla conferma della condanna all'ergastolo di Sabrina Misseri e Cosima Serrano per l'omicidio di Sarah Scazzi avvenuto il 26 agosto del 2010 ad Avetrana. Le motivazioni tanto attese sono state depositate in cancelleria dal giudice relatore Susanna De Felice, finita al centro di un'aspra polemica a causa dei continui rinvii richiesti per la stesura delle 1277 pagine che compongono la sentenza di condanna, rinvii che hanno portato al raggiungimento della decorrenza dei termini di custodia cautelare di Sabrina Misseri che, come disposto dall'articolo 303 del Codice di Procedura Penale, scadranno il 15 ottobre, ovvero a sei anni di distanza dall'arresto avvenuto nel 2010.

Il dispositivo che confermava la condanna di Sabrina Misseri e Cosima Serrano all'ergastolo per l'omicidio della quindicenne Sarah Scazzi venne reso pubblico il 27 luglio del 2015, ma per oltre 13 mesi le parti in causa – ovvero i difensori delle imputate e quelli della parte civile – hanno atteso il deposito delle motivazioni. Senza questo documento, infatti, nessuna delle due parti aveva la possibilità di predisporre il ricorso in Cassazione per arrivare all'ultimo grado di giudizio, quello di merito, che sarebbe servito a sancire l'innocenza o la colpevolezza definitiva delle imputate. Dal 29 agosto 2016, quindi, decorrono i 45 giorni di tempo che gli avvocati delle parti in causa hanno a disposizione per redigere il ricorso e accedere quindi a un giudizio di merito degli Ermellini, che dovranno quindi analizzare il caso e vagliare l'esatta osservanza e l'uniforme interpretazione della legge e, di conseguenza, dello svolgersi del processo e delle sentenze emesse da Corte d'Assise e Corte d'Assise d'Appello.

Un ricorso, quello in Cassazione, che sicuramente verrà presentato dagli avvocati delle imputate Cosima e Sabrina Misseri, che già in occasione della sentenza di primo grado sostennero che i giudici di Primo Grado, in mancanza di prove certe, avessero colmato le lacune dell'impianto accusatorio con "una serie di congetture gratuite, colmando la mancanza di prove con invenzioni". Nelle oltre 1200 pagine di motivazione viene quindi ricostruito tappa per tappa, in maniera certosina, lo svolgersi dei fatti che, secondo i giudici della Corte d'Assise d'Appello, avrebbero poi portato all'omicidio della ragazzina. Secondo la difesa di Cosima Serrano e Sabrina Misseri, però, i giudici avrebbero travisato numerosi elementi che, da indizi labili, si sarebbero trasformati in granitiche prove d'accusa.

Le motivazioni di primo grado

Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, con la quale Sabrina Misseri e la madre Cosima Serrano sono state condannate all'ergastolo e che i giudici della Corte d'Assise d'Appello sostanzialmente tendono a confermare anche in secondo grado, Sabrina viene descritta come una ragazza con un “profilo caratteriale connotato da accenti di irruenza e aggressività”. Sabrina, secondo i giudici, sarebbe l'autrice materiale del delitto, aiutata dalla madre Cosima. Anche per quanto riguarda l'alibi, secondo il collegio d'Appello, Sabrina avrebbe cercato di costruirsi un alibi e avrebbe utilizzato il cellulare di Sarah per mandarsi dei messaggi, come per testimoniare il fatto che le due non fossero insieme in quei momenti e che nulla potesse sapere Sabrina di ciò che era appena accaduto. Secondo l'Accusa, però, quando i messaggi e gli squilli sarebbero partiti dal cellulare di Sarah, la ragazza sarebbe stata già quasi priva di conoscenza.

Sempre nella sentenza di primo grado, si ritrova anche la posizione di Michele Misseri, che dapprima confessa l'omicidio della nipote, poi fa ritrovare il corpo di Sarah e il 15 ottobre del 2010, durante un interrogatorio, accusa la figlia Sabrina, che viene subito arrestata. Secondo la Corte, nonostante le numerose ritrattazioni, "non sussiste alcun ragionevole motivo per il quale Michele Misseri avrebbe dovuto accusare ingiustamente, provocandone la sua carcerazione, proprio la figlia prediletta Sabrina e non altri soggetti".

