Ucciso e fatto a pezzi a Torino, De Oliveira ha videochiamato più volte la ex: “Devo comprare il cemento”
Christian Matheus De Oliveira ha chiamato più volte la ex dicendo di dover compare del cemento dopo aver ucciso Fabio Colapietro, il 39enne fatto a pezzi in un appartamento di Torino dopo una lite per un braccialetto al culmine di festini a base di droga di ogni tipo andati avanti per giorni. È quanto emerge dall'ordinanza del gip Antonio Borretta cha ha disposto l’arresto in carcere per l’uomo e per le altre due persone presenti nell’abitazione, la professoressa Nicole Formichetti, proprietaria di casa, e l’amica 22enne Keith Butig.
A ricostruire i fatti è stata la stessa ex compagna del 26enne reo confesso dell’omicidio, ascoltata dagli inquirenti poco dopo la scoperta del cadavere, avvenuta a seguito della telefonata al 112 dello stesso De Oliveira. Oltre alla madre, infatti, l’uomo aveva chiesto di incontrare anche lei la sera in cui ha deciso di raccontare l’orrore che si era consumato nell’abitazione dove lui avrebbe strangolato la vittima per una lite per un presunto tentativo di furto ai suoi danni.
L'ex compagna lo ha incontrato intorno alle 21.35 del 24 settembre vicino a un supermercato dopo una sua richiesta telefonica. "È stato Matheus stesso ad avvisare la madre, voleva parlare con entrambe" ha detto l’ex compagna raccontando che durante l'incontro il 26enne era "molto vago" ma “piangeva, si disperava ed era in stato di forte shock”. "Avevo capito che era successo qualcosa di brutto ma nello stesso tempo non volevo saperlo e lo interrompevo mentre parlava dicendogli di rivolgersi a chi di competenza, in quanto io non volevo essere coinvolta nei suoi casini" ha affermato la donna. Dietro sua insistenza e della madre, l’uomo infine ha chiamato il 112.
Nei giorni precedenti, però, aveva cercato contatto con la ex più volte con audio e diverse videochiamate successive al delitto che, secondo gli inquirenti, sarebbe avvenuto nell’appartamento nella notte tra il 20 e il 21 settembre. La prima videochiamata risale a mercoledì 23 settembre. "Matheus mi ha fatto una videochiamata su WhatsApp, in cui l'ho visto in forte stato confusionale, non si capiva bene cosa stesse dicendo. Si trovava in un'abitazione che io non conosco. Non era in compagnia di nessuno o almeno dalla videochiamata non sembrava. Io mi sono un po' allarmata di questa situazione. Mi parlava di cemento, che avrebbe dovuto comprare del cemento per l'esattezza, Poi mi mostrava in una frazione di secondo dei guanti e dello scotch" ha rivelato la donna.
Per pm e giudice, si tratta di materiale che è stato poi usato per occultare i resti del cadavere di Fabio Colapietro dopo averlo fatto a pezzi. I resti del 39enne infatti sono stati ritrovati in 16 diversi contenitori, tra sacchi e bidoncini con calce a presa rapida.
Già martedì 22 settembre, però, secondo la testimonianza della donna, De Oliveira le aveva inviato un messaggio audio strano. Diceva che "era troppo tardi perché c'era stato un danno, era molto agitato e sperava che la situazione potesse sistemarsi”. Poi avrebbe detto che avrebbe avvertito la polizia, ma che prima doveva stabilizzare la situazione in cui si trovava perché era in pericolo anche lui.
Il 24 settembre infine un'altra videochiamata: "Mi ha fatto una videochiamata alle 18:00 circa dove si vedeva che lui era in un negozio e ho visto che stava comprando del cemento. Lui mi detto che era per aiutare un suo amico ma poi mi ha detto: ‘Non mi fare pensare che mi vengono i conati di vomito'. In quel momento è diventato di nuovo scosso e ha spento la videochiamata dicendo che doveva andare a pagare".
Elementi che hanno spinto il giudice a sottolineare nel provvedimento di custodia la determinazione mostrata dagli indagati nei tentativi di eliminare il cadavere. Proprio sui ruoli esatti dei tre indagati nell’occultamento dei resti della vittima, però, si indaga ancora per accertare le responsabilità precise dei tre che danno versioni differenti. Nelle prime dichiarazioni Matheus infatti ha parlato di una presunta regia della professoressa nell’idea di fare sparire il corpo mentre la 22enne ha riferito di aver solo comparato gli oggetti ma di non aver partecipato allo smembramento. La professoressa invece al momento si è avvalsa della facoltà di non rispondere.