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“Mi picchiava in pubblico, ma nessuno faceva niente. Mi sono dovuta trasferire all’estero per liberarmi di lui”

Una lettrice di Fanpage.it racconta la sua storia. Quando aveva 18 anni ha vissuto una relazione violenta fatta di controllo, botte e minacce, e per liberarsi del suo ex si è dovuta trasferire in un altro Paese. “Sono convinta che, se fossi rimasta in Italia, qualcosa mi sarebbe successo. Mi aveva picchiata, puntato un coltello alla gola e lo avrebbe potuto usare senza fatica”.
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A cura di Eleonora Panseri
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Immagine di repertorio
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"Quando l'ho conosciuto avevo 17-18 anni e mi riempiva di attenzioni, sembrava una brava persona. Dopo poco più di un mese, però, aveva cominciato a controllarmi. Mi chiedeva in continuazione: ‘Perché devi uscire con le amiche? Chi sono questi amici?', e si lamentava delle mie precedenti relazioni, insultandomi. Ma io ero davvero piccola e non capivo cosa mi stava succedendo. Vengo da un piccolo paese e da una famiglia ‘normale' e non avevo mai assistito a mancanze di rispetto o a questi atteggiamenti".

A parlare è Chiara (nome di fantasia, ndr), 31 anni, una lettrice di Fanpage.it che ha deciso di condividere la sua testimonianza. Per tanto tempo si è trovata a vivere una relazione estremamente violenta, e solo con una ‘fuga' all'estero, dove ormai vive da 10 anni, è riuscita a chiudere il rapporto.

"Un mese e mezzo dopo l'inizio della nostra relazione mi ha dato il primo schiaffo. Mai nessuno mi aveva fatto una cosa del genere, nessuno mi aveva messo le mani addosso. Lui non si scusò mai, mi disse che lo avevo provocato e che era colpa mia. E da quel momento è andata avanti così", racconta.

"Mi ricopriva di attenzioni, dopo un anno sono cominciate le violenze fisiche"

"C'erano periodi in cui era carinissimo con me e mi ricopriva di attenzioni, tante, forse troppe", ricorda ancora Chiara. Altre volte invece era morboso, si faceva un sacco di paranoie. Mi controllava il telefono e mi diceva di non uscire con alcune persone che a lui non piacevano. Mi ha fatto tagliare i ponti con tutti. Io ero terrorizzata. Eravamo andati a vivere insieme praticamente da subito e ogni volta che volevo uscire dovevo farlo con lui, c'era proprio il controllo totale di ogni aspetto della mia vita".

A distanza di un anno dall'inizio della loro relazione, sono iniziate anche che le violenze fisiche, "da mandarmi in ospedale", e le minacce di morte. "E se prima avvenivano solo a casa, dopo un po' sono diventate frequenti anche in pubblico. C'è un episodio che ricordo molto bene: eravamo in un locale della nostra zona, ero con lui e alcune amiche, perché lui doveva sempre esserci. Stavamo ballando e una persona mi ha guardato. Lui mi ha dato un pugno in testa, poi mi ha strattonata fuori tirandomi i capelli e nessuno ha fatto nulla. La gente è molto codarda in questi casi, non si vuole intromettere, e questo mi fa molta rabbia. Il buttafuori addirittura ci disse: ‘Non fate queste cose da ragazzini', minimizzando".

"Questa è stata una prima violenza, ma ce ne sono state tantissime, molte ne ho anche rimosse e ci sono voluti anni di psicoterapia per andare avanti con questa storia", spiega Chiara.

In un'altra occasione, dopo un nuovo litigio e un pestaggio avvenuto in strada in pieno giorno davanti agli sguardi indifferenti dei passanti, tornati in macchina lui "ha tirato fuori un coltello e mi ha detto: ‘Ora io ti ammazzo‘. Io ero terrorizzata, ero nel periodo in cui avevo davvero paura che mi ammazzasse. Io credo di essermi adattata a quella situazione, ero rassegnata e pensavo che sarebbe stata la mia vita. I miei amici non sapevano nulla, ero tanto giovane e non conoscevo quali sistemi ci fossero per aiutare una donna con una relazione così".

"Non lo dissi alla mia famiglia, mi vergognavo, e suo padre mi minacciò"

"Non sono mai riuscita a parlare di tutto questo con la mia famiglia, perché mi vergognavo di aver subito per tanti anni tutte queste cose, avevo paura e se lui mi diceva: ‘Ora stai qui seduta e non ti muovi', io lo facevo. Ho incontrato tante altre donne nella mia situazione e con questo tipo di relazioni, quando ci si rassegna, bisogna essere aiutate e accompagnate. Verso la fine del rapporto, avevo 22 anni, mi rivolsi anche a suo padre che sapeva che il figlio aveva questo tipo di comportamenti, anche con persone diverse da me. Quando gli chiesi aiuto, mi disse che potevo mollarlo e che, se lo avessi denunciato, mi avrebbe combattuta con ogni mezzo", prosegue Chiara.

"Lo lasciai ma mi perseguitava, sono dovuta andare a vivere all'estero"

"La goccia che ha fatto traboccare il vaso fu l'ennesimo episodio di violenza: mi diede dei pugni talmente forti da farmi venire un mal di testa terribile e a farmi fischiare le orecchie. A quel punto andai in ospedale, dove mi trovarono un trauma al collo e una commozione cerebrale. Lì le infermiere sbagliarono completamente approccio, si dimostrarono molto saccenti e mi dissero che avrebbero chiamato i carabinieri, non tenendo conto del fatto che avevo estremamente paura", ricorda ancora Chiara.

"Io non denunciai, anche se con qualche anno in più e qualche conoscenza, forse lo avrei fatto. A quel punto ascoltai il consiglio di un collega che mi disse di lasciare la casa che condividevo con lui, di tornare dai miei e di bloccarlo. E lì iniziarono mesi di stalking: mi mandava minacce di morte, ricevevo al giorno circa 40 messaggi e chiamate. Grazie a Dio, quel cellulare l'ho perso, era pieno di messaggi di una violenza inaudita. Mi seguiva ovunque, la sua macchina era ovunque, me la ricordo ancora".

Alla fine, per riuscire a sfuggire a queste persecuzioni, Chiara si è dovuta trasferire all'estero. "Sono convinta che, se fossi rimasta in Italia, qualcosa mi sarebbe successo. Mi aveva picchiata, puntato un coltello alla gola e lo avrebbe potuto usare senza fatica. Il mio ex nella società aveva un'ottima reputazione: non aveva mai combinato niente, non aveva mai fatto a botte con nessuno, tutti lo rispettavano perché era considerato buono, carino e gentile. Ma con me non lo è mai stato e sentivo che odiava le donne. Oggi so che lui sta con una ragazza più giovane e che continua a fare su di lei quello che faceva con me", dice la ragazza.

"Non so quale sia la soluzione al problema, ma penso che sia importante parlarne e, ancora di più, far capire che l'amore non c'entra nulla con il possesso. Penso che forse, se avessi denunciato anni fa, la nuova ragazza non sarebbe nella mia stessa situazione. Mi dispiace non averlo fatto e sto male all'idea che ci sia una persona che adesso sta soffrendo per questo".

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