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Cambiamenti climatici

Olimpiadi invernali 2026, a Cortina si stanno abbattendo 500 larici secolari per realizzare la pista di bob

Gli alberi secolari lasceranno spazio a una pista di cemento armato del costo di oltre 120 milioni di euro posizionata nel bel mezzo della conca ampezzana. La pista verrà utilizzata da una manciata di atleti delle discipline bob, skeleton e slittino.
A cura di Davide Falcioni
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Centinaia di larici secolari verranno abbattuti nei prossimi giorni per fare spazio allo "Sliding Center", la pista di bob delle Olimpiadi di Milano Cortina del 2026. Le prime motoseghe per il taglio di almeno 500 alberi si sono accese ieri in un bosco della città veneta: gli arbusti lasceranno spazio a un'infrastruttura di cemento armato del costo di oltre 120 milioni di euro posizionata nel bel mezzo della conca ampezzana. La pista verrà utilizzata da una manciata di atleti delle discipline bob, skeleton e slittino e sulla realizzazione della costosissima opera da mesi si battono comitati e ambientalisti.

L'alternativa: a un'ora di distanza la pista di Innsbruck

A Giochi Olimpici finiti, infatti, sarà impossibile convertire la pista ad altro utilizzo e sarà sfruttabile solo dai praticanti delle discipline di bob e skeleton, cioè poche decine di atleti in tutta Italia. Ai costi economici vanno però aggiunti quelli ambientali: serviranno centinaia di migliaia di euro all'anno per la refrigerazione dell'impianto, a cui si aggiungerà l’impatto della deforestazione: secondo le stime del Club Alpino Italiano, per il funzionamento della pista andranno prelevati 3mila metri cubi d’acqua e sacrificati 25mila metri quadri di lariceto secolare; alberi che dovranno essere abbattuti per fare spazio al tracciato. Oltretutto l'alternativa c'è a poco più di un'ora di auto: a Innsbruck, in Austria, esiste già una pista di bob funzionante e il Comitato Olimpico Internazionale ha chiarito che nulla vieta di utilizzare quell'impianto.

Associazione e comitati sul piede di guerra: "No alla pista da bob di Cortina"

Lo "Sliding Center" di Cortina rischia di diventare una cattedrale nel deserto. Anzi, una colata di cemento tra le Dolomiti. Per la realizzazione dell'opera lo scorso 18 gennaio è pervenuta una sola offerta da parte dell'impresa Pizzarotti, che dovrà portare a termine i lavori in tempi record visto che i Giochi prenderanno il via tra meno di due anni. Contro la pista si sono schierate alcune tra le principali associazioni ambientaliste come Club Alpino Italiano, Federazione Pro Natura, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, Touring Club Italiano e WWF Italia, che hanno inviato, nelle scorse  settimane, una lettera al Presidente del CIO, Thomas Bach, in cui ribadiscono i motivi della propria opposizione all'opera.

Il progetto, sostengono, "è privo di ogni valutazione ambientale pur riguardando una delle più delicate valli alpine, di grande bellezza naturale e ricca biodiversità". Inoltre "mette a forte rischio la sicurezza degli atleti e del pubblico perché posticipa la scadenza per la consegna dei lavori e la pre-omologazione della pista dal 15 novembre 2024, data stabilita nel Dossier, ad aprile 2025 e perché fissa nell’autunno successivo l’omologazione e i test events necessari per testare la sicurezza della pista e apportarvi gli eventuali necessari correttivi, a ridosso dell’inizio dei Giochi".

In Italia i praticanti di bob, skeleton e slittino sono solo 59

Il progetto, secondo le autorevoli associazioni, "è del tutto negativo dal punto di vista della legacy perché manca un piano per il futuro e il costo annuale dell’impianto a regime, se verrà realizzato, supererà abbondantemente 1.200.000 euro, di cui solo un terzo è stato assicurato dalla Regione Veneto e il resto è assolutamente insostenibile per il Comune di Cortina che, come ha dichiarato il Sindaco, Gianluca Lorenzi, rischia il default e pertanto sarà obbligato ad abbandonare la gestione dell’impianto, come è avvenuto per la pista di Cesana realizzata per i Giochi invernali di Torino 2006". Per finire "l’impianto non è assolutamente giustificabile sul piano dell’utilità e della redditività se si considera che in Italia i praticanti ufficiali delle tre discipline interessate sono solo 59 e che anche nel resto del mondo è assai ridotto il numero sia di atleti che di competizioni".

"Alla luce di tutto ciò – conclude la lettera – le Associazioni di protezione ambientale confermano l’assoluta contrarietà alla realizzazione del nuovo progetto e assicurano il loro impegno a seguire costantemente e da vicino l’evolversi della situazione e a intervenire con ogni mezzo legittimo in caso di violazione di norme che tutelano l’ambiente e la sicurezza".

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