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Coronavirus
8 Aprile 2020
19:17

Nella logistica di Stradella si teme un nuovo focolaio: “Contagi e sanificazioni inadeguate”

“Un collega positivo al Covid ha lavorato in tutti i reparti il 30 marzo scorso prima di essere ricoverato all’ospedale di Pavia. Non ne abbiamo saputo niente fino a poco fa, l’azienda non ci ha avvisati e ora fa sanificazioni che non sono tali. Temo che Stradella possa essere un nuovo focolaio tra 10 giorni”. Questa la denuncia di una lavoratrice di Xpo Logistics del piccolo paese in provincia di Pavia, che lamenta una scarsa attenzione nei confronti della tutela della salute dei dipendenti.
A cura di Filippo M. Capra
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Il 13 marzo scorso, Fanpage.it aveva raccolto la testimonianza di una lavoratrice dell'Xpo Logistics di Stradella, paese in provincia di Pavia, con cui veniva denunciato lo scarso livello di attenzione alle direttive Statali nei confronti delle misure di prevenzione del contagio da Coronavirus. Allora, la lavoratrice aveva raccontato che "i dipendenti sono costretti a lavorare vicini, a mangiare vicini, ad usare bagni piccoli. Abbiamo paura di ammalarci di Covid".

Quasi un mese dopo, la stessa dipendente dell'Xpo Logistics di Stradella, che si occupa di distribuzione di prodotti di abbigliamento per delle marche note, denuncia nuovamente a Fanpage.it che il livello di premura nei confronti dei dipendenti dell'azienda, assunti tramite cooperative, e della loro salute, è costantemente scarso. All'interno dell'Xpo Logistics, secondo quanto raccontato dalla fonte, "ci sono stati due casi accertati di Coronavirus tra i nostri colleghi che l'azienda non ha comunicato per tempo". Uno di loro, comunque, non andrebbe a lavoro da diverso tempo, mentre il secondo, un ragazzo di età compresa tra i 30 e i 40 anni, dopo qualche giorno di malattia "è rientrato in magazzino il 30 marzo prima di essere ricoverato per Covid all'ospedale di Pavia. L'azienda però ha negato". Secondo la ricostruzione della donna, "la prima sanificazione del magazzino è stata fatta verso la fine di marzo", anche se di sanificazione non si dovrebbe parlare: "Non hanno chiamato un'azienda addetta – spiega la dipendente -, ma incaricato l'impresa di pulizie già sotto contratto a disinfettare tutto. Hanno mandato due persone per farlo". L'ingresso a lavoro del dipendente positivo al Coronavirus, quindi, sarebbe avvenuto qualche giorno più tardi: "Il collega è rientrato dopo qualche giorno di permesso e si è spostato in quasi tutti i reparti. L'azienda ora ci dice che le persone, poche, a dir loro, con cui è entrato in contatto sono isolate. Ma è impossibile, perché ha girato tutto il magazzino quel giorno".

Il problema sarebbe di grossa portata, poiché sono pochi i dipendenti a conoscere l'identità del collega contagiati, e alcuni di loro sarebbero già a casa con sintomi simil influenzali: "Tanto il tampone te lo fanno solo quando sei quasi morto", si lamenta la lavoratrice mentre spiega che coloro che hanno accusato un po' di febbre sono isolati a casa. Ma ci sarebbe di più, perché la protesta, all'interno dell'Xpo Logistics, sarebbe partita addirittura prima della sanificazione, o pseudo tale, di marzo, quando in un incontro con il vice prefetto di Pavia e il sindaco di Broni, paese della provincia, era stata chiesta la chiusura del magazzino da parte del sindacato Fit Cisl in quanto non vengono prodotti beni di prima necessità. L'accordo infine raggiunto, è stato di ridurre la presenza dei dipendenti all'interno del luogo di lavoro attuando una rotazione con la cassa integrazione. Cosa che, a detta della nostra fonte, non è avvenuta: "Sino a questa settimana c'erano ancora 450 dipendenti a lavoro quando avevano promesso di ridurli a 90 per turno". Dopo la notizia, diffusasi velocemente tra i lavoratori, del collega risultato positivo al Coronavirus, l'azienda – su pressione dei sindacati e dei dipendenti – ha organizzato una seconda sanificazione.