Le motivazioni della Corte d'Assise d'Appello: il movente

Come già anticipato, le motivazioni redatte dalla giudice relatore Susanna De Felice ricalcano pressoché totalmente il quadro accusatorio e la ricostruzione dei fatti dei giudici di primo grado. Secondo la Corte d'Assise d'Appello. Secondo i magistrati, Michele Misseri si sarebbe auto-accusato perché fortemente succube delle donne della famiglia e "subiva fortemente il condizionamento delle proprie congiunte" che gli avrebbero detto che cosa dire "suggerendogli delle verità che egli doveva sostenere per accreditarsi come unico autore dell'omicidio, ma che non conosceva, essendo rimasto estraneo alla vicenda omicidiaria".

Il movente dell'omicidio di Sarah Scazzi ruota tutto attorno all'infatuazione di Sabrina Misseri nei confronti di Ivano Russo, il ragazzo da cui anche la cugina quindicenne sembrava essere attratta. Secondo la ricostruzione dei fatti esposta nelle motivazioni, sebbene Sabrina Misseri abbia più volte negato l'innamoramento e sostenuto si trattasse di una banale infatuazione sessuale e non di amore vero e proprio, i giudici sottolineano come diversi testimoni abbiano invece a più riprese parlato dei sentimenti che Sabrina nutriva per Ivano e che la ragazza avesse inoltre un'ossessione per lui e che, dunque, il ridimensionamento della questione sarebbe finalizzato alla costruzione di un alibi. L'ossessione, stando alla ricostruzione dei giudici, "diventava più intensa man mano che Russo cercava di sottrarsi ad una relazione stabile con lei".

Durante una serata a cui Sabrina non aveva partecipato, a cui invece era presente Russo con altre due persone, Sarah riceve un messaggio in cui la Misseri le chiede chi sarebbe stato accompagnato a casa per ultimo da Ivano. Leggendolo ad alta voce, i presenti furono tutti concordi nel sostenere che Sabrina nutrisse sentimenti di gelosia nei confronti della cugina, ipotesi corroborata dal fatto che al messaggio seguì un lungo scambio di sms con un'amica presente alla serata, a cui Sabrina chiese di raccontarle tutti i dettagli dell'uscita. Questa ossessione sembrava aver incrinato i rapporti tra le due ragazze, tanto che il 10 luglio Sarah scrisse nel suo diario: "Sabrina sta facendo la stronza con me e non mi fa più uscire. La odio".

I giudici, quindi, sostengono che Sabrina nutrisse un interesse morboso nei confronti di Ivano e proprio questa ossessione avrebbe alterato la percezione della realtà e portato la ragazza a considerare la cugina Sarah come un grosso pericolo, pericolo aggravato dal fatto che la quindicenne nutrisse anch'essa un interesse per Russo e da lui spesso cercasse coccole e attenzioni. Dopo una lite avvenuta tra Sabrina e Ivano, che pose fine alla loro storia e in cui inconsapevolmente Sarah aveva avuto un ruolo, la quindicenne – secondo l'imputata – non avrebbe preso le difese della cugina, ma anzi l'avrebbe anche "pubblicamente denigrata" la sera del 21 agosto 2010. Subito dopo Sarah partì per San Pancrazio, per stare qualche giorno con un'altra cugina, e lì i rapporti tra lei e Sabrina si interruppero fino al 25 agosto. Sabrina non rispose ai messaggi e agli squilli di Sarah e sostenne di non averlo fatto perché offesa dalla partenza della quindicenne, che aveva preferito un'altra cugina a lei. Quella sera, però, le ragazze uscirono insieme, ma la mattina dopo Sarah, quella del 26 agosto, nel suo diario scrisse:

"Ieri sera sono uscita un po' con Sabrina e la sua amica Mariangela, siamo andate in birreria per una Redbull veloce, poi siamo tornate a casa e Sabrina come al solito si è arrabbiata perché dice che quando c'è Ivano io sto sempre con lui. E ti credo, almeno lui mi coccola a differenza sua, potessi avere un fidanzato così!".

