Associazione di tipo mafioso, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale: tutte aggravate dalle modalità mafiose. Sono le accuse nei confronti delle 68 persone fermate stamattina nel blitz di polizia, carabinieri e guardia di finanza che ha portato a smantellare la cosca di ‘ndrangheta facente capo alla famiglia Arena di Isola Capo Rizzuto, al centro di articolati traffici illegali nelle provincie di Catanzaro e Crotone. Nel corso dell'operazione anche un sequestro beni milionario.

I controlli sul centro per migranti

Secondo le accuse, la cosca Arena controllava a fini di lucro anche la gestione del centro di accoglienza per migranti di Isola Capo Rizzuto (Crotone). Gli ndranghetisti, secondo le indagini, oltre alle tradizionali dinamiche criminali legate alle estorsioni esercitate in maniera capillare sul territorio catanzarese e crotonese, controllavano anche il centro ‘Sant’Anna’. Il Cara, posizionato in una vecchia area militare, è una delle più grandi in Italia ed è capace di ospitare oltre 1.600 persone al giorno.

Fermato anche un prete

Gli investigatori ipotizzano che al centro del business degli Arena ci fosse il Governatore della Misericordia, Leonardo Sacco (38 anni), grazie al quale la cosca sarebbe riuscita ad aggiudicarsi gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per le forniture dei servizi di ristorazione presso i centri di accoglienza di Isola e di Lampedusa, affidati a società legate alla famiglia Arena ed altre altresì strette a legami di ‘ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all’accoglienza dei migranti. La Misericordia gestisce proprio il Centro di accoglienza richiedenti asilo di Isola. Oltre a Sacco, tra le persone finite in manette, c’è anche il parroco dello stesso paese, don Edoardo Scordio (70 anni), parroco di Isola Capo Rizzuto.

‘Ndrangheta e scommesse

L’inchiesta “Johnny” è stata coordinata dal procuratore Nicola Gratteri e dall’aggiunto Vincenzo Luberto. Secondo le indagini, gli interessi principali del gruppo criminale riguardavano soprattutto attività legate al gioco ed alle scommesse.  La cosca storicamente attiva nel crotonese, aveva imposto la propria presenza anche sull’area ionica della provincia di Catanzaro con estorsioni a tappeto ai danni di esercizi commerciali ed imprese anche impegnate nella realizzazione di opere pubbliche. Dall'indagine sarebbe emerso che la società bookmaker Centurion Bet Ltd, attiva nel settore delle scommesse, operativa in Italia con oltre 500 agenzie e ramificata in tutto il mondo, avrebbe messo a disposizione i propri circuiti di gioco su Internet, alla società Kroton games, operante nella provincia di Crotone ed espressione commerciale della cosca Arena, determinando volumi di fatturato, sottratti al fisco, per decine di milioni di euro.