“Meglio morta che lesbica”: Giulia picchiata e umiliata dalla madre pensa al suicidio, per salvarsi si finge etero
"Cos'è questa storia che baci le donne?": è iniziato così l'incubo di Giulia (nome di fantasia). Aveva 21 anni quando la madre ha scoperto che era innamorata di una ragazza. Da lì un calvario durato più di un anno: botte, umiliazioni, pedinamenti e l'obbligo di recarsi da uno psicologo che la aiutasse a "guarire" dalla "malattia mentale" che secondo la madre era l'omosessualità. Una persecuzione che ha spinto Giulia a pensare al suicidio: "Un giorno a tavola ho preso un coltello e me lo sono puntata al petto". Dopo la laurea, è scappata dalla sua città (che non citiamo per garantire il suo anonimato).
Oggi ha 37 anni e, nonostante tutto, non ha spezzato il legame con quella donna: "A un certo punto ho semplicemente smesso di lottare e le ho detto che ho un fidanzato. Ogni giorno accende un cero alla Madonna perché è convinta di avere ricevuto una grazia". Questa è la sua storia.
Giulia, il tuo è stato un outing più che un coming out.
Purtroppo sì. Avevo 21 anni, uno dei miei fratelli mi vide mentre baciavo la mia fidanzata dell'epoca e andò a riferirlo ai miei genitori. Mia madre venne in camera mia e mi disse: "Cos'è questa storia che baci le donne?". A quel punto ho capito che era arrivato il momento di dirle che ero innamorata di una ragazza. Mio padre restò in silenzio, mentre mia madre scatenò una guerra.
Cosa successe?
Era disperata e furiosa. Mi disse: "Meglio una figlia morta, che lesbica". Era solo l'inizio di un inferno durato più di un anno. Purtroppo non potevo lasciare la mia città perché dovevo laurearmi, ma avevo la valigia pronta perché sapevo che mi avrebbero cacciata di casa. E, infatti, mia madre mi disse che era arrivata l'ora di andarmene. Un ragazzo con cui di solito preparavo gli esami parlò con i suoi genitori che capirono la situazione. Andai a vivere a casa sua.
Da cosa pensi derivasse l'incapacità dei tuoi genitori di comprendere che non c'era nulla di sbagliato in te?
Il mio orientamento sessuale è contrario al loro senso del decoro. Entrambi fanno un lavoro molto prestigioso. Temevano che le persone potessero sparlare, ridere di loro o giudicarli come genitori. Avevo buttato la vergogna sulla famiglia. E poi erano convinti che l'avessi fatto apposta perché non gli volevo bene. L'avevano presa sul personale.
Mentre eri a casa del tuo amico, tua madre ti cercò?
Solo per dirmi che le facevo schifo e che "se fossi rimasta lesbica" non mi sarei dovuta presentare mai più a casa. Insomma, solo telefonate per vomitarmi addosso la sua ira, di come stavo non le importava niente. Però iniziò a farmi pedinare. I genitori del mio amico si offrirono di parlarle. Provarono a farla ragionare, dicendole che io sentivo la mancanza della mia famiglia e quella situazione non aveva senso. Mia madre, allora, mi chiese di tornare a casa.
Aveva finalmente capito?
Tutt'altro. Mi propose di andare da uno psicologo che mi avrebbe aiutata a guarire dalla "malattia mentale" che era convinta che avessi. Il primo professionista rimase di stucco e spiegò ai miei genitori che non c'era niente di sbagliato in me. Ne trovarono un altro. Con lui non mi sentivo a mio agio perché ero convinta che riportasse tutto ai miei genitori. Così mentivo e alla fine disse a mia madre che in realtà mi piacevano gli uomini, ma solo quelli che si relazionavano con me in modo delicato e gentile. Nonostante tutto, a casa le tensioni continuavano.
Neanche il responso dello psicologo, per quanto fasullo, riuscì a placarla?
