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Nel capannone abbandonato 3 tonnellate di cannabis in centinaia di sacchi: il blitz dei carabinieri

La scoperta in una struttura apparentemente dismessa nella piana di Gioia Tauro. Secondo gli inquirenti, la sostanza sequestrata avrebbe fruttato circa 3 milioni di euro, una volta suddivida in circa 600 mila dosi e immessa nel mercato illegale della droga.
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A cura di Antonio Palma
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Una vera e propria “fabbrica” di cannabis con annesso enorme magazzino di stoccaggio della droga con ben tre tonnellate di cannabis. È quanto hanno scoperto nelle scorse ore i Carabinieri della provincia di Reggio Calabria con un blitz nella piana di Gioia Tauro che ha dato un duro colpo alla produzione illegale di marijuana e al traffico di stupefacenti in Calabria.

Nell’ambito di controlli mirati per la prevenzione e repressione della produzione e smercio di sostanze stupefacente nel territorio, infatti, i carabinieri si sono imbattuti nella struttura apparentemente dismessa nella zona industriale di San Ferdinando e che in realtà era stata riconvertita alla produzione di cannabis.

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Come spiegano i militari dell’Arma, all’interno dell’ex fabbrica era stato installato un articolato sistema di conservazione ed essicazione delle piantine attraverso l’utilizzo di luci artificiali, ventilatori di grosse dimensioni e reti in nylon grazie alle quali venivano appese le piante prima della lavorazione.

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La stessa struttura serviva però anche come deposito della merce illegale. All’interno del capannone dismesso, infatti, i Carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro hanno rinvenuto oltre 300 sacchi in plastica dal peso di circa 10 chilogrammi ciascuno contenenti cannabis. Secondo gli inquirenti, la sostanza sequestrata avrebbe fruttato circa 3 milioni di euro, una volta suddivida in circa 600mila dosi e immessa nel mercato illegale della droga.

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Le successive verifiche chimiche di laboratorio sulla sostanza sequestrata hanno dimostrato che, pur essendo riconducibile a tipologie di piante per le quali è consentita la coltivazione, aveva un valore di tetraidrocannabinolo (THC) superiore al massimo consentito dalla legge per la commercializzazione legale della cannabis.

Per questo, su disposizione della Procura della Repubblica di Palmi, la cannabis è stata confiscata per la successiva distruzione mentre l’immobile è stato posto sotto sequestro. Le indagini intanto proseguono con accertamenti investigativi per individuare la provenienza della cannabis.

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