“Mamma avevo ancora bisogno di te”: l’addio della figlia di Ornella Forastefano, uccisa nel Cosentino
Ornella Forastefano è morta nella notte tra sabato 15 e domenica 16 agosto all'ospedale di Trebisacce, nel Cosentino, dopo essere stata lasciata all'ingresso in gravi condizioni. Sul corpo, secondo le ricostruzioni, ci sarebbero i segni di un intenso pestaggio che in poche ore non ha lasciato scampo alla donna.
Ieri è stato fermato al porto di Bari il compagno, il 42enne Elvis Metvelaj mentre cercava di prendere una nave per l'Albania, suo paese d'origine. Come confermano a Fanpage.it fonti investigative, l'uomo si trovava lì con i suoi documenti ed è stato sottoposto a fermo dalla procura di Bari. La convalida è attesa in queste ore.
La donna era madre di due figli, e in queste ore la figlia Maria ha affidato ai social un ultimo commosso messaggio.
L'addio della figlia Maria: "Ci ritroveremo"
Ornella Forastefano aveva 46 enni ed era madre di due figli. In queste ore è stata la 24enne, Maria Cosentino, ad affidare ai social un messaggio di addio per la madre: "Il vuoto che hai lasciato è inspiegabile, ancora non riesco a crederci, mi sembra un incubo, stamattina quando è arrivata quella chiamata tutto potevo immaginare ma non di non rivederti mai più".
Parole che raccontano di un rapporto profondo tra madre e figlia: "Io sono forte mamma ma avevo ancora bisogno di te, della mia mamma e non solo mamma, la mia migliore amica, quella persona che c’era sempre se avevo un problema la spalla su cui appoggiarmi se crollavo e viceversa tu con me". E ancora:"Prima o poi ci ritroveremo e finalmente posso abbracciarti e dirti che ti voglio tanto bene senza fare la dura con il carattere che mi ritrovo e ti ringrazio per tutto quello che hai fatto".
"Io spero che dove sei ora sei in un posto migliore, circondata di divertimento come piaceva a te e di giornate al mare a prendere il sole.Non dovevi farmi questo io ho bisogno ancora della mia mammina che litighiamo h24 ma sempre unite siamo, ancora ti dovevo far diventare nonna e poi tu sicuramente ti saresti arrabbiata se ti chiamavano nonna, perché dicevi che eri troppo giovane per farti chiamare nonna, ma so che li avresti amati dal primo istante".
E in conclusione l'addio commosso: "Ti amo per sempre mamma e sarò sempre una donna forte come mi hai insegnato tu e spero che troverai la tua pace perché non siamo soli, hai creato due figli che morirebbero l’uno per l’altro e ci daremo forza a vicenda come tu vorresti".
Cosa accadrà adesso alle indagini
La notte del delitto i medici hanno notato la 46enne all'ingresso dell'ospedale di Trebisacce mentre era già in una situazione critica a causa delle numerose ferite al volto e alla nuca. A chiarire le esatte cause del decesso sarà l'autopsia. La salma è stata trasferita all'Azienda ospedaliero-universitaria Dulbecco di Catanzaro ed è qui probabilmente che si svolgerà l'esame autoptico da parte della medica legale Isabella Aquila.
Poche ore dopo il delitto è stato fermato il compagno della vittima, il 42enne di origine albanese Elvis Metvelaj. Si trovava al porto di Bari dove stava per imbarcarsi usando i suoi documenti. Dopo essere stato rintracciato è stato condotto in carcere.
Il fascicolo relativo alla morte di Forastefano è condiviso tra le procure di Bari e Castrovillari, ma è probabile che saranno i giudici calabresi, competenti per il territorio dove è avvenuto il crimine, a guidare l'inchiesta.
Il Comune: "È femminicidio"
La vittima risulta essere figlia di Pasquale Forastefano, esponente di spicco della criminalità locale attualmente detenuto in regime di carcere duro. Gli investigatori però al momento escludono che il delitto sia legato ad ambienti criminali. La pista privilegiata è quella del femminicidio.
È questo il termine usato dal Comune di Cassano All'Ionio, dove risiedeva la donna, per indicare quanto avvenuto: "Sulla base delle ricostruzioni al momento disponibili, si configura quale femminicidio, una forma drammatica di violenza contro le donne che continua a rappresentare una ferita profonda anche per la nostra comunità, già segnata in passato da altri reati simili".
Dal dicembre 2025 il femminicidio è diventato reato auto. Si tratta di un reato complesso che non riguarda tutte le uccisioni di donne, ma quelle avvenute nell'ambito di una precisa cornice culturale e si fonda sull'odio che l'uomo prova verso la vittima in quanto donna, solitamente all'interno di una relazione familiare o affettiva.
Perché le Procure possano aprire un fascicolo direttamente per femminicidio è necessario quindi un quadro molto chiaro, supportato da un quadro probatorio definito sin dalle prime fasi investigative. Delitti di matrice femminicida, come ad esempio quello di Zoe Trinchero avvenuto a febbraio, non sempre vengono immediatamente ascritti a questo reato, ma l'intestazione più cambiare al momento del rinvio a giudizio, quando gli inquirenti hanno tutte le prove adatte a supportare il caso.