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Omicidio patron TelePordenone, reo confesso non parla davanti al Gip: “Preoccupato per mio figlio disabile”

L’udienza di convalida del fermo di Loriano Bedin, reo confesso dell’omicidio dell’imprenditore Mario Ruoso, si è svolta al tribunale di Pordenone. Il 67enne ha scelto di non rispondere al pm. La Procura ha chiesto il carcere, mentre la difesa vorrebbe i domiciliari con braccialetto elettronico. Intanto attesa per l’autopsia sul corpo del patron di TelePordenone.
A cura di Biagio Chiariello
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Mario Ruoso
Mario Ruoso

L’udienza di convalida del fermo di Loriano Bedin, il 67enne che ha confessato l’omicidio di Mario Ruoso, si è svolta davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pordenone ed è durata poco meno di tre quarti d’ora. Al termine dell’udienza il giudice si è riservato la decisione sulla convalida del fermo e sull’eventuale permanenza dell’uomo in carcere.

Bedin, tecnico progettista di ponti radio e per molti anni collaboratore della televisione locale fondata da Ruoso, è attualmente detenuto nella casa circondariale di Pordenone. È accusato di aver ucciso l’87enne imprenditore – storico fondatore di TelePordenone – colpendolo con un tubo metallico lungo circa 71 centimetri all’interno dell’attico dove la vittima viveva a Porcia, in provincia di Pordenone.

Omicidio patron TelePordenone, il silenzio del reo confesso davanti al pm

Durante l’udienza Bedin ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande della sostituta procuratrice Federica Urban, titolare delle indagini. L’unica dichiarazione fatta davanti al giudice riguarda la situazione familiare: l’uomo ha detto di essere preoccupato per il figlio disabile.

La Procura ha chiesto che venga confermata la misura cautelare in carcere. La difesa, rappresentata dall’avvocato Giorgio Mazzuccato, ha invece avanzato richiesta di arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. Secondo il legale non sussisterebbero i presupposti per la detenzione preventiva: a suo giudizio non vi sarebbe un concreto pericolo di fuga, né il rischio di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato.

L’aggressione nell’attico di Mario Ruoso

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Ruoso stava rientrando nel suo attico quando sarebbe stato sorpreso all’ingresso da Bedin. L’aggressione sarebbe avvenuta senza una lite precedente. Gli investigatori ipotizzano un attacco improvviso, culminato con diversi colpi inferti con una spranga o tubo metallico.

A chiarire con precisione le cause della morte sarà l’autopsia, fissata per martedì pomeriggio. L’esame sarà eseguito dal medico legale Antonello Cirnelli, lo stesso che era intervenuto subito dopo il ritrovamento del corpo e che aveva già escluso una morte naturale o una caduta accidentale, ipotizzando fin da subito un fatto violento.

L’accertamento autoptico dovrà stabilire il numero dei colpi e la loro sequenza, elementi utili a ricostruire con maggiore precisione la dinamica dell’omicidio. Trattandosi di un accertamento irripetibile, anche la difesa potrà nominare un proprio consulente per assistere alle operazioni.

Il precedente dell’incendio per Loriano Bedin

Bedin risulta inoltre indagato per un altro episodio che riguardava la vittima: l’incendio avvenuto nel luglio 2025 all’autosalone Garage Venezia, struttura legata a Ruoso. In quell’occasione erano stati danneggiati un veicolo e alcuni documenti.

Su questo punto la difesa sottolinea che l’accertamento tecnico effettuato a novembre presso il comando dei vigili del fuoco di Venezia sugli indumenti indossati da Bedin il giorno del rogo avrebbe dato esito negativo: non sarebbe stata rilevata la presenza di sostanze comburenti. Per l’avvocato Mazzuccato questo elemento renderebbe probabile l’archiviazione di quel filone d’indagine.

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