«Ma vogliamo veramente far passare il messaggio che in Calabria, i bambini disabili non hanno diritti e non sono uguali a tutti gli altri? Sono arrivato al punto di odiare la mia terra». Christian Mancuso è un papà esasperato. Insieme alla moglie porta avanti la sua battaglia. Una battaglia, che a conti fatti, non dovrebbe neanche esistere perché sua figlia Sara (nome di fantasia) è una bambina come tutte le altre, eppure le viene negato il diritto di andare all'asilo.

Sara, come la sua gemella, nasce tre anni fa. «Abbiamo capito da subito che c'era qualcosa che non andava, abbiamo intrapreso un lungo iter di accertamenti, visite specialistiche a Napoli, a Roma e perfino in Francia, ma nessuno è stato in grado di darci una diagnosi definitiva», spiega. Un lungo calvario iniziato a Catanzaro. «Qui addirittura ci avevano detto che la bambina aveva una malattia genetica e sarebbe morta entro il terzo anno di vita», dice ancora. Parole terribili che Christian e la moglie non riescono ad accettare. «In Francia ci hanno detto che non c'è nessuna malattia genetica, il che ci consola da un lato, ma dall'altro di fatto non abbiamo una diagnosi».

Sara ha delle lesioni cerebrali che hanno toccato il movimento, il coordinamento e ha un ritardo psicomotorio. «Ancora non cammina, ha difficoltà nei movimenti, nella concentrazione, non comunica, ma capisce tutto», aggiunge papà Christian. Grazie alla sorella gemella, le terapie e l'amore dei genitori, Sara può affrontare bene l'asilo, a patto che ci sia una maestra di sostegno e un assistenza medica che le toccano di diritto. «A gennaio ho fatto tutta la documentazione per l'iscrizione, ero stato all'Asl, avevo avuto conferma di ciò che spetta a mia figlia. L'assistenza medica è fondamentale perché quando beve la bimba va seguita, rischia il soffocamento, poi ci sono altri disagi, ha ancora il pannolino,insomma senza scendere nei dettagli c'è bisogno di una figura esperta che sappia intervenire al momento del bisogno», dice ancora.

Cinque settimane fa, Christian contatta l'asilo: dal punto di vista educativo l'iter è andato avanti. La maestra di sostegno c'è, ma l'assistenza medica no. «Dall'asilo mi dicono che per legge è il comune di Cutro che deve inviare la figura. Chiamo il settore dell'assistenza sociale, mi tengono in ballo per settimane e ora a ridosso dell'inizio della materna, mi chiamano per dirmi che non hanno i fondi per pagare l'assistenza medica».

Christian rimane sconcertato, a saperlo prima avrebbe iscritto Sara e la sorellina nell'asilo di un altro comune vicino. Ma non finisce qui. Dopo lunghe ricerche scopre che il Comune di Cutro i fondi li avrebbe potuti e dovuti chiedere alla Regione Calabria, ad aprile scorso. «Ho chiamato l'ente regionale preposto e mi hanno confermato che ci sono dei fondi stanziati per l'assistenza medica e che il comune di Cutro, non ne aveva mai fatto richiesta. Anzi mi hanno proprio detto: li mandiamo a tutti, perché non avremmo dovuto farlo anche in questo caso?».
Il comune di Cutro è commissariato, ma non è stato chiuso neanche durante la pandemia. Christian di fatto si è mosso per tempo. «Ma dimmelo subito che non ci sono i fondi, perché aspettare a dieci giorni dall'inizio dell'anno scolastico? Ora mi dicono che forse si può risolvere la questione, ma a dicembre. Ma perché mia figlia deve andare all'asilo a dicembre?».

Una storia che getta la famiglia di Christian nello sconforto. Lui dopo sedici anni in Francia, è tornato in Calabria proprio per amore della sua terra. «Vedere quello che sta subendo mia figlia, mi fa male al cuore. Lei non avrà una vita facile come le altre bimbe, però le deve essere garantito di vivere una vita dignitosa e nessuno glielo deve impedire». Di fatto però, tra pochi giorni le porte dell'asilo si spalancheranno per tanti bimbi, ma non per Sara e la gemellina. «Non posso separarle, vivono in simbiosi, sarebbe veramente un altro trauma. Una situazione veramente insostenibile, ma io non devo supplicare nessuno, a mia figlia devono essere riconosciuti tutti i diritti».