Nel giorno del compleanno di suo padre, Elia Bianzino, figlio di Aldo, morto in carcere dopo l'arresto per qualche piantina di cannabis, ha voluto ricordare suo padre su Facebook. "Oggi avrebbe 57 anni". Insieme a Rudra Bianzino, suo fratello, il giovane Elia sta combattendo da tredici anni una battaglia di giustizia nel nome del padre. Aldo, artigiano di quarantaquattro anni di Pietralunga, in provincia di Perugia, venne arrestato il 12 ottobre del 2007 nel casale dove viveva con la compagna Roberta, il figlioletto e la nonna, per una manciata di piantine di cannabis ritrovate in casa.

Dopo l'arresto Aldo e la compagna Roberta, entrambi incensurati e prelevati insieme da cinque poliziotti verranno trasferiti nel carcere di Perugia, dove li divideranno. Quarantotto ore dopo Roberta verrà richiamata e rimessa in libertà. Quando chiederà al viceispettore quando potrà vedere Aldo, che nel frattempo era stato trasportato in ospedale per un malore, le risponderanno che potrà farlo ‘dopo l'autopsia'. Così Roberta Radice ha appreso della morte del compagno in carcere, per cause sconosciute. L'esame medico legale sul corpo di Aldo riscontrerà lesioni alle costole, al fegato, alla milza compatibili con un'aggressione, tuttavia l'indagine per omicidio volontario aperta più avanti a carico di ignoti, su istanza della famiglia Bianzino, verrà archiviata.

Roberta Radice, la compagna di Aldo, si è spenta nel 2009, due anni dopo, stroncata dal cancro. Da anni i figli di Aldo chiedono la riapertura delle indagini per accertare eventuali responsabilità sulla morte del padre. Aldo, ebanista, conduceva una vita all'insegna della natura, era appassionato di filosofie orientali, valori che oggi i due figli hanno ereditato.