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2 Agosto 2018
10:42

Morte del parà Emanuele Scieri, svolta nelle indagini: 19 anni dopo un arresto per omicidio

Fermato per concorso in omicidio un ex commilitone del militare trovato morto nel 1999 alla caserma “Gamerra” di Pisa. Alessandro Panella, ex paracadutista, commilitone di Sceri al momento della tragedia è stato era pronto a fuggire negli Stati Uniti. Si conferma quindi l’ipotesi del nonnismo nel caso della morte violenta del 27enne siciliano.
A cura di Antonio Palma
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Dopo quasi 19 anni di indagini, reticenze e bugie, potrebbe finalmente esserci la svolta nel caso di Emanuele Scieri, il parà trovato morto sotto una torre di addestramento della caserma Gamerra della Folgore a Pisa  il 16 agosto del 1999. Nell'ambito delle nuove indagini condotte dalla squadra mobile di Firenze e coordinate dalla Procura di Pisa, infatti, a sorpresa è scattato per la prima volta un arresto con l'accusa di concorso in omicidio.  Si tratta di  Alessandro Panella, un ex paracadutista, commilitone di Sceri al momento della tragedia, che ora risulta indagato insieme ad altre due persone. Era pronto a fuggire negli Stati Uniti. Per lui il gip da disposto il provvedimento restrittivo degli arresti domiciliari. Si confermerebbe dunque l'ipotesi del nonnismo  dietro la morte del giovane 27enne siciliano militare di leva, arrivato nella caserma pisana appena tre giorni prima della sua morte.

La stessa conclusione a cui era arrivata la commissione di inchiesta parlamentare presieduta da Sofia Ammodio che, dopo aver analizzato numerose prove, aveva escluso l'ipotesi del suicidio e anche quella di una prova di forza alla quale si voleva sottoporre Scieri scalando la torretta, "tesi che nel 1999 la catena di comando della Folgore suggerì alla magistratura". In effetti erano state proprio le conclusioni della commissione parlamentare a dare nuovo impulso alle indagini della magistratura pisana che oggi hanno portato all'arresto. "La consulenza cinematica di tecnici specializzati ha accertato che la presenza di una delle scarpe di Scieri ritrovata troppo distante dal cadavere, la ferita sul dorso del piede sinistro e sul polpaccio sinistro, sono del tutto incompatibili con una caduta dalla scala e mostrano chiaramente che il giovane è stato aggredito prima di salire sulla scaletta" aveva spiegato Sofia Amoddio.

Il sospetto era ricaduto proprio su qualcuno dei commilitoni e sugli atti di nonnismo che pare avvenissero di frequente in quella caserma perché "alla Gamerra c’era un’altissima, sorprendente tolleranza verso comportamenti di nonnismo", come si legge nella relazione finale dell'inchiesta. Emblematico un episodio che riguardava lo stesso Scieri all'arrivo in caserma dopo il Car. "Sappiamo che i ragazzi sono stati fatti viaggiare in pieno agosto con i finestrini chiusi ed il riscaldamento al massimo nella posizione della sfinge" ha raccontato Stefania Prestigiacomo, vice presidente della commissione d’inchiesta, aggiungendo: "Lui non era accettato perché era più grande rispetto alle reclute diciottenni, era laureato e faceva già l’avvocato. Probabilmente non accettava questi atti di sopruso".  Poche ore prima del suo tragico ritrovamento Emanuele era aveva fatto un giro in città con alcuni commilitoni durante la libera uscita. Aveva chiamato con il telefono cellulare la mamma in Sicilia: "Stai tranquilla, sto passeggiando in Piazza dei Miracoli, davanti alla Torre Pendente, sto facendo il turista". Poi era rientrato in caserma e si era fermato fuori dalla camerata. "Fumo una sigaretta, faccio una telefonata e vi raggiungo" aveva detto ad un amico. Al contrappello però non era presente. Fu ritrovato solo dopo diverse ore già morto.
I commenti

"È un messaggio di speranza fortissimo quello che arriva dalla Procura di Pisa: scoperchiare finalmente la violenza mascherata da nonnismo sarà d'esempio alle nuove generazioni ce con simili episodi si confrontano tutti i giorni. Il nonnismo, infatti, è parente del bullismo". Così Carlo Garozzo, presidente dell'associazione Lele Scieri. Soddisfazione è stata espressa anche da Sofia Amoddio, ex parlamentare Pd che ha guidato la commissione di inchiesta sul caso: "Avevamo già svolto indagini sulla persona che è stata arrestata e avevamo già appurato comportamenti violenti nei confronti delle reclute. Una cosa la posso dire, tuttavia, non può aver agito da solo".

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