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Omicidio Pomarelli, Massimo Sebastiani: “Come posso guardare in faccia i miei genitori?”

“Come posso guardare in faccia i miei genitori e amici?” sono le parole che Massimo Sebastiani scrive, dopo aver ucciso Elisa Pomarelli, a Silvio Perazzi, il 68enne nella cui casa di Costa di Sariano, ha trovato rifugio per giorni. Dichiarazioni contraddittorie se confrontate con quanto scritto negli stessi fogli: “Elisa è scappata in autostop”.
A cura di Angela Marino
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"Come posso guardare in faccia i miei genitori e amici?", lo scrive Massimo Sebastiani nei dodici giorni che passa nascosto dopo aver ucciso Elisa Pomarelli. Sono parole di consapevolezza e di rimorso che stridono visibilmente con quanto scrive negli stessi fogli indirizzati all'amico Silvio Perazzi, il 68enne nella cui casa di Costa di Sariano, Massimo Sebastiani ha trovato rifugio per giorni. Mentre ammette di sapere che dovrà ‘affrontare tutto quanto', riferendosi presumibilmente alle conseguenze dell'omicidio e dell'essersi sottratto, mente raccontando di aver avuto con Elisa ‘una discussione' e che lei ‘offesa' sarebbe ‘andata in strada' e avrebbe ‘fatto l'autostop' verso Zena.

Passaggi poco chiari, enigmatici, riportati oggi dal quotidiano la Libertà, che lasciano trapelare frammenti di un inconscio che, dietro i racconti di fantasia di quello che è successo nel pollaio di Campogrande di Carpaneto, tradisce una consapevolezza profonda, anche di sé. ‘Sono bloccato emotivamente', scrive  in un italiano improvvisamente tecnico, da seduta di terapia, per poi riconoscere di aver ‘passato un periodo un po' depresso'. ‘Ma avrei sistemato tutto', assicura. Improvvisamente cambia destinatario e dall'amico passa direttamente a Elisa, il cui corpo ha lasciato, disponibile, in un fossato nel bosco all'aperto, dove va a visitarlo, toccandolo, parlandoci, come avrebbe voluto sempre fare con Elisa e non ha mai fatto, prima di seppellirlo quando, a detta sua, cominciava a ‘cambiare'. ‘Sono stremato Elisa, la fame, i pensieri'.

I cinque fogli lasciati nella buca delle lettere della casa di Perazzi a Costa di Sariani, sono ora al vaglio degli inquirenti e, come imprescindibile testimonianza dello stato mentale dell'operaio verranno considerati, anche più avanti. Silvio Perazzi, l'uomo che ha denunciato Sebastiani, continua a sostenere di non aver mai saputo che l'operaio fosse nascosto nella soffitta di casa sua.

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