Omicidio di Fabio Colapietro a Torino, la prof Formichetti cercava online “come disfarsi di un cadavere”
Prima il festino a base di droga, poi la colluttazione, i tentativi di rianimazione, e infine le ricerche su come liberarsi di un cadavere. Sono tutte le fasi che hanno portato alla morte del 39enne Fabio Colapietro, e alla distruzione del suo corpo.
A raccontare quello che è avvenuto davanti agli inquirenti della Procura di Torino è il 26enne Matheus De Oliveira Morando, indagato dell'omicidio. L'unico dei tre indagati a non essersi avvalso della facoltà di non rispondere.
Il suo racconto inizia nel quartiere Mirafiori, nell'area nord di Torino, nella casa presa in affitto dalla 46enne Nicole Formichetti, professoressa di italiano recentemente separatasi dal marito. Sarebbe stata lei, nelle ore dopo il delitto, ad aiutare il 26enne a sezionare il cadavere, dopo aver cercato online come fare. Ai margini ci sarebbe poi la 22enne italo-filippina Keith Butig.
Tutti e tre la notte tra il 21 e il 22 settembre erano presenti nell'appartamento di via Giuli dove Colapietro è stato ucciso per poi essere smembrato. Quello che resta in parte viene chiuso in sacchi neri della spazzatura, e in parte impastato nel cemento.
A portare la Polizia a bussare alla porta di Formichetti, scoprendo così quello che era successo, è stato proprio De Oliveira Morando, come spiega a Fanpage.it il suo avvocato Wilmer Perga: "Non voleva uccidere. Dopo la colluttazione gli ha fatto la respirazione bocca a bocca. Appena uscito da casa della professoressa lui ha subito chiamato la madre per dirle quello che era successo, e la madre lo ha convinto a telefonare alla Questura".
Perchè è nata la colluttazione tra De Oliverira e Colapietro
De Oliveira Morando, Butig e Colapietro si trovavano in casa della prof Formichetti per consumare crack. Quattro persone con background totalmente diversi, accomunate solo dal consumo di stupefacenti e da un luogo che ai torinesi è ben noto come punto di incontro per l'acquisto e l'uso di droga: Parco Sempione. Qui si sarebbero conosciuti De Oliveira Morando e Butig, e quest'ultima avrebbe portato il ragazzo in casa della prof per la prima volta il 20 settembre, la sera del delitto.
Qui, a un certo punto della serata, De Oliveira Morando si addormenta, e Colapietro avrebbe approfittato di questo momento per tentare di derubarlo di un braccialetto. Il 26enne si è accorto di quello che stava succedendo e ne sarebbe nata una colluttazione fatta di calci e pugni, nella quale ha avuto la peggio il 39enne.
"A un certo punto, Colapietro smette di respirare e De Oliveira Morando si spaventa. Per un paio d'ore fa tentativi di rianimazione: respirazione bocca a bocca e massaggio cardiaco. Ma è inutile". Sarà l'autopsia, il cui incarico verrà conferito mercoledì 29 settembre, a fare luce sull'esatta causa del decesso.
La prof e il 26enne hanno smembrato il cadavere, la 22enne è rimasta in disparte
Quando si rendono conto che non c'è più nulla da fare, i partecipanti al festino finito in tragedia lasciano lì il corpo, e continuano a drogarsi. Il giorno dopo, però, cercano su internet il modo con cui "disfarsi di un cadavere". Decidono di smembrarlo, e per farlo vanno nella ferramenta più vicina dove acquistano gli attrezzi, la busta, il cemento. L'idea è quella di impastare il corpo nel cemento. Dopodiché chiudono la restante parte del cadavere in una valigia e la gettano nel fiume. Poi ritornano a casa della prof. Qui le loro strade si dividono.
Secondo la testimonianza rilasciata da De Oliveira Morando, la 22enne Butig sarebbe rimasta in disparte durante le operazioni di smembramento. Solo la prof avrebbe partecipato attivamente a questa fase e a quella delle ricerche in rete, ma durante il suo interrogatorio non l'ha mai definita "Satana".
Al momento, solo sul giovane pende l'accusa di omicidio, mentre a carico delle due donne c'è il favoreggiamento e la soppressione di cadavere. Per Perga però il reato di cui è accusato il suo assistito dovrebbe essere rivisto: "Lui era in cura presso il centro di salute mentale ed era seguito dal Sert. Adesso parlerò con il medico che lo aveva in cura, però è chiaro che il comportamento successivo fa pensare che certamente non volesse uccidere e che si possa ipotizzare un omicidio preterintenzionale".
Ora saranno le indagini a chiarire le responsabilità e il ruolo di ognuno.
"La prof non è Satana, è una donna sprofondata in un baratro"
Alessandro Bellina, avvocato del collegio difensivo della prof Formichetti insieme a Chiara Romano, raggiunto da Fanpage.it, sottolinea che la sua cliente "non è Satana, come è stata definita sui giornali. È una donna normale precipitata in un baratro".
Formichetti non ha risposto alle domande degli inquirenti durante l'udienza di convalida del fermo perché si trova in una "situazione psicologica molto delicata", sottolinea Bellina. "È al suo primo ingresso in caccia, nel contesto e con il tipo di accuse che le vengono mosse, e reduce da diverse notti passate in questura. Non era nelle condizioni di affrontare un interrogatorio di questa portata".
La professoressa insegnava italiano agli studenti delle superiori e ha lavorato fino alla chiusura dell'anno scolastico il 26 luglio, per poi decidere di prendersi un anno di aspettativa. I motivi non sono ancora noti, ma l'abuso di sostanze potrebbe avere giocato un ruolo non secondario.
La sua vita era quella di una persona normale: la laurea e poi il percorso per diventare docente. Le colleghe non riescono a crederci, e in questi giorni le hanno inviato messaggi di stupore e dispiacere. Lei non ha potuto riceverli perché si trova in carcere, e a raccoglierli è stato il suo avvocato. "Al di là delle aule di giustizia è necessario farle riprendere il filo della sua vita che evidentemente è stato tagliato. Se una professoressa è finita in una situazione del genere bisogna andare oltre le indagini classiche che sono quelle della Procura, e cercare il lato umano di questa tragedia".