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Morte Luana D’Orazio, la perizia: “Manomesso il quadro elettrico dell’orditoio che l’ha stritolata”

Secondo la perizia tecnica disposta dalla Procura di Prato il quadro elettrico dell’orditoio che ha ucciso Luana D’Orazio sarebbe stato modificato affinché il macchinario potesse funzionare anche senza che la saracinesca di sicurezza fosse abbassata.
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A cura di Davide Falcioni
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Luana D'Orazio
Luana D'Orazio

La tesi investigativa secondo cui Luana D'Orazio sarebbe morta a causa di una manomissione – per aumentare la produttività – del sistema di sicurezza dell'orditoio al quale lavorava sembra trovare conferma in una perizia tecnica eseguita alcuni giorni fa: il quadro elettrico del macchinario, infatti, secondo i periti sarebbe stato modificato affinché l'orditoio potesse funzionare anche senza che la saracinesca di sicurezza fosse abbassata. L'ipotesi è stata fatta trapelare dagli inquirenti che stanno indagando sulla morte della 22enne, operaia dell'orditura di Oste di Montemurlo, avvenuta lo scorso 3 maggio. La giovane, come si ricorderà, venne stritolata dal macchinario sul quale stava operando morendo all'istante. La relazione del perito potrebbe essere consegnata alla Procura della Repubblica di Prato già nei prossimi giorni.

Per la morte di Luana D'Orazio sono tre le persone attualmente iscritte nel registro degli indagati. Si tratta della titolare della ditta per cui lavorava, Luana Coppini, di suo marito Daniele Faggi e del manutentore dell'azienda Mario Cusimano. Tra i reati ipotizzati dalla Procura di Prato, oltre a quello di omicidio colposo, c'è anche quello di rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. Interrogata nei giorni scorsi dal sostituto procuratore Vincenzo Nitti, titolare dell’inchiesta, la signora Coppini avrebbe dichiarato di non essere mai stata informata dalla sua apprendista che talvolta veniva lasciata sola davanti all'orditoio dal tutor che, invece, avrebbe dovuto seguirla nel lavoro.

L'orditoio con cui lavorava Luana D'Orazio
L'orditoio con cui lavorava Luana D'Orazio

Stando a quanto emerso dalle indagini Luana D'Orazio si era spesso sfogata con il suo compagno per le condizioni di lavoro a cui doveva sottostare in fabbrica: la 22enne aveva confidato di dover "correre come una dannata", spiegando però che il macchinario che le era stato assegnato, e che l'avrebbe uccisa, "si ferma e ci mette più di tutti gli altri perché è mezzo tronco". L'operaia inoltre aveva raccontato di una lite "con lui", cioè la persona che impartiva gli ordini. Il riferimento probabilmente è al marito della titolare dell’orditura, Luana Coppini, che invece era stata descritta come una che "se ne lava le mani". Fin da subito gli inquirenti avevano battuto la pista del mancato rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro: in base ai primi accertamenti eseguiti dai periti incaricati dalla Procura, infatti, era emerso che un sensore di sicurezza sull'orditorio a cui lavorava Luana sarebbe stato disattivato al momento dell'incidente.

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