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Omicidio del capotreno a Bologna, il gip: “Jelenic altamente pericoloso”, confermato il carcere

Il gip di Bologna ha confermato il carcere per Marin Jelenic, accusato dell’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio il 5 gennaio alla stazione di Bologna. Nell’ordinanza parla di “pulsione criminale” e alta pericolosità, anche e soprattutto per l’assenza di un movente.
A cura di Biagio Chiariello
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La "incontrollata pulsione criminale", unita a precedenti penali e alla costante disponibilità di armi, rende "quasi certa la commissione di ulteriori delitti contro la persona". È su queste valutazioni che il gip di Bologna, Alberto Ziroldi, fonda la decisione di mantenere in carcere Marin Jelenic, il cittadino croato di 36 anni accusato dell’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, ucciso il 5 gennaio scorso nel parcheggio dei dipendenti della stazione di Bologna.

Nell’ordinanza, il giudice descrive Jelenic come un soggetto "marcatamente antisociale", con quattro denunce e un precedente per lesioni, ritenuto socialmente pericoloso anche in assenza di un movente definito. Proprio la mancanza di una ragione apparente alla base del delitto, sottolinea Ziroldi, amplifica il rischio di recidiva: tra vittima e indagato non risultano rapporti pregressi né finalità di lucro, dato che nulla è stato sottratto dopo l’aggressione. Un’ipotesi, definita però meramente congetturale, è che la comune frequentazione dell’area ferroviaria — Ambrosio per lavoro, Jelenic per il suo continuo girovagare — possa aver creato un contatto occasionale. In alternativa, resta lo scenario di un reato a "vittima indistinta", maturato senza alcuna causa riconoscibile.

Jelenic era stato fermato la sera dell’Epifania alla stazione di Desenzano del Garda, meno di 24 ore dopo l’omicidio. L’arresto era stato inizialmente convalidato dal gip di Brescia; ora anche il tribunale di Bologna, valutando le esigenze cautelari, ha disposto la custodia in carcere alla Dozza. Nei prossimi giorni il pubblico ministero Michele Martorelli lo interrogherà: davanti al giudice bresciano, il 36enne si era avvalso della facoltà di non rispondere.

Dagli atti emerge un quadro già noto alle forze dell’ordine. In Italia dal 2019, Jelenic aveva riportato nel 2025 una condanna a due anni con pena sospesa per porto abusivo di armi, tentato furto, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. In più occasioni era stato denunciato per il possesso di coltelli e lame. Dal 23 dicembre scorso era destinatario di un ordine di allontanamento dal territorio nazionale disposto dal prefetto di Milano, mai eseguito.

Le indagini proseguono ora sul fronte tecnico. La polizia scientifica analizzerà le armi sequestrate al momento dell’arresto e la lama trovata vicino al luogo del delitto, oltre agli abiti indossati dal 36enne: su una scarpa è stata isolata una macchia di sangue che potrebbe appartenere alla vittima. La Squadra mobile vuole  cercando di chiarire se tra Jelenic e Ambrosio vi siano stati contatti precedenti o motivi di rancore. Un nodo che, al momento, resta irrisolto e che contribuisce a delineare, secondo il gip, un profilo di pericolosità elevata e non contenibile con misure diverse dal carcere.

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