“Migrare, non è reato. Accogliere, non è reato", con questo slogan in migliaia si sono radunati oggi a Roma per manifestare la loro adesione alla legge sullo Ius Soli in Italia e contro il razzismo e le politiche del governo in tema di immigrazione e accoglienza nel nostro Paese. Tra bandiere, slogan e striscioni delle varie associazioni e realtà sociali, una piazza colorata ha invaso la Capitale partendo da Piazza della Repubblica sfilando verso piazza Vittorio Emanuele per dipanarsi tra le strade di Roma dopo aver assistito  a un torneo di calcio tra squadre multietniche.

In testa al variegato corteo, che ha preso il via alle 14.30 e ha accolto le adesioni di decine di sigle, associazioni, ong, studenti, sindacati e partiti, lo striscione “Contro il razzismo, per la giustizia e l’uguaglianza", alle cui spalle ha sfilato la prima parte della manifestazione: ragazze e ragazzi richiedenti asilo.  La seconda parte del corteo, come voluto dagli organizzatori,  è stata aperta invece dal manifesto degli “italiani senza cittadinanza”. A chiudere infine tutti i rappresentanti delle associazioni, sindacati e partiti che hanno deciso di aderire e partecipare oltre a studenti e persone che hanno deciso di essere presenti  in maniera autonoma. Al corteo presente anche Sinistra Italiana, con il suo segretario Nicola Fratoianni, e decine di associazioni e sindacati come Arci e Cobas che stanno sfilando con migranti, richiedenti asilo e rifugiati.

Ad animare il serpentone di gente  anche la musica proveniente dalle casse audio installate sul cassone di un furgoncino, che accompagna il cammino dei manifestanti.  "Siamo in piazza contro le politiche migratorie volute da Europa e governo e contro ogni guerra tra poveri, per riaffermare l'uguaglianza, una legge sullo ius soli e per richiedere corridoi umanitari per le persone intrappolate in Libia" hanno spiegato gli organizzatori, aggiungendo: "Chiediamo la cancellazione della Bossi-Fini, canali di ingresso sicuri e regolari in Europa per chi fugge dalle guerre, politiche di accoglienza che vedano al centro la dignità della persona. In tanti il 21 ribadiremo la volontà di vivere in un Paese diverso, inclusivo e in un continente che non resti fortezza inespugnabile per chi aspira ad una vita migliore".