A più di 4 mesi dal decesso, è ancora mistero sulle cause della morte di Imane Fadil, la modella di 34 anni marocchina che fu tra le testimoni d’accusa nel processo Ruby sulle ‘cene eleganti’ tenute da Silvio Berlusconi ad Arcore. Gli esiti degli accertamenti disposti dalla Procura di Milano per chiarire come sia deceduta la donna il primo marzo scorso dopo un mese di agonia all'ospedale Humanitas di Rozzano, non sono ancora pronti.  Stando a quanto si apprende in ambienti giudiziari, sarebbero infatti arrivati dai consulenti tecnici esiti "controversi" e c'è bisogno di più tempo per chiarire il quadro.

Dopo l'autopsia all'Istituto di Medicina Legale del 26 marzo scorso, i professionisti incaricati dalla Procura, alla presenza dei consulenti della famiglia, hanno eseguito complessi accertamenti tossicologici e istopatologici. Gli inquirenti avevano dato inizialmente 30 giorni di tempo agli esperti per il deposito della relazione per poi concedere una proroga data la complessità delle analisi. Recentemente è stato nominato anche un altro esperto, Francesco Scaglione, professore di Farmacologia e tossicologo, per le analisi sull'alta percentuale di metalli trovata nel sangue della donna. Al loro vaglio ancora tutte le ipotesi: dalla morte per cause naturali, dovuta a una malattia rara, all'avvelenamento da metalli pesanti. Unica possibilità esclusa, dopo gli accertamenti che hanno preceduto l'autopsia, quella della radioattività.