Questo screzio, unito all'accecante gelosia nutrita nei confronti della quindicenne a causa di Ivano, contribuì a creare le condizioni della lite che, secondo i giudici, portò alla morte di Sarah, uccisa per mano di Sabrina il 26 agosto 2010.

Michele Misseri, succube delle donne della famiglia

Secondo i giudici di secondo grado, una circostanza costituirebbe "indizio grave e preciso che, ancorché riguardante un momento successivo all'omicidio di Sarah Scazzi" e confermerebbe la responsabilità di Sabrina e Cosima in relazione ai reati a loro ascritti: il 27 agosto 2010, il giorno dopo la scomparsa di Sarah, "Cosima Serrano e Sabrina Misseri si recarono sui luoghi interessati all'attività di soppressione (del cadavere)" per "verificare se Michele Misseri, come da loro disposto, avesse ben adempiuto al compito di "far sparire il cadavere", una circostanza più volte negata dalla difesa delle imputate, ma che secondo i giudici sarebbe provata dai contatti telefonici rilevati dall'analisi dei tabulati, che avrebbe consentito la rilevazione delle celle agganciate e la conseguente localizzazione delle donne. Tutti gli imputati avrebbero giustificato la loro presenza nelle vicinanze del luogo in cui venne ritrovata Sarah sostenendo che dovessero controllare "la gradazione dell'uva" dei vigneti di proprietà della sorella Valentina Misseri, giustificazione che i giudici ritengono "francamente inverosimile".

Il falso alibi creato da Sabrina

Sabrina Misseri, inoltre, come già riportato dai giudici nelle motivazioni di primo grado, avrebbe cercato di costruirsi un finto alibi mandandosi sms e squilli dal cellulare di Sarah Scazzi, in modo tale a poter avere degli elementi da portare a sua difesa nel caso gli inquirenti l'avessero interrogata. Messaggi e chiamate che però, secondo i giudici, sarebbero stati inviati quando la quindicenne era già stata caricata, esanime, nella Marbella di proprietà della famiglia Misseri. Gli inquirenti ritengono che alle 14.42, l'ora in cui Sabrina chiamò Sarah sul cellulare, la ragazza fosse già priva di vita e questo costituirebbe uno dei punti di falsità rilevati dalla Corte nell'alibi dell'omicidio fornito dalla Misseri.

La diretta responsabilità delle autrici dell'omicidio Cosima Serrano e Sabrina Misseri è riconosciuta da numerosi elementi probatori, scrivono il relatore della sentenza. In un "soliloquio intercettato all'interno della sua autovettura il 5 ottobre 2010" Michele Misseri avrebbe fatto indiretto riferimento alla richiesta di aiuto ricevuta dalle congiunte, "evidentemente attanagliato dai sensi di colpa per aver accettato il terribile incarico". L'otto novembre del 2010, durante un colloquio con la nipote Maria Greco, Misseri avrebbe appellato se stesso e le congiunte utilizzando il termine "furbacchioni", in relazione al fatto che il piano criminale messo a punto dalla famiglia Misseri fosse stato scoperto dagli inquirenti.

Difesa: "Le interpretazioni dei giudici travisano le prove"

Tra le altre numerose prove utilizzate dai magistrati per valutare la diretta responsabilità delle due imputate ci sarebbero alcuni colloqui registrati e trascritti di Cosima Serrano e Sabrina Misseri, le quali in certi momenti della loro detenzione si lasciano andare e pronunciano frasi di scoramento. Secondo la difesa, però, le interpretazioni fornite dai giudici – in particolare di uno sfogo della Serrano – sarebbero un "ennesimo travisamento della prova" e che i giudici avrebbero trasformato il "lamento di una povera donna che si è vista il mondo crollare addosso dopo una vita di lavoro", decontestualizzando "un'affermazione per estrapolarne un riferimento insulso e privo di qualsivoglia forza dimostrativa".