No, iniziarono le botte perché comunque non ero all'altezza delle sue aspettative. Mia madre mi fece perdere un dente e mi provocò un occhio nero. Ogni discussione finiva con le sberle. Perquisiva la mia stanza e se trovava il minimo segno del mio interesse per le donne spaccava tutto. Diceva che le facevo schifo, era un'umiliazione continua. Dovevo essere a casa per le 18 ogni giorno o mi avrebbe lasciata dormire per strada. Ne avevo il terrore. Non ce la facevo più. Pensai che la soluzione fosse uccidermi. Ci pensavo spesso a farla finita. Durante una discussione a tavola in cui non riuscivo a vedere un futuro, presi il coltello e me lo puntai dritto al petto. Urlai che questa era l'unica soluzione. Poi, recuperai la lucidità, lasciai cadere il coltello e me ne andai.
Hai lasciato la tua città?
È più corretto dire che sono fuggita. Dopo la laurea, comunicai a mia madre che sarei partita. Volle accompagnarmi alla stazione. Prima di lasciarmi andare mi disse: "Giurami che sei guarita". Dopo quell'anno infernale non avevo più la forza di combattere e le dissi: "Sì, mamma, te lo giuro". Ancora oggi mi pento di averlo fatto, ma razionalmente lo so che per me era l'unica salvezza. Da quel momento, ogni giorno si reca in chiesa e accende un cero alla Madonna perché è convinta di avere ricevuto una grazia.
Oggi sei riuscita a costruire la vita che volevi? Puoi essere finalmente te stessa?
Sì, qui sono libera. Ho una fidanzata e ho tanti amici. Uno di loro, Giorgio, si è ritrovato coinvolto nella follia di mia madre.
In che modo?
Mia madre insisteva perché rientrassi a casa. Diceva che dove mi sono trasferita non avevo niente se non il mio lavoro. La sola idea di tornare in quella prigione mi faceva stare male. Giorgio, allora, mi propose di fingersi il mio fidanzato. La chiamai e le dissi che avevo un compagno. Non l'avevo mai sentita così felice. Trascorse il pomeriggio a dire a tutte le sue amiche che non sarei tornata perché ormai il mio cuore era in un'altra città. Poi volle conoscerlo.
È venuta a trovarti?
Giorgio si è prestato a questa messinscena e ha pranzato con noi. Mia madre è pazza di lui (nella sua voce si percepisce l'amarezza, ndr).
Questa farsa va avanti ancora oggi?
Sì. Ricorrendo a dei fotomontaggi invento di sana pianta le vacanze insieme. E ogni volta che mia madre viene a trovarmi incontra questo finto fidanzato a casa mia. Ormai è convinta che io e Giorgio stiamo insieme da anni. Mi ha anche chiesto un nipotino, ma le ho detto che non sento di avere l'istinto materno. La mia fidanzata sa tutto, ma conosce la mia storia e mi capisce. Per fortuna la mia famiglia non viene spesso a trovarmi.
Perché mantieni ancora un legame con una madre che ti ha trattato così male?
Senso del dovere. Oggi provo per lei odio e amore. Quando ripenso a come mi metteva a tacere facendomi diventare la schiena nera con il battipanni, la detesto. Poi mi sento in colpa, perché sono cresciuta con lei che mi diceva che io ero la sua creatura, la sua principessa, tutto ciò che contava per lei. E da madre si sentiva in diritto di fare tutto, perché io sono sua figlia e solo lei sa cosa è giusto o sbagliato per me. Così ha finito col soffocarmi perché non ero all'altezza. Ormai ho interiorizzato l'idea di non essere abbastanza brava, bella, ordinata, composta, studiosa. Non sono la figlia che lei desidera. Per questo ho creato una vita parallela in cui sono esattamente come lei mi vuole. Persino nell'aspetto. Quando la incontro indosso sempre un vestito elegante e liscio i capelli come pretende lei. Da tempo faccio psicoterapia, stavolta per mia volontà, per affrontare ed elaborare tutto ciò che mi è successo. La mia psicologa dice che mia madre sembra corrispondere al profilo del narcisista anaffettivo. Anche se mi ha fatto del male, penso che abbia fatto quello che poteva con gli strumenti che aveva.
Pensi che un giorno le dirai la verità?
No, non farebbe bene a nessuno.