Accade ogni volta che viene scoperto un focolaio, soprattutto nelle città di piccole e medie dimensioni: nelle chat di Whatsapp nel giro di poche ore corrono i nomi e cognomi dei presunti infettati, che poi passano di bocca in bocca diventando di fatto di pubblico dominio. Qualche volta però a questo tam tam virtuale seguono anche conseguenze legali, come nel caso di alcune famiglie di Nardò che si sono rivolte a un avvocato per capire come sia stato possibile che una lettera riservata del comune contenente nomi, cognomi e indirizzi di ventuno famiglie che devono rispettare la quarantena fiduciaria sia finita nelle chat di migliaia di persone.

La protesta dei cittadini di fatti messi alla “gogna” raggiungerà inevitabilmente anche gli uffici della Asl e della prefettura di Lecce. "La comunicazione contenente i dati sensibili è stata rubata", ha confermato il sindaco Pippi Melone. Resta da capire chi possa aver diffuso quei nomi e cognomi e molti sospetti ricadono sui responsabili della ditta che si occupa della raccolta dei rifiuti. "Abbiamo già avviato un’indagine interna e preso contatti con l’Amministrazione. Convinti di aver agito nel rispetto della legge, abbiamo conferito incarico agli avvocati Bonsegna per tutelare le nostre ragioni. In ogni caso metteremo il risultato delle nostre ricerche a disposizione della Polizia postale perché accerti se c’è stata fuga di notizie e, eventualmente, da parte di chi", ha dichiarato il titolare.

L'ex sindaco Marcello Risi intanto attacca: "Il Comune possiede dati di cittadini che dovrebbero rimanere riservatissimi ma gli stessi dati vengono diffusi urbi et orbi come fossero annunci commerciali. L’amministrazione è allo sbando totale. Se non si cambia presto sindaco, essendo quello attuale assolutamente inadeguato al ruolo, di Nardò rimarranno macerie. Mellone non è soltanto un pessimo amministratore. Ormai è diventato il vero grande problema della nostra Nardò".