"Mi stanno tutti tenendo fuori da questa storia e io soffro tantissimo. Mi vengono in mente tutte le cose che facevamo assieme, quando giocavamo, quando uscivamo assieme. Gli volevo un bene pazzesco". Non si da pace Mouez Ajouli, il padre biologico di Leonardo Russo, il bimbo di 2 anni ucciso di botte lo scorso 23 maggio a Sant'Agabio, quartiere alla periferia di Novara. In manette sono finiti al momento la mamma del piccolo, Gaia, e il compagno di quest'ultima con l'accusa di omicidio. Il bambino non era stato dato in affidamento al papà perché considerato "poco raccomandabile". Ma, si chiede l'uomo, "ero davvero io il cattivo? Non mi reggo più in piedi dal dolore. Ho provato ad andare a casa, in ospedale, a casa della mamma di lei, chiamo e non mi risponde nessuno". In un lunga intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica Mouez Ajouli racconta della sofferenza che sta provando dopo che Leo gli è stato portato via per due volte.

"Io ho avuto qualche problema con la legge e mi sono stati tolti due figli che avevo avuto prima di Leo. Non volevo che mi togliessero anche lui ", ha sottolineato l'uomo, spiegando il motivo per cui a Leonardo non è stato dato il suo cognome. Proprio a causa dei suoi problemi legali, la storia con Gaia era finita. Lo volevano i servizi sociali e lo voleva la famiglia di lei, nonostante i due continuassero a frequentarsi. Fino a quando la ragazza non ha incontrato un altro, che è diventato il suo compagno. "Alcuni dei miei amici – ha continuato Ajouli – che l'hanno vista hanno detto che era cambiata, che sembrava che qualcosa non andasse. Anche Gaia poi ha iniziato a minacciarmi di stare lontano, altrimenti non mi aver ebbe più fatto vedere il bambino. E anche quando vedevo Leo, non era più come prima. L'ultima volta è stato due settimane fa, ma c'era anche quell'altro e non mi sono potuto fermare. Leo è venuto solo a darmi un bacio poi è tornato da sua madre. Ed è l'ultima volta che l'ho visto".

Anche la nonna materna di Leonardo ha espresso tutta la sua rabbia sui social network: "Sei e sarai per sempre un angelo puro e delicato. Nessuno merita il tuo perdono, siamo tutti indegni e dannati", ha scritto su Facebook. Intanto, Gaia resta in una struttura protetta ai domiciliari, dato che è incinta, mentre il suo compagno Nicolas Musi è in carcere a Novara. L'uomo, stando ad alcune indiscrezioni, non avrebbe detto una parola né versato una lacrima per quanto successo. Distaccato e freddo lo ha definito il capo della squadra mobile Valeria Dulbecco durante la conferenza stampa con il questore Rosanna Lavezzaro, il procuratore capo Marilinda Mineccia e il PM Ciro Caramore. Eppure è "martoriato" l'aggettivo che proprio Mineccia ha usato per definire il corpo del bambino, sottoposto a continui pestaggi, culminato con il fegato che è letteralmente scoppiato. Ma indagini sono ancora in corso per stabilire chi materialmente abbia ucciso il bambino, i cui funerali sono stati fissati per martedì 28 maggio alle 14 al Duomo di Novara. Il Comune ha decretato il lutto cittadino per quel giorno, preceduto nella serata di lunedì da una fiaccolata.