Nella giornata di giovedì i genitori di Nadia Orlando, la giovane di 21 anni uccisa lo scorso luglio dal fidanzato 36enne Francesco Mazzega, hanno ricevuto a casa una busta bianca, anonima, che conteneva una lettera. Una lettera che contiene le riflessioni dell’assassino reo confesso della figlia, ai domiciliari dopo il delitto avvenuto quattro mesi fa. Nadia fu uccisa il 31 luglio dal fidanzato, che poi ne trasportò il corpo in auto fino alla caserma della Polstrada di Palmanova (Udine), dove si costituì confessando di essere il responsabile della morte della ventunenne. A dare notizia di questa lettera è il Messaggero Veneto, secondo cui la missiva di Mazzega è stata recapitata ai genitori di Nadia tramite il loro legale. I genitori della ragazza uccisa hanno fatto sapere che per il momento non hanno voluto leggere quelle parole. “Non l'ho tenuta in mano. Non l'ho ancora toccata, e non so nemmeno quando la toccherò. Non so dove la metterò”, ha detto Andrea Orlando, papà di Nadia. Che ha aggiunto: “Questo è il segnale definitivo che mia, che nostra figlia, non c'è più. Dopo 120 giorni ci viene inviata una lettera: non ci sono parole. Sarà la gente a giudicare come ci possiamo sentire dopo centoventi giorni. Non posso immaginare cosa ci sia scritto. Ognuno farà le sue supposizioni”. I familiari della vittima hanno fatto anche sapere di ritenere sia “doveroso che il contenuto della lettera scritta da Mazzega rimanga strettamente riservato.

L'assassino reo confesso di Nadia ai domiciliari 2 mesi dopo il delitto

Francesco Mazzega ha ottenuto i domiciliari meno di due mesi dopo il brutale delitto della fidanzata: l’uomo, inizialmente rinchiuso nel carcere di Pordenone, è tornato nell'abitazione di famiglia a Muzzana del Turgnano. I giudici hanno accolto le istanze dei legali della difesa che avevano sottolineato la totale collaborazione coi pm da parte del giovane ma soprattutto lo stato psicofisico del 36enne che avrebbe manifestato più volte tendenze autolesionistiche. Una decisione che ha scatenato numerose polemiche, soprattutto a Dignano, il paese dove vive la famiglia di Nadia, e gli stessi genitori della ragazza avevano definito il provvedimento come “in pugno nello stomaco”.