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Delitto dell’Olgiata, la storia di Alberica Filo della Torre, uccisa in una stanza chiusa

Il 10 luglio 1991, Aleberica Filo Della Torre, nobildonna napoletana sposata con un costruttore romano, viene trovata strangolata nella stanza da letto nel quartiere Olgiata, a Roma, mentre nella villa fervevano i preparativi per il decimo anniversario del suo matrimonio. Il caso della contessa è rimasto uno dei grandi cold case italiani fino al 2007, quando a sorpresa, i reperti del caso hanno cominciato a raccontare una assurda storia.
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Dieci luglio, siamo in una Roma infuocata di mezza estate, nella sontuosa villa Mattei-Filo della Torre, all’Olgiata. Inservienti, giardinieri, domestici e personale addetto ai preparativi della festa in occasione del decimo anniversario delle nozze dei proprietari, il costruttore Pietro Mattei e la contessa Alberica Filo della Torre, si affaccendano su e giù per i due piani. Nel festoso via vai nei corridoi della villa si nota l’assenza della contessa Alberica, della quale mancano consigli e indicazioni sul da farsi. È la tata inglese dei piccoli Manfredi e Domitilla a decidersi a bussare timidamente alla porta della sua stanza, dove forse, sarà ancora in vestaglia a fare toilette.

Le nocche delle dita di miss Melanie picchiettano leggermente, poi decisamente e infine stancamente, contro il dorso duro della porta, dietro la quale non si sente neanche un fruscio. Alla fine Melanie se ne va per tornare poco dopo con una chiave ed entrare finalmente in quella stanza, dove, è ormai certo, la contessa non è in grado di aprire. Dietro l'uscio, alla vista della sgomenta Miss Melanie, appare il corpo senza vita di donna Alberica, con la faccia sul pavimento e un lenzuolo insanguinato intorno alla testa. No, quella non sarà più una giornata di festa.

Il delitto dell'Olgiata

Pochi istanti dopo la villa dell'Olgiata si riempie di militari, paramedici e gli amici di famiglia accorsi a dare conforto. Tra loro c'è anche Michele Finocchi, agente del SISDE (Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica), nonché amico e confidente della coppia. Intanto la notizia del delitto viaggia dalla villa della capitale alle redazioni dei giornali, infiammando i Tg della sera: la bella contessa Alberica, regina dei salotti della nobiltà romana è stata trovata strangolata sulla moquette verde del pavimento della sua stanza da letto, chiusa a chiave dall'interno. La curiosità dei media si riversa sulla vita privata della nobildonna napoletana, nella quale si fruga senza riguardo a caccia di amanti, scandali, scheletri nell'armadio. In poche parole, di un movente.

La caccia allo scandalo

Chi era la contessa Alberica Filo della Torre di Santa Susanna, prima che qualcuno la sorprendesse nell'intimità della sua stanza? Nobildonna di schiatta napoletana, bella, atletica, deliziosamente snob con quel nasino all'insù, aveva sposato giovane, il bell'Alfonso Liguori, che però non la fece felice, tanto che qualche anno dopo Alberica chiese e ottenne l'annullamento delle nozze presso la Sacra Rota. Qualche anno dopo l'incontro con quello che sarebbe diventato il padre dei suoi figli: il costruttore Pietro Mattei, con il quale si sposa in bianco nella bella villa dove stava per festeggiare il decimo anniversario delle nozze.

Il maniaco con problemi psichici

Insinuazioni e dicerie riguardo a presunti amanti della contessa – tra cui veniva annoverato anche lo 007, Michele Finocchisi affastellano nel vuoto investigativo di quel giallo della stanza chiusa. E quando il caso sta per finire in quarta pagina, arriva lui, il sospettato, Roberto Jacono, a riportarlo sulla cresta dell'ondaIl teorema del delitto dell'Olgiata, infatti, è che l'assassino di Alberica dovesse essere qualcuno della sua cerchia familiare che fosse in grado di muoversi agevolmente nella villa e di uscirne senza destare sospetto. Per questo il dito della Procura si appunta sul giovane Jacono, figlio dell'ex insegnante di inglese dei bambini di casa, con un passato di atti osceni in luogo pubblico e di disturbi psichici. Sui pantaloni indossati quel 10luglio, il giovane Jacono, aveva addirittura una macchia di sangue. Su di lui, però, non ci sono elementi per procedere.

Fondi neri: uccisa per un conto in Svizzera?

Un anno dopo scoppia il vero e proprio scandalo dell'Olgiata. La fuga di Michele Finocchi, sottrattosi all'arresto per l'accusa di aver trafugato i fondi del Sisde trasferendoli su un conto privato, imprime una violenta sterzata alle tesi investigative. E se Finocchi quella mattina fosse andato a recuperare delle carte a casa Mattei? E se Alberica, pedina inconsapevole di traffici del Finocchi, fosse stata uccisa perché sapeva qualcosa? Per quanto clamorosa, questa pista viene infine archiviata come l'ennesima forzatura romanzesca a quella che è una storia semplice: un delitto casalingo. Eppure, per quanto l'omicidio della stanza chiusa sembri un caso semplice, la soluzione resta tra quelle quattro mura. Neanche la comparsa inaspettata del cellulare della contessa, della quale vengono sottolineati dalla stampa i contorni ambigui (sarà Emilia Parisi Halfon, ex amante di Pietro Mattei, che custodiva il telefono dopo che il Mattei glielo aveva dato, a consegnarlo) aggiunge nulla alle indagini.

La svolta: l'arresto di Manuel Winston

Nel buio, dal nulla, ben sedici anni dopo il delitto uno dei reperti, ‘interrogato' dai consulenti forensi nominati dalla parte civile, rappresentata dall'avvocato Giuseppe Marazzita, rivela il nome del responsabile. Grazie al lavoro di Francesco Fiorentino, biologo molecolare e quello di Marina Baldi, specialista in genetica forense, viene isolato dal lenzuolo della contessa il DNA di un uomo, identificato come Manuel Winston, di nazionalità filippina, ex dipendente della contessa con il quale vi erano stati degli attriti. Il caso, archiviato dai PM Italo Ormanni e Cesare Martellino, viene riaperto. È l'anno 2011. Interrogato, dopo venti anni di diniego, il maggiordomo filippino confessa: "Ho ucciso la contessa, sono contento che questo momento sia arrivato, mi sono tolto un peso". Il movente? Talmente banale da apparire inverosimile. Winston avrebbe avuto un confronto con la contessa per un debito che la nobildonna avrebbe reclamato da lui. Nella furia del litigio l'avrebbe colpita con uno zoccolo per poi strangolarla. Infine, avrebbe portato via l'orologio della vittima.

L'epilgo

Non esistono delitti perfetti ma solo indagini imperfette e quelle dell'Olgiata, purtroppo, lo furono. Se avessero ascoltato le intercettazioni delle telefonate di Winston, all'epoca sospettato, gli inquirenti – che hanno omesso di farlo – avrebbero ascoltato la conversazione con il ricettatore con cui tentava di disfarsi dell'orologio trafugato. Una storia semplice.

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Giornalista dal 2012, scrittrice. Per Fanpage.it mi occupo di cronaca nera nazionale. Ho lavorato al Corriere del Mezzogiorno e in alcuni quotidiani online occupandomi sempre di cronaca. Nel 2014, per Round Robin editore ho scritto il libro reportage sulle ecomafie, ‘C’era una volta il re Fiamma’.
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