Ma da alcuni file audio ricevuti da Fanpage.it, si evince come sia la stessa impresa di pulizie, il cui organico è stato ampliato ad otto persone, a doversi occupare della sanificazione dotati di nebulizzatori. "Non siamo obbligati a farlo – si sente nell'audio -, però tra noi colleghi ci diamo sempre una mano. E poi, se dovevamo rimanere contagiati, già lo saremmo. Dovrebbe essere più accurata dell'altra volta". Poi, l'amara verità, relativa al primo intervento disinfettante: "Noi abbiamo fatto una pulizia generale del capannone, non è una vera sanificazione, però a loro conviene far sapere che qualcosa è stato fatto. Non chiamano una ditta specializzata alla sanificazione e spendono 4-5mila euro, nonostante non abbiano chiuso e continuino a guadagnare". La notifica di EasyCoop, la cooperativa che ha stipulato i contratti di gran parte dei lavoratori di Xpo Logistics, circa la chiusura giornaliera dello stabilimento di oggi, mercoledì 8 aprile, e la positività riscontrata in due lavoratori, è arrivata ieri e ve la mostriamo qua sotto:

Dopo la comunicazione di EasyCoop, Xpo Logistics ha mandato una propria comunicazione dove vi è scritto che "siamo in attesa di avere conferma dalle strutture sanitarie pubbliche dei due casi di positività a Covid-19 in parola nel deposito di Stradella", oltre che la conferma della chiusura dell'impianto per la sanificazione straordinaria, mentre quella "ordinaria proseguirà a cadenza settimanale". Infine, confermata anche la riduzione del personale a 90 unità.

1. Siamo in attesa di avere conferma dalle strutture sanitarie pubbliche dei due casi di positività a COVID-19 in parola nel deposito di Stradella.

2. Domani il deposito sarà fermo per sanificazione straordinaria. La sanificazione ordinaria proseguirà a cadenza settimanale (da svolgersi nel fine settimana).
3. Al fine di dare evidenza delle misure adottate, da giovedì al Comitato per l'applicazione del Protocollo instaurato in deposito sarà data evidenza delle notizie di cui ai precedenti punti 1 e 2 nonchè della distribuzione numerica dei lavoratori presenti al lavoro in deposito (max presenza stimata 90 per turno) del giorno corrente, ovviamente dopo il cambio turno.

A questa nota di Xpo, il sindacato Fit Cisl, nella persona del segretario del presidio di Pavia, Gaetano Di Capua, ha risposto duramente:

Facciamo veramente fatica a comprendere la comunicazione ricevuta, dopo aver letto il comunicato a firma Easycoop mandato ai lavoratori, che parla di due casi già accertati. Vi è noto che per la scrivente era necessario, sin da tempi non sospetti, la chiusura del sito per darvi modo di predisporre le dotazioni necessarie, onde prevenire casi del genere.

Vi è sicuramente noto che avevate assicurato, in sede di riunione prefettizia, la riduzione del personale in opera a meno di 90 unità per turno. Vi è, inoltre, noto che tale rassicurazione sia stata disattesa.

Teniamo a precisare che alla scrivente non risulta sia stato costituito alcun comitato di sicurezza per l'applicazione del protocollo instaurato in deposito, in quanto come Fit Cisl Pavia non siamo stati interpellati, benché vi sia stata fatta richiesta in tal senso dalle segreterie Regionali in data 18 marzo u.s..

Ci teniamo a precisare che sin prima della notizia dei due casi conclamati e dal sentore di altro che si affaccia alla finestra nel Vostro sito, le sanificazioni, per le quali vi chiediamo, sin da ora di inviare alla scrivente relativa certificazione, ci vengono raccontate come "igienizzazioni" praticate al posto di vere e proprie sanificazioni, eventualità questa che speriamo non si ripeta anche domani.

Abbiamo segnalato le questioni agli organi preposti in assenza di casi sospetti e quindi ci sembra quasi pleonastico ribadirlo ma vista la delicatezza del tema, come organizzazione continueremo a segnalare le questioni a chi di competenza, compresa la Prefettura, tenendo bene in mente, almeno noi, la nostra priorità che è sicuramente diversa dalla vostra.

La preoccupazione tra i dipendenti della Xpo Logistics aumenta giorno dopo giorno. Questo, anche perché, secondo quanto denunciato dalla lavoratrice a Fanpage.it, alcuni suoi colleghi sarebbero stati "dotati di autocertificazione per la temperatura corporea". Ciò significherebbe che i dipendenti in questione avrebbero dovuto assicurare personalmente di non avere una temperatura superiore ai 37 gradi al loro ingresso al capannone, quando la misurazione dovrebbe essere effettuata quotidianamente da persone preposte dall'azienda prima dell'inizio del turno dei dipendenti. Anche per questo motivo, dopo quanto testimoniato e raccontato, la fonte si dimostra preoccupata, tanto da prevedere "un nuovo focolaio a Stradella".

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