Olindo Romano intervistato sulla strage di Erba: “Prova del sangue sul battitacco creata dai carabinieri”

Olindo Romano è il protagonista dell'intervista esclusiva di questa sera di Cinque Minuti e Porta a Porta. Nella serata di giovedì 16 aprile, l'uomo, condannato insieme alla moglie Rosa Bazzi per la strage di Erba, avvenuta nel dicembre 2006, ha risposto alle domande del giornalista Bruno Vespa. L'intervista arriva dopo la richiesta dell'ex pm Cuno Tarfusser di verificare l'operato dei giudici che riesaminarono il caso dei due coniugi condannati per la strage di Erba.
Secondo Tarfusser, infatti, non furono valutate adeguatamente gli elementi a favore della coppia e le presunte pressioni dei carabinieri sui due per ottenere una confessione. Per l'ex pm, inoltre, avrebbe dovuto essere valutata diversamente la vicenda del supertestimone Mario Frigerio, il cui racconto sarebbe stato "suggerito" a un certo punto dal luogotenente Gallorini.
L'intervista è andata in onda alle 20.10 su Rai1 durante la trasmissione Cinque Minuti condotta da Bruno Vespa. "Chi sono io? Un uomo pacifico innamorato della moglie – ha detto Olindo Romano rispondendo alla domanda di Vespa -. Dieci mesi dopo la nostra confessione di ormai 19 anni fa ci siamo professati innocenti, ma quell'ammissione di colpa era stata suggerita a noi dal nostro avvocato dell'epoca, avrebbe dovuto essere una strategia".
Romano e Bazzi confessarono di aver ucciso Raffaella Castagna, il figlioletto di 2 anni, la nonna Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini. Scampò alla strage Mario Frigerio, poi diventato un testimone chiave. Davanti allo psichiatra Picozzi, che avrebbe dovuto effettuare la perizia sui due, Rosa Bazzi riferì di essersi sentita "sollevata" ad ogni colpo inferto su Castagna e Galli.
"Non è vero, non c'era odio nei confronti di queste donne – ha invece detto Olindo Romano al giornalista -. La frase detta da mia moglie non fa parte della confessione, ma della perizia di Picozzi. È vero, lo ha detto, ma da quella conversazione mancano dei pezzi".
"Ci siamo professati innocenti 10 giorni dopo la prima confessione perché l'avvocato difensore dell'epoca ci suggerì di ammettere una colpa che non abbiamo dicendoci che ci avrebbe tirato fuori dai guai. I carabinieri ci avevano prospettato 4 o 5 anni di carcere". Incalzato sui dettagli forniti durante la confessione e sconosciuti perfino agli investigatori, Romano ha risposto di aver "inventato" sulla base di elementi mostrati dagli investigatori. "Quando abbiamo detto di aver usato i cuscini per soffocare le urla delle vittime, è stato solo perché li abbiamo notati nelle foto che ci sono state mostrate dalle autorità". Sulla cena fatta insolitamente tardi rispetto al solito nella serata del delitto, Olindo ha affermato di non aver mai avuto con la moglie una routine particolare per cenare. "Abbiamo esibito lo scontrino del fast food nel quale eravamo stati, non ricordo però bene se lo abbiamo fatto appena i carabinieri hanno bussato alla nostra porta".
Romano ha "riscritto" anche le indagini effettuate sul battitacco della sua auto dai carabinieri. Le tracce ematiche della vicina di casa, Valeria Cherubini, secondo l'uomo condannato in via definitiva all'ergastolo per la strage di Erba, non sarebbero mai state presenti sull'automobile. "Potrebbero essere state portate dai carabinieri per errore oppure, non avendo trovato niente, sono state inserite appositamente in una provetta".
Incalzato da Vespa sul fatto che un'accusa simile equivarrebbe a un reato compiuto dalle forze dell'ordine, Romano ha confermato quanto detto poco prima. "Ne sono consapevole", ha sottolineato prima di dire, inoltre, di non sentire di dovere delle scuse al padre di Castagna. "Avremmo potuto farlo per le liti di vicinato, ma per cosa altro avremmo dovuto scusarci?".