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1 Luglio 2022
11:26

Morta dopo asportazione di un neo senza anestesia: chiesti 16 anni per il santone che la curò

Il sostituto procuratore Gabriella Dotto ha chiesto 16 anni di reclusione per il santone che curò Roberta Repetto, la donna di 40 anni morta in seguito all’asportazione di un neo effettuata senza anestesia su un tavolo da cucina nel centro Anidra di Borzonasca. Altri 14 e 10 anni sono stati chiesti per il medico Paolo Oneda, che operò la 40enne, e la compagna Paola Dora.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Il sostituto procuratore Gabriella Dotto ha chiesto 16 anni di reclusione per il santone del centro Anidra Paolo Bedinelli che "curò" la 40enne chiavarese Roberta Repetto. La donna fu sottoposta a un vero e proprio intervento per la rimozione di un neo senza anestesia su un tavolo da cucina del centro Anidra di Borzonasca. A eseguire l'operazione, il medico bresciano Paolo Oneda, per il quale sono stati chiesti 14 anni di reclusione. Altri 10 anni sono stati chiesti per Paola Dora, compagna del dottore e psicologa.

La paziente, che avrebbe dovuto operarsi per un melanoma, è stata "curata" per due anni con tisane zuccherate e meditazione. Repetto morì nell'ottobre del 2020 all'ospedale San Martino di Genova, dove era arrivata in condizioni ormai disperate.

Durante tutta la malattia, il santone Bedinelli avrebbe convinto la donna a seguire un "percorso spirituale" per guarire dal melanoma. L'uomo è accusato anche di violenza sessuale e circonvenzione di incapace.

Il 7 luglio i legali degli imputati replicheranno alle richieste dei giudici. La sentenza definitiva attesa per fine luglio slitterà probabilmente al mese di settembre, dopo che i magistrati avranno ascoltato le arringhe di difesa e accusa. I tre sono accusati di omicidio volontario in concorso.

Era stata durissima la perizia redatta dal medico legale Francesco Ventura relativa alla morte della 40enne. Al centro degli accertamenti medico legali, l'asportazione del neo effettuata senza anestesia e in assenza di alcun successivo esame istologico sul materiale biologico rimosso. Secondo quanto accertato dalla perizia, l'intervento è stato eseguito "con modalità inadeguate, esponendo la signora ad una notevole sofferenza". I punti di sutura posticci, inoltre, hanno sottoposto la paziente a un alto rischio di infezione.

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