"Sabrina disinteressata alla scomparsa di Sarah"

"L'esiguità dei tentativi di chiamata che la Misseri effettuò sul telefono della cugina quello stesso 26 agosto (soltanto sette dalle ore 14:44:53 alle ore 17:11:25) e nei giorni successivi (altri 5 il 29 agosto, e due il 30 agosto e il 6 settembre) certamente denota un progressivo disinteresse verso le sorti della cugina, compatibile con la consapevolezza della sua morte". Secondo i giudici, infatti, se davvero Sabrina avesse amato Sarah come una sorella, come più volte sostenuto e ribadito, avrebbe agito in maniera differente nei momenti seguenti alla scomparsa della quindicenne.

Sabrina Misseri, sin dai primi momenti dell'omicidio, avrebbe intrapreso un'opera di depistaggio tesa ad accreditare l'ipotesi che Sarah fosse stata rapita lungo in percorso che conduceva a casa sua nascondendo a Concetta Serrano, madre di Sarah e sorella di Cosima, la circostanza che i suoi genitori fossero in casa nei momenti successivi alla scomparsa. Avrebbe inoltre cercato di "accreditare la tesi del rapimento per strada anche nelle ore successive, sia con l'entourage familiare, sia con gli amici, con i vicini e durante le interviste" concesse nei giorni precedenti l'arresto avvenuto il 15 ottobre 2010, spinto la polizia a indagare su altri soggetti di "dubbia reputazione, come lo zio Giacomo Scazzi, e cercato di nascondere la propria ossessione per Ivano Russo per non lasciar trapelare le recenti tensioni con la cugina Sarah a causa del ragazzo, tensione che una delle testimoni definì "palpabile".

La versione della superteste Anna Pisanò

Elemento fondamentale sarebbe anche la confessione stragiudiziale di Sabrina. Quando Michele Misseri venne interrogato e fece ritrovare il corpo di Sarah Scazzi e si auto-accusò dell'omicidio, Sabrina apprese la notizia durante una puntata di Chi l'ha visto che stava andando in onda in quei momenti e si sfogò con l'amica Anna Pisanò, superteste del processo: "L'hanno incastrato, papà ha confessato", dice Sabrina, sostenendo che chiunque "anche io, dopo sette ore sotto torchio messa, avrei detto che ho ucciso Sarah e dove l'ho messa, ma non l'ho fatto". Alle richieste di spiegazione dell'amica, Sabrina replica "Dopo tante ore ti viene da dire la verità e finirla là. Però io non l'ho fatto. Papà sì, io non sono stupida". Sabrina smentì la versione mai trascrittà né mai registrata fornita alla Pisanò e ritenuta in passato inattendibile e inutilizzabile dai giudici della Suprema Corte di Cassazione e dichiarò agli inquirenti di essersi chiesta come avesse fatto il padre a starsene zitto per 42 giorni e che lei non ce l'avrebbe fatta a comportarsi come lui".

Nonostante la difesa di Sabrina Misseri e Cosima Serrano avesse lamentato "una inusitata severità nei confronti di una giovane ragazza incensurata, autrice secondo la sentenza di un reato con dolo d'impeto rispetto alla quale è ragionevole e escludere ogni ipotesi di recidiva", ma che la Corte invece reputa una "persona di ridotta maturità e capacità critica", esattamente come per la madre Cosima Serrano, di fatto anch'essa priva di precedenti penali, "stante l'eccezionalità e l'irripetibilità dell'accaduto" chiesto l'applicazione di uno sconto di pena reputata eccessiva e sproporzionata, la Corte d'Assise d'Appello di Taranto ha confermato l'ergastolo a entrambe le imputate, in attesa del giudizio di merito che verrà emesso prossimamente dalla Corte di Cassazione.

 
Milanese, classe 1987, da sempre appassionata di politica. Il mio morboso interesse per la materia affonda le sue radici nel lontano 1993, in piena Tangentopoli, grazie a (o per colpa di) mio padre, che al posto di farmi vedere i cartoni animati, mi iniziò al magico mondo delle meraviglie costringendomi a seguire estenuanti maratone politiche. Dopo un'adolescenza turbolenta da pasionaria di sinistra, a 19 anni circa ho cominciato a mettere in discussione le mie idee e con il tempo sono diventata una liberale, liberista e libertaria convinta.
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