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11 Aprile 2021
15:41

Malato Covid resta a casa senza cure né cibo. Sindaco di Soverato: “Qui si muore: ospedali pieni”

È arrivato in ospedale con forti dolori alle articolazioni e, dopo essere risultato positivo al Covid, è stato rispedito a casa per mancanza di posti letto all’ospedale di Lamezia. Allettato e senza aiuto, è rimasto senza cibo né cure per ore prima di chiedere nuovamente aiuto ai carabinieri. È la storia di un cittadino di Soverato in Calabria, raccontata sui social in un post denuncia, dal sindaco della cittadina calabrese intervenuto per aiutare l’uomo: “Sento parlare di nomine, commissari, grandi scienziati e supereroi – scrive Ernesto Alecci su Facebook – intanto la gente muore e i posti letto dopo un anno ancora mancano. È una vergogna”
A cura di Chiara Ammendola
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Le foto condivise dal sindaco di Soverato su Facebook
Le foto condivise dal sindaco di Soverato su Facebook

Il sindaco di Soverato la definisce una "storia di ordinaria follia", una storia che nella sua Calabria diventa l'emblema di una sanità non all'altezza dei suoi cittadini ma soprattuto impreparata alla pandemia, pur essendo passato più di un anno da quando il Covid-19 è giunto in Italia. La storia la racconta lui, il sindaco del comune di Soverato, Ernesto Alecci, ed è quella di un cittadino positivo al virus, ritrovatosi da solo in casa, senza cibo né assistenza e in preda a dei forti dolori che lo spingono a chiamare il 118.

L'uomo allettato e senza assistenza

Giunto in ospedale a Lamezia, l'uomo viene sottoposto al tampone che restituisce esito positivo: nonostante le sue condizioni però, non vi è un posto libero in nosocomio e per questo viene rispedito a casa. Allettato a causa di altri problemi di salute, l'uomo rimane da solo e senza cibo per due giorni fino a quando non decide di chiamare i carabinieri per chiedere aiuto: i militari allertano così il sindaco che decide di mettersi in contatto direttamente con l'uomo offrendogli assistenza.

"Chiamo i medici dell'USCA in servizio a Soverato e gli do appuntamento davanti casa del signore dopo 15 minuti per avere prima il tempo di andare al supermercato a fargli un po' di spesa – scrive il sindaco nel suo lungo post denuncia su Facebook – arriviamo là dopo che un familiare ci porta la copia delle chiavi di casa (è allettato e non poteva alzarsi ad aprire) ed i sanitari entrano. Lo trovano alle 12:45 con il catetere pieno di urina e sangue. Il letto zuppo d'acqua perché cercando di bere gli era caduta l'acqua addosso. Con grande fatica lo cambiano, sostituiscono le lenzuola e sostituiscono il catetere. Non sono però attrezzati alle cure domiciliari, i sanitari dell'USCA possono intervenire solo sui positivi al Covid ma non per altre patologie. Allora chiamo il sevizio per l'assistenza domiciliare sanitaria che presta soccorso a chi ha bisogno di cure ma mi dicono che per i casi positivi al Covid non possono intervenire".

Il paradosso delle Usca e dell'assistenza domiciliare nei casi di Covid

Il primo cittadino sottolinea così il paradosso per cui l'uomo non può ricevere assistenza domiciliare dai medici perché positivo al Covid ma non può ricevere assistenza nemmeno dalle Usca per queste ultime intervengono solo per i sintomi da Covid. "Proviamo a far mangiare il signore ma non ci riesce – continua il primo cittadino nel suo racconto – non può deglutire ed ha dolori troppo forti. Ci dice di aver avuto una emorragia digestiva dovuta all'abuso di antidolorifici presi nei giorni precedenti. Chiamo il 118 per un ricovero ma mi dicono che siccome la saturazione è buona non possono intervenire perché i posti letto sono pochi ed occupati. I sanitari dell'USCA (molto scrupolosi ed attenti) provano a fare il possibile ma la situazione non migliora. Richiamo il 118 e chiedo di fare il possibile perché la situazione non è sostenibile. Arriva l'ambulanza, medico ed infermieri molto bravi e scrupolosi, iniziano le cure del caso nel tentativo di poter mettere il paziente in grado di seguire la terapia in casa. Dopo mezz'ora anche loro si accorgono che la situazione è più complicata del previsto ed alle 16:20 finalmente viene portato in ambulanza".

Intanto la gente muore e i posti letto dopo un anno ancora mancano: Vergogna

Il primo cittadino sottolinea poi che i sanitari dell'Usca prima di andare via gli hanno spiegato che sono a corto di mascherine e che quelle utilizzate durante quell'intervento sono le ultime: "Mi rendo conto di come è ridotta la nostra Calabria e la sanità – scrive Alecci sul proprio profilo – e ancora sento parlare di nomine, commissari, grandi scienziati e supereroi. Intanto la gente muore e i posti letto dopo un anno ancora mancano. Vergogna!!!"

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