26 Agosto 2021
17:27

Martina Rossi, l’avvocato a Fanpage: “Speravamo di concludere, ma il rinvio non cambierà il processo”

Caso Martina Rossi, l’udienza finale sul caso è stata rimandata al 7 ottobre. “Speravamo nella conclusione di questa vicenda – spiega a Fanpage.it l’avvocato della famiglia Rossi, Stefano Savi – ma il rinvio non cambierà le sorti del processo. Il blog di Vanneschi? Ne visionerò il contenuto e valuteremo se muoverci legalmente”
A cura di Gabriella Mazzeo
Martina Rossi
Martina Rossi

La Suprema Corte di Cassazione depositerà la sentenza definitiva sul caso di Martina Rossi soltanto il 7 ottobre prossimo. A sorpresa, l'udienza prevista per oggi è stata rinviata di quasi un mese. La Cassazione è chiamata a pronunciarsi su Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, accusati della morte della giovane studentessa avvenuta nel 2011. Secondo l'accusa, la ragazza sarebbe precipitata dal balcone della stanza 609 dell'albergo Santa Ana di Palma di Maiorca nel tentativo di sfuggire a uno stupro di gruppo. "Contavamo di chiudere finalmente una vicenda giudiziaria che è durata 10 anni – ha dichiarato in un'intervista telefonica con Fanpage.it l'Avvocato Stefano Savi, legale della famiglia Rossi -. Purtroppo questo non è accaduto. Ci conforta però avere già una nuova udienza fissata per il 7 ottobre prossimo".

Per quale motivo la discussione è stata rimandata al 7 ottobre?

I due imputati hanno avanzato delle richieste sulla legittimità della Commissione. L'udienza era stata fissata nei limiti della quarta sezione feriale perché il campo di imputazione discusso entrerebbe in prescrizione a metà ottobre. Secondo un'altra lettura degli atti, però, se la sentenza fosse stata emessa oggi sarebbero stati anticipati i tempi giudiziari previsti dalla legge. Si tratta di una lettura del tutto legittima delle carte. Anche se dovremo aspettare ancora qualche settimana, sappiamo che alla fine la giustizia metterà un punto definitivo a questa storia segnando cosa è davvero accaduto a Martina quella notte del 2011. Il relatore sarà inoltre lo stesso che avrebbe dovuto conferire nella giornata di oggi. La decisione è stata solo rinviata di qualche giorno.

Il reato di morte come conseguenza di altro delitto quindi non sarà più discusso?

Quello è già entrato in prescrizione. Adesso la Corte di Cassazione si deve pronunciare sul secondo capo d'imputazione, ossia il tentativo di stupro di gruppo che secondo noi ha poi portato alla tragica morte della ragazza. Il procedimento sarebbe entrato in prescrizione il 15 ottobre e la sentenza va quindi discussa prima di quel termine.

Il blog aperto da Vanneschi sul caso giudiziario non ha quindi alcun ruolo in questo rinvio?

No, si tratta di una mossa che non dovrebbe influire in alcun modo sull'esito del processo.

Nei suoi scritti Vanneschi si reputa una vittima della giustizia

Non ho ancora visionato il contenuto di quel blog. Lo farò su richiesta dei miei assistiti, ovviamente. Mi auguro non abbia alcun tipo di concorso nella sentenza finale di questo caso ovviamente ed è quasi impossibile che possa portare a nuove valutazioni da parte della Corte. In ogni caso, una volta che avrò visionato il contenuto, vedremo se sarà o meno il caso di assumere qualche iniziativa legale a seguito di quanto pubblicato online

Le dichiarazioni della famiglia prima del rinvio

Ad aspettare la sentenza definitiva per una vicenda giudiziaria durata 10 anni sono soprattutto Bruno Rossi, padre della vittima, e sua madre Franca Murialdo. Entrambi speravano almeno nella conferma dei 3 anni di condanna decretati in appello. "Dopo 10 anni di sofferenza, ci aspettiamo che venga consolidato quel pezzettino di verità che ci è rimasta – hanno dichiarato i due prima dell'ufficialità del rinvio -. Questo è un giallo che ha appassionato tutti tranne noi che siamo i genitori di Martina, questa è la verità". In un'intervista a Il Messaggero rilasciata nella giornata di ieri, il padre della studentessa allora 20enne ha percorso con la memoria tutti gli anni di lotte giudiziarie. "Lo scandalo è che purtroppo questo tipo di lotte siano un percorso aperto solo ai benestanti. Se non avessimo avuto disponibilità economica, io e mia moglie avremmo dovuto arrenderci molto tempo fa. Questo non è giusto: non c'è parità per ricchi e poveri".

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