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11 Novembre 2022
12:55

Morte di David Rossi, i tre pm del caso indagati per falso aggravato: “Manomisero scena del crimine”

I tre pm incaricati del caso della morte di David Rossi sono stati iscritti al registro degli indagati della Procura di Genova per l’accusa di falso aggravato. Secondo l’accusa, avrebbero manomesso la scena del crimine.
A cura di Gabriella Mazzeo
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I tre pm di Siena che si occuparono delle indagine sulla morte di David Rossi, il capo delle comunicazioni del Monte dei Paschi caduto dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013, sono stati iscritti al registro degli indagati dalla Procura di Genova.

L'ipotesi di reato è relativa proprio alle indagini sulla morte di Rossi e alla procedura con cui vennero effettuati i sopralluoghi nell'ufficio dell'uomo subito dopo il ritrovamento del cadavere. I pm Nicola Marini, Aldo Natalini e Antonino Nastasi avrebbero manipolato e spostato oggetti e documenti "senza redigere alcun verbale delle operazioni compiute". L'accusa è quella di falso aggravato.

Secondo l'accusa, Nastasi, Natalini e Marini (come partecipe del sopralluogo) avrebbero omesso che qualche ora prima delle operazioni avevano già fatto ingresso nell'ufficio di Rossi. "Il tutto – si legge nella contestazione – prima che venisse fotoripreso dal personale della polizia scientifica". Qui, secondo quanto è riportato, avrebbero "manipolato e spostato oggetti senza redigere alcun verbale e senza dare atto alle autorità che insieme a loro avevano effettuato il sopralluogo".

I tre magistrati sono stati convocati per l'interrogatorio per la giornata di mercoledì prossimo a Genova. Titolare del fascicolo è il procuratore aggiunto Vittorio Ranieri Miniati, che già si era occupato di precedenti filoni derivanti dalle denunce della compagna di Rossi riguardanti le indagini della procura senese. Tutte le indagini si erano concluse con archiviazioni.

L'indagine sarebbe scaturita da una testimonianza del colonnello Pasquale Aglieco, allora comandante dei carabinieri di Siena. Aglieco ha affermato che i due pm avevano spostato oggetti sulla scena del crimine senza informare gli ufficiali di polizia giudiziaria. Uno di loro avrebbe anche risposto a una chiamata al telefono della scrivania della vittima